Tassello dopo tassello, un passo dietro l’altro. BNT162b2, commercializzato con il nome di Comirnaty, è riuscito a farsi strada quasi ovunque, fino a diventare il vaccino anti Covid più diffuso in Occidente. Oggi, il prodotto realizzato dalla multinazionale americana Pfizer e dall’azienda tedesca BioNTech ha letteralmente surclassato la concorrenza. Il Pfizer-BioNTech è stato il primo vaccino della storia contro il Sars-CoV-2 a ricevere l’approvazione da parte di un governo. Il 2 dicembre 2020, l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari del Regno Unito (Mhra), ha dato il via libera al suo utilizzo in via emergenziale, seguita dalla Commissione europea (21 dicembre), dall’Agenzia italiana del farmaco (22 dicembre) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (31 dicembre).

La cronologia temporale ha aiutato Pfizer-BioNTech ma sarebbe riduttivo guardare soltanto al calendario per spiegare la sua diffusione. Anche perché poco dopo il suo ingresso in scena, il BNT162b2 è stato accompagnato da altri vaccini: AstraZeneca, Moderna e il monodose Johnson & Johnson. Anzi: questo avrebbe potuto mettere all’angolo il candidato di Pfizer e BioNTech, visto che la concorrenza poteva vantare caratteristiche piuttosto interessanti, a cominciare da un prezzo per ciascuna dose molto più basso (AstraZeneca), una capacità di conservazione più semplice (in normali frigoriferi anziché a temperature di -70 gradi) e l’offerta di un ciclo vaccinale completo formato da una sola dose (Johnson & Johnson, poi allungato a due dosi).

La scalata del vaccino Pfizer-BioNTech

Come ha fatto, allora, il vaccino di Pfizer-BioNTech a imporsi in una maniera simile? In principio condivideva il trono dei vaccini anti Covid assieme ai prodotti lanciati da AstraZeneca e Moderna, seguiti dal monodose Johnson & Johnson. In un secondo momento, il Pfizer-BioNTech è riuscito a sbaragliare la concorrenza. AstraZeneca, che sembrava pronta a prendersi la fetta più grande della torta, è finita ai margini del ring travolta da mille polemiche sui presunti effetti causati dai suoi vaccini su alcune categorie di persone. Oggi il ChAdOx1 è ancora utilizzato nel Regno Unito, in Australia e in numerosi Paesi in via di sviluppo africani, latinoamericani e asiatici.

In Unione europea, Johnson & Johnson ha scontato, proprio come l’AstraZeneca, il fatto di essere un farmaco a vettore virale. Alla fine sono rimasti in due a contendersi la vetta della piramide: Moderna e Pfizer-BioNTech. Alcuni studi sembrerebbero premiare il primo, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione del ricovero ospedaliero e l’insorgere di gravi forme del Covid-19 nei pazienti infetti; altri stenderebbero invece un tappeto rosso al secondo. Alla fine, gli accordi e le motivazioni burocratiche (ma non solo quelle) hanno premiato – almeno dal punto di vista mediatico – Pfizer-BioNTech (travolto tuttavia recentemente dal famigerato Pfizergate)

Uno sguardo al futuro

Secondo quanto riportato da Oxfam ed Emergency, grazie a un investimento pubblico di oltre 8,3 miliardi di dollari (in Europa e Stati Uniti) nel 2020, Pfizer, BioNTech e Moderna avrebbero registrato ricavi per 26 miliardi di dollari nel primo semestre dell’anno, con margine di profitto superiore al 69% nel caso di BioNTech e Moderna. L’aumento del prezzo di ogni dose (in alcuni vasi fino a 24 volte il costo di produzione, ma su questo c’è ancora tanta nebbia) ha consentito di ottenere alle tre aziende ricavi eccellenti. I tre nomi citati, fino a questo momento, hanno inoltre deciso di non condividere tecnologie e know-how. Sia chiaro: nonostante le mille polemiche, fino a prova contraria, dal punto di vista legale non c’è niente di male in tutto questo. Si tratta di una legittima strategia aziendale portata avanti in un momento particolare, che può piacere o non piacere. Poiché però le società in questione non sono ong, il loro obiettivo è quello di cercare ricavi.

Nel lungo periodo, aver piantato solide radici in Occidente potrebbe garantire a Pfizer e BioNTech un futuro molto roseo. Ugur Sahin e Ozlem Tureci, co-fondatori di BioNTech hanno spiegato al quotidiano La Repubblica che “la pandemia è stata il battesimo di fuoco per la tecnologia mRna (la tecnologia alla base del vaccino Pfizer-BioNTech, ndr)” e che “i prossimi cinque-dieci anni potrebbero portare a un cambiamento di paradigma in molti dei vaccini esistenti”. L’azienda potrebbe utilizzare la medesima tecnologia per sconfiggere tumori e Hiv. Ottenere la fumata bianca dopo un exploit simile potrebbe garantire un successo economico al quadrato.

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