L’adenovirus contenuto all’interno del vaccino russo Sputnik V sembra in grado di replicarsi all’interno dell’organismo umano, esattamente il contrario di come dovrebbe essere.

Cosa succede

L’allarme arriva dal Brasile, dove il consiglio di amministrazione dell’Autorità sanitaria ha deciso di non dare l’approvazione per il vaccino votando all’unanimità un secco “No”. Se in un primo momento c’erano alcuni dubbi, adesso sta emergendo qualcosa di davvero inquietante che ha segnalato anche il virologo italiano Roberto Burioni sul proprio account Twitter. “Il problema di “Sputnik” sembra essere grave. Il vaccino dovrebbe essere costituito da virus incapace di replicarsi, mentre TUTTI i campioni analizzati in Brasile contenevano virus IN GRADO DI REPLICARSI. Non stupisce la bocciatura all’unanimità”.

Cos’è l’adenovirus

La tecnologia utilizzata nella produzione dello Sputnik V è, come anticipato, ad adenovirus esattamente come quella dei vaccini AstraZeneca e Johsnon&Johsnon. In questa maniera, il codice genetico del Covid-19 viene inserito nell’adenovirus che, una volta inoculato dopo la vaccinazione nel nostro organismo, stimola le cellule e produce una risposta immunitaria. Il virus scelto dai russi per contrastare Sars-Cov-2 è l’adenovirus umano Ad26 (lo stesso di J&J). A differenza del vaccino americano, però, in questo caso sono necessarie due dosi a distanza di tre o quattro settimane dalla prima ed il richiamo viene effettuato con un altro adenovirus chiamato Ad5.

Cosa accade all’organismo umano

La cosa grave che provocherebbe Sputnik è quella di non eliminare un gene che si replicherebbe indisturbato nell’organismo. Tra i punti critici – ha spiegato Gustavo Mendes all’Agencia Brasil, Direttore generale della sezione farmaci di Anvisa – c’era la presenza di adenovirus replicanti. Ciò significa che il virus che dovrebbe essere utilizzato solo per trasportare il materiale genetico del coronavirus alle cellule umane e promuovere una risposta immunitaria può replicarsi. Questo è un grave caso di non conformità e adenovirus replicante è stato rilevato in tutti i lotti del vaccino Sputnik presentato. Inoltre, come si legge sul Corriere, l’Agenzia regolatoria brasiliana ha segnalato anche problemi di conformità nella produzione del vaccino, con un impatto sulla sterilità del prodotto. Insomma, stanno venendo a galla tutti i problemi legati ai trials poco convincenti che ha condotto la Russia negli scorsi mesi quando aveva deciso di rendere pubblici i dati destando malumori all’interno della Comunità scientifica internazionale. Se è vero che gli adenovirus sono, per loro natura, praticamente innocui causando soltanto lievi raffreddori o gastroenteriti, così non sarebbe qualora si replicassero davvero nel nostro organismo.

Quali sono i rischi

“Se però l’adenovirus si replica può causare infezioni che nei soggetti immunocompromessi possono essere gravi“, afferma al Corriere della Sera l’immunologa Antonella Viola. “Il dato emerso probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile. E se un tale vaccino sta andando a decine di milioni di persone (o più), sembra certo che ce ne saranno alcune danneggiate da questo problema evitabile”, osserva Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista, autore del blog In the pipeline ed ospite della rivista Science. Certamente, i lotti arrivati in Brasile non sembrano proprio essere quelli dello studio pubblicato su The Lancet che tanta forza aveva dato ai russi, sicuri e spavaldi del loro vaccino anti-Covid efficace (sulla carta) al 91,6% contro la malattia sintomatica.

La risposta della Russia

“In risposta alle notizie false che circolano derivanti da un rapporto Anvisa impreciso, si prega di fare riferimento a una dichiarazione ufficiale dell’Istituto Gamaleya che conferma che in Sputnik V E1 è cancellato e non è presente alcuna RCA. Abbiamo anche informato Anvisa su questo argomento”, replicano i russi sul canale ufficiale dedicato allo Sputnik. I russi ce l’hanno con Anvisa, appunto, l’autorità sanitaria brasiliana, accusandola di “ritardare l’approvazione dello Sputnik V”  per problematiche “di natura politica e non ha nulla a che fare con l’accesso del regolatore alle informazioni o alla scienza”. Tra l’altro, a detta dei russi, la decisione degli enti regolatori brasiliani contraddirebbe anche una precedente decisione del Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione (MCTI) del Brasile che “riconosceva il vaccino Sputnik V come sicuro e ne consentiva la produzione in Brasile”: la battaglia è appena iniziata.