È stato il primo Paese ad allentare le misure restrittive. Seguendo una road map progressiva, il Regno Unito, da marzo in poi, ha via via cancellato i divieti anti Covid, consentendo alla popolazione di riassaporare una parvenza di normalità. Merito di una campagna vaccinale andata a gonfie vele fin dall’inizio, certo, ma anche della volontà del premier Boris Johnson di accettare la realtà.

Impossibile auspicare al traguardo degli zero contagi perpetuati nel tempo. Molto più logico e di buon senso imparare a convivere con il virus grazie all’effetto dei vaccini. Il piano di Londra ha funzionato nonostante qualche piccolo ritardo, al punto che l’Uk è stata la prima nazione europea a rimuovere le restrizioni anti coronavirus più pesanti. A quel punto, tutti hanno improvvisamente iniziato a considerare il Regno Unito il modello da seguire, nonché l’esempio da imitare.

Nonostante le riaperture, nella prima parte dell’estate i bollettini hanno recitato dati più che positivi, con il numero di contagi in continua diminuzione e quello dei decessi pressoché irrisorio. La sbornia degli Europei, con migliaia di persone a festeggiare negli stadi senza mascherine, e altrettante ammassate in strada ad esultare dopo ogni gol, hanno spinto gli esperti a pronosticare scenari tetri. Con il senno di poi, nessuna apocalisse si è scatenata sulla City. In ogni caso, ci sono dei valori da monitorare con estrema attenzione. Valori che stanno facendo preoccupare alcuni epidemiologi.

La situazione a Londra

Nelle ultime 24 ore, nel Regno Unito sono stati registrati 32.058 casi di Covid-19, con 104 decessi. Gli ultimi dati del governo britannico vedono un calo dei contagi e delle morti associate al coronavirus rispetto alla giornata di venerdì, ma ci troviamo di fronte a numeri sempre consistenti, come da tempo nessuno era più abituato a leggere.

Secondo quanto riportato dall’emittente Sky News, gli esperti sono preoccupati per un ritorno deciso e vigoroso della pandemia, mentre prosegue la campagna vaccinale. Nel frattempo, altre 57.289 persone hanno avuto il la prima dose di vaccino anti Covid nella giornata del 21 agosto, portando il numero totale di persone che hanno ricevuto almeno una inoculazione a 47.573.794. Il ministro della Salute Sajid Javid ha affermato di essere “fiducioso” che una campagna di vaccini di richiamo possa iniziare il mese prossimo, nonostante alcuni scienziati richiedano ancora del tempo per valutare se tale iniziativa sia necessaria.

Tornando ai numeri, 32mila casi in un giorno stonano con la situazione in vigore fino a pochi giorni fa. Ma a non far dormire sogni tranquilli non sono tanto i valori delle nuove infezioni giornaliere, quanto piuttosto l’incremento della mortalità. Quest’ultimo, rispetto alla scorsa settimana, è aumentato del 14%, mentre i contagi del 10%. Il tasso dei ricoveri resta tuttavia stabile.

Bisogna preoccuparsi?

Partiamo dal presupposto che i dati contenuti nei bollettini ufficiali sono gonfiati da un fatto non da poco: nel Regno Unito, come detto, la vita è quasi tornata alla normalità, con negozi e ristoranti aperti senza obbligo di mascherine, nessun limite sugli assembramenti e via dicendo (senza contare il citato effetto Europei). Era quindi logico aspettarsi un piccolo scossone dei contagi.

Il suddetto aumento, almeno per il momento, non ha però trascinato verso le stelle né i decessi né i ricoveri, ovvero proprio i due dati da cerchiare con la matita rossa e da monitorare con estrema attenzione. Per quanto concerne la vaccinazione, la campagna inglese prosegue a gonfie vele. Si è aggiunta, adesso, anche la fascia dei ragazzi di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Come se non bastasse l’87,5% della popolazione che ne aveva il diritto ha ottenuto almeno una dose, mentre il 76,3% ha terminato l’intero ciclo vaccinale.

Gli Europei hanno senza ombra di dubbio rappresentato una variabile allettante per il virus, ma l‘ombrello dei vaccini ha protetto la popolazione da conseguenze nefaste. Poco importa, perché l’opinione pubblica si è subito allarmata per quanto accaduto in Uk. Il punto è che, oltre il Canale della Manica, non sta accadendo niente di particolarmente pericoloso. Gli esperti lo hanno definito un periodo di assestamento, che potrebbe portare a nuovi contagi ma che, ripetiamolo, grazie ai vaccini, non dovrebbe compromettere la normalità britannica. Il monito del mondo scientifico resta tuttavia sempre lo stesso: guai ad abbassare la guardia.

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