Una zoonosi diretta, cioè un salto di specie che avrebbe consentito al virus di passare da un animale – il pipistrello è il candidato più probabile – all’uomo. Oppure una zoonosi indiretta, ovvero lo stesso passaggio appena descritto ma con l’aggiunta di un animale intermedio – forse un pangolino – che avrebbe svolto il ruolo di cerniera tra la prima fonte virale e l’essere umano. Queste sono le due teorie che accrediterebbero l’origine naturale del Sars-CoV-2.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha poi messo sul tavolo altre due piste, più controverse e ambigue: 1) è possibile che il patogeno sia stato trasmesso all’uomo mediante i prodotti alimentari della catena del freddo; oppure 2) il virus si è diffuso in seguito a un incidente di laboratorio avvenuto in Cina.

Nelle ultime settimane è proprio quest’ultima ipotesi ad essere tornata in auge, soprattutto grazie alla continua comparsa di indiscrezioni che non farebbero altro che accreditare la Leak Lab Theory. Una teoria inizialmente bollata come complottista, salvo poi essere purificata dall’avversione ideologica nei confronti della Cina ed essere riproposta affiancata da nuovi elementi d’indagine. Di seguito ecco cinque domande (ancora) senza risposta alla quale sarebbe doveroso rispondere al più presto per fare luce sull’esatta origine del Sars-CoV-2.

Quando è iniziata l’epidemia a Wuhan?

Ci sono fonti divergenti. Il primo caso identificato ufficialmente a Wuhan, nella provincia cinese dello Hubei, secondo le autorità cinesi risalirebbe all’inizio del dicembre 2019, precisamente l’8. Altre fonti ritengono plausibile sostenere che il virus circolasse già tra ottobre e novembre. Non a caso, secondo un’altra indiscrezione, il primo contagio registrato risalirebbe al 17 novembre. Ad ammalarsi sarebbe stato un uomo di 55 anni.

“Da lì in poi sono stati segnalati da uno a cinque nuovi casi ogni giorno. Il 15 dicembre il numero totale di infezioni era pari a 27- Il primo aumento giornaliero a due cifre è stato riportato il 17 dicembre. Il 20 dicembre il numero totale di casi confermati aveva raggiunto 60”, ha scritto il South China Morning Post, citando come fonte un registro del governo cinese.

Ci sono poi altre ricerche che anticipano l’insorgenza dell’agente patogeno addirittura agli inizi di settembre; tra queste, citiamo il paper avanzato da Peter Forster dell’Università di Cambridge. Dulcis in fundo, è importante citare il recente rapporto realizzato dall’intelligence Usa, secondo cui nell’autunno del 2019 tre addetti del laboratorio di Wuhan si sarebbero ammalati mostrando sintomi coerenti tanto con il Covid-19 che con comuni malanni stagionali.

Il virus circolava al di fuori della Cina nell’autunno 2019?

Sono stati svolti studi in diversi Paesi che hanno dimostrato come il coronavirus circolasse oltre la Muraglia ben prima che si registrassero i primi casi ufficiali a Wuhan (dicembre). In Francia, Stati Uniti e Italia, alcuni ricercatori hanno realizzato studi su acque reflue o campioni di sangue, scoprendo che il Sars-CoV-2 fosse effettivamente già presente nei rispettivi Paesi.

Quali dati sarebbero necessari per fare luce sull’enigma?

Considerando che fin qui le ricerche non sono riuscite a identificare uno strettissimo antenato del Sars-CoV-2, e che non vi è traccia dell’ipotetico ospite intermedio, gli esperti sostengono che sarebbe necessario avere accesso ai dati individuali originali, non aggregati, provenienti dalle agenzie di sanità pubblica e dagli ospedali di Wuhan (e magari del resto della Cina). In questo modo sarebbe possibile analizzare le caratteristiche cliniche delle malattie simil-influenzali registrare Wuhan e in altre città cinesi in nel corso dell’anno 2019. E magari capire qualcosa in più sulle tempistiche del virus.

Quali sono le origini del Sars-CoV-2?

Questa è la domanda più spinosa di tutte. Al netto delle quattro ipotesi presentate in apertura del seguente articolo, è fondamentale concentrarsi su un altro aspetto. Come ha sottolineato Le Monde, il 3 febbraio 2020 i ricercatori del WIV hanno pubblicato sulla rivista Nature la descrizione dell’antenato più vicino al Sars-CoV-2.

Si tratta di un coronavirus denominato RaTG13, che gli scienziati cinesi sostengono di aver prelevato da a pipistrello a ferro di cavallo nel provincia dello Yunnan. Ebbene, RaTG13 è al 96,2% simile al virus responsabile del Covid-19. Una vicinanza estrema ma non quanto basta per esserne il diretto antenato. A quanto pare, l’evoluzione naturale dei due virus sarebbe separata da circa trenta o cinquant’anni.

Che tipo di virus venivano studiati nel laboratorio di Wuhan?

Pare che il piatto forte consistesse nell’analisi dei coronavirus, per lo più prelevati dai pipistrelli. In ogni caso il numero e la natura dei patogeni in questione risulterebbe sconosciuto. I dati del WIV che indicizzano i virus, vivi o sotto forma di sequenze genetiche, sono scomparsi. La scomparsa dalla rete dei suddetti dati, ha rivelato Shi Zhengli, uno dei responsabili del laboratorio, sarebbe avvenuta per motivi di sicurezza in seguito ad attacchi informatici sferrati contro la struttura.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE