L’ennesimo tentativo degli Stati Uniti di rintracciare le origini del Sars-CoV-2 è naufragato nel nulla. Una task force di scienziati che avrebbe dovuto fare luce sul Covid, indagare quanto accaduto a cavallo tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020, portare risposte alle domande sollevate dall’opinione pubblica, è stata addirittura sciolta.

Il dottor Jeffrey Sachs, professore della Columbia University, ha spiegato al Wall Street Journal il motivo della drastica scelta. Il gruppo di esperti era troppo legato alla EcoHealth Alliance, un ente no-profit americano che, in passato, ha lavorato con il Wuhan Institute of Virology (WIV), ovvero la struttura da dove alcuni ritengono possa essere fuoriuscito il patogeno in seguito a un incidente di laboratorio.

Anche se non sono fin qui emerse prove a sostegno di tale ipotesi, il laboratorio di Wuhan è subito finito nell’occhio del ciclone. Ebbene, la suddetta task force, in virtù di questa presunta, ambigua vicinanza alla EcoHealth Alliance, avrebbe potuto far percepire il proprio lavoro come di parte. Al posto del gruppo, è stata invece istituita una task force incaricata di effettuare una più ampia ricerca sulla biosicurezza.

Ricordiamo che EcoHealth Alliance, con sede a New York, è stata sotto esame da parte di alcuni scienziati e da membri del Congresso dal 2020 per aver impiegato fondi statunitensi per gli studi sui coronavirus di pipistrello con il WIV. Da qui, e per scongiurare possibili influenze di parte, deriverebbe la scelta di Sachs di sciogliere il gruppo di esperti.

Nessuna risposta

Tra possibili connivenze degli esperti, presunti conflitti d’interesse di task force e misteri irrisolvibili, i tentativi degli Stati Uniti di trovare le origini del virus hanno fin qui avuto tutti lo stesso effetto di un buco nell’acqua. Se perfino gli 007 Usa non sono riusciti a sciogliere lo spinoso nodo Covid, allora significa che la questione è più complessa del previsto.

Lo scorso maggio, non a caso, Joe Biden aveva ordinato ai funzionari dell’intelligence di raddoppiare gli sforzi per indagare sulla diffusione della pandemia di Covid-19. Nell’arco di tre mesi, l’amministrazione democratica era convinta che, grazie al coordinamento delle agenzie interne, sarebbero emersi documenti e fascicoli riservati capaci, eventualmente, di smascherare la Cina di fronte alle proprie colpe. Ebbene, la missione di Biden è fallita.

Le indagini sono state a dir poco inconcludenti, come dimostra il rapporto non classificato consegnato al presidente in persona dalla stessa intelligence. Il risultato delle ricerche ha riportato direttamente al punto di partenza, visto che il Covid “non è stato probabilmente geneticamente modificato”, ma non ci sono prove sufficienti per arrivare a una conclusione definitiva sull’argomento. Per quale motivo? Mancherebbero all’appello campioni clinici e dati epidemiologici dei primi casi Covid segnalati in Cina. “Se otteniamo informazioni sui primi casi è possibile alterare la nostra valutazione delle ipotesi”, sostengono gli 007 americani.

Una Muraglia di misteri

A ormai quasi due anni dallo scoppio dell’emergenza sanitaria, nessuno è stato in grado di ricostruire la sequenza geografica e temporale degli avvenimenti. La comunità scientifica non è in grado di stabilire il luogo esatto dove è avvenuta la prima zoonosi (se di salto di specie da animale a uomo si può parlare), né la sequenza cronologica dei fatti.

Calendario alla mano, il primo caso ufficiale è stato registrato a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019. Molte fonti sostengono che pazienti contagiati fossero presenti, sempre oltre la Muraglia, già da novembre; altre ritengono invece che il virus circolasse ancor prima e in altri Paesi. Difficile districarsi nel labirinto di accuse incrociate e propaganda, e ancor più difficile trovare prove a sostegno dell’una o dell’altra teoria.

Al momento, neppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è in grado di fornire spiegazioni valide. Gli Stati Uniti, fin dalla presidenza Trump, hanno cercato in tutti i modi di ottenere risposte. Tuttavia, anche i tentativi di Washington, proprio come quelli di Pechino, talvolta si sono rivelati spesso velleitari e mossi dalla propaganda interna più che dalla volontà di raggiungere la verità. Con il risultato di alimentare la confusione e non risolvere l’enigma.