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Regno Unito, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Canada e pure Italia. Nelle ultime ore sono emersi oltre 50 casi di persone contagiate dal vaiolo delle scimmie. Le autorità sanitarie di questi Paesi non sanno ancora spiegarsi dove e come sia partito il contagio, né come il virus sia riuscito a diffondersi. Ma di che malattia si tratta? E quali sono i suoi sintomi?

Il vaiolo delle scimmie può teoricamente essere una brutta malattia. Provoca febbre, dolori muscolari, ingrossamento dei linfonodi e il “vaiolo”, ovvero vesciche dolorose e piene di liquido solite comparire su viso, mani e piedi dei pazienti infetti.

Esistono vari tipi di vaiolo delle scimmie. La versione attualmente riscontrata ha un tasso di mortalità inferiore all’1%, anche se esistono versioni molto più letali, capaci di uccidere fino al 10% delle persone colpite. Un caso stadanrd, fanno sapere gli esperti, si risolve senza grandi complicazioni nell’arco di un paio di settimane, al massimo un mese.

Il vaiolo delle scimmie

Dal punto di vista sanitario, il vaiolo delle scimmie (Monkeypox) è un’infezione provocata da un virus appartenente alla stessa famiglia del vaiolo, ma che largamente si differenzia dallo stesso vaiolo per una minore diffusività e gravità. Si trova per lo più tra primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa.

La trasmissione dall’animale all’uomo avviene attraverso saliva ed altri fluidi dell’animale oppure mediante il contatto diretto con l’animale infetto. Nell’uomo il vaiolo delle scimmie si presenta con febbre, cefalea, dolori muscolari, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee, quali pustole, vescivole e piccole croste. Si può trasmettere da uomo a uomo attraverso droplets, lesioni cutanee e contatto con fluidi corporei.

L’Istituto Superiore della Sanità (Iss) ha fatto sapere che è possibile che le persone che non sono state vaccinate contro il vaiolo – vaccinazione, ricordiamo, abolita in Italia nel 1981 – siano a maggior rischio di infezione per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il Monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi.

Dall’animale all’uomo

Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi silvestre, e cioè una malattia che riguarda gli animali selvatici che può passare all’uomo in seguito a infezioni accidentali. La malattia, come detto, spesso si esaurisce con sintomi che di solito si risolvono spontaneamente entro 14-21 giorni, non è molto contagiosa tra gli uomini e si trasmette attraverso l’esposizione alle goccioline esalate e dal contatto con lesioni cutanee infette o materiali contaminati.

I sintomi possono essere lievi o gravi e le lesioni possono essere molto pruriginose o dolorose. Il periodo di incubazione del vaiolo delle scimmie è generalmente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. Il serbatoio dell’animale rimane sconosciuto, anche se è probabile che sia tra i roditori. Il contatto con animali vivi e morti attraverso la caccia e il consumo di selvaggina o carne di arbusti sono noti fattori di rischio.

Esistono due famiglie di virus del vaiolo delle scimmie: quella dell’Africa occidentale e quella del bacino del Congo (Africa centrale). Sebbene l’infezione da virus del vaiolo delle scimmie dell’Africa occidentale a volte porti a malattie gravi in alcuni individui, la malattia è solitamente autolimitante. Nel frattempo l’ISS ha costituito una task force composta da esperti del settore ed ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale.

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