Da quando è iniziata la campagna di vaccinazione contro il coronavirus, tutto è proseguito senza intoppi fino a marzo. In quel periodo, a seguito di alcuni casi di trombosi registrati tra la popolazione, è arrivata la prima sospensione del vaccino Astrazeneca, durata pochi giorni. Il mese successivo, l’Ema e l’Aifa hanno espresso un nuovo orientamento, ovvero quello di somministrare il siero solo agli over 60. Stessa cosa è accaduta col vaccino Johnson&Johnson. Quali sono le prospettive che si aprono per gli under 60? Si tratta di una larga fascia della popolazione che rimane scoperta dalla vaccinazione.
L’avvio della campagna vaccinale e il primo disco rosso
Il vax day del 27 dicembre rimarrà per l’Europa una data storica dal momento che segna il giorno in cui è stata avviata la campagna vaccinale contro il coronavirus. Tanta la voglia di mettersi alle spalle questo terribile periodo segnato da contagi e morti e così la popolazione ha aderito in massa alla vaccinazione facendo andare, in alcuni casi, in tilt il sistema di prenotazione. Per gli over 80 e il personale sanitario è stata prevista la somministrazione del vaccino Pfizer, mentre per gli altri che avessero compiuto il 18esimo anno di età, l’AstraZeneca. Tutto è proseguito in modo regolare fino a quando non sono stati registrati alcuni casi di morte per trombosi. I primi eventi di questo tipo si sono registrati a distanza di poco tempo in Sicilia dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca, facendo aprire dei fascicoli d’inchiesta per indagare sul nesso fra il decesso e l’inoculazione del vaccino. Nel frattempo, anche in altre parti d’Italia sono stati registrati altri casi.
Seppur pochi gli eventi trombo embolici, la situazione non poteva essere sottovalutata. Nel frattempo altri Stati europei, in primo luogo la Germania, per lo stesso motivo, hanno sospeso la campagna di vaccinazione con AstraZeneca. Il 15 marzo lo stop è arrivato anche in Italia. L’Aifa ha deciso di estendere “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”, il divieto della somministrazione del vaccino anglo svedese su tutto il territorio nazionale. Il 18 marzo il dietrofront: l’Ema ha dichiarato il vaccino AstraZeneca sicuro ritenendo i “benefici superiori ai rischi”.
Lo stop agli under 60
La vaccinazione è proseguita nei giorni successivi al nuovo via libera senza particolari intoppi. Il 19 marzo in Italia sono state somministrate quasi 18mila dosi di Astrazeneca, il giorno seguente la cifra ha sforato quota 40mila. Questo però non ha cancellato le preoccupazioni dei cittadini successive al primo stop decretato sul vaccino anglo-svedese. In Sicilia ad esempio, regione dove sono stati registrati alcuni casi di mortalità, nella seconda metà di marzo in migliaia hanno cancellato la prenotazione oppure non si sono presentati negli hub preposti alla somministrazione delle dosi. Anche perché la cronaca ha riportato altre morti sospette, sempre relative a casi di trombosi di soggetti apparentemente sani.
E così il 6 aprile è arrivata un’altra decisione da parte delle autorità sanitarie. In particolare, il consiglio superiore di sanità ha raccomandato la somministrazione di Astrazeneca soltanto agli over 60. Da questo momento in poi una fascia di popolazione è rimasta esclusa dalla vaccinazione. Una situazione ben spiegata su IlGiornale.it il 17 aprile dal segretario del sindacato autonomo di Polizia, Stefano Paoloni: “Il 90% dei poliziotti ha ricevuto la prima dose di Astrazenca – ha dichiarato – cosa fare con il restante 10%?”. Un contesto dove ben si intuisce come l’esclusione degli under 60 ha chiuso le porte degli hub della vaccinazione a molti cittadini.
Il parallelismo tra AstraZeneca e Johnson&Johnson
Le speranze a marzo per il superamento di questa situazione sono state legate a doppio filo all’arrivo di un nuovo vaccino, ossia quello prodotto dall’azienda statunitense Johnson&Johnson. Ma proprio dagli Stati Uniti è arrivata la prima doccia fredda: il 14 aprile la Fda, l’agenzia americana del farmaco, ha sospeso la somministrazione delle dosi di Johson&Johnson. Il motivo è analogo a quello dei provvedimenti presi in Europa su Astrazenca, ossia la presenza di alcune morti sospette per trombosi tra chi aveva già ricevuto questo vaccino. Nel Vecchio Continente ci si è dovuti quindi attenere alle indicazioni arrivanti da oltreoceano.
Per questo l’Ema, analogamente con quanto deciso il 6 aprile sulle dosi anglo-svedesi, ha deciso di somministrare Johnson&Johnson soltanto agli over 60, escludendo molte categorie. L’Italia ha preso atto del provvedimento e nel nostro Paese il vaccino made in Usa non è inoculato attualmente agli under 60. Un parallelismo, quello tra Johnson&Johnson e Astrazeneca, che ha generato ulteriore confusione non solo sull’efficacia di questi vaccini ma, più in generale, di tutte le dosi a vettore virale. Entrambe le aziende infatti hanno prodotto sieri con questa tipologia, al contrario ad esempio di Pfizer che invece sta usando la nuova tecnologia con vettore mRna.
Cosa aspettarsi per gli under 60?
Da quando il ministero della Salute ha espresso la raccomandazione di non sottoporre a vaccinazione con AstraZeneca e Johnson&Johnson gli under 60, si è aperto un periodo di incertezza per questa larga fascia della popolazione che al momento rimane scoperta dalla somministrazione del vaccino. Da una parte ci sono le persone che non hanno ancora ricevuto alcuna inoculazione, dall’altra ci sono quelle che, dopo la prima dose, hanno dubbi sul richiamo. Ma in arrivo ci sono delle novità: come dichiarato dal direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, su InsideOver, “Gli over 60 possono stare tranquilli. Dovrebbero arrivare – afferma il professore – nuove quantità di vaccino Pfizer e Moderna. A fine maggio dovrebbe arrivare in Italia anche il Curevac che è un mRNA, per cui non penso ci saranno problemi per questa larga fascia della popolazione”. Il direttore del San Martino tiene a precisare che l’AstraZeneca rimane comunque un vaccino affidabile e “andrebbe offerto anche a chi ha meno di 60 anni”. Ed in effetti nella Regione Lazio si sta procedendo proprio così: qui si è pensato di sottoporre le persone di età compresa fra i 58 e i 59 anni, senza patologie, alla somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson.
Come? Su base volontaria. Così facendo il Lazio fa da apripista per un cambio di rotta sulla campagna di vaccinazione. “Credo che l’AstraZeneca – dice Matteo Bassetti – non sia stato difeso da parte delle istituzioni che ne avevano il dovere. Prova è che in Inghilterra hanno avuto capacità di difenderlo in modo sublime e adesso vivono un’altra situazione rispetto a noi”. Per quanto concerne le persone che sono in attesa del richiamo col siero anglo-svedese il professore precisa che “il ministero della Salute ha stabilito che chi ha fatto la prima dose può far tranquillamente la seconda. Se si ha paura, allora si può rimanere anche solo con una dose”.




