Chi era Mikhail Sergeyevich Tolstykh, detto “Givi”

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Mikhail Sergeyevich Tolstykh, conosciuto con il nome di battaglia di Givi, è stato un comandante del Battaglione Somalia, un’unità delle Forze Armate Separatiste della autoproclamata Repubblica di Donetsk. Noto per la freddezza mostrata sul campo di battaglia, ha guidato il suo gruppo nel corso delle sanguinose battaglie di Ilovaisk e dell’aeroporto di Donetsk infliggendo sconfitte all’esercito regolare ucraino

 

Mikhail Sergeyevich Tolstykh, conosciuto con il nome di battaglia di Givi, è stato un comandante del Battaglione Somalia, un’unità delle Forze Armate Separatiste della autoproclamata Repubblica di Donetsk. Noto per la freddezza e spietatezza mostrata sul campo di battaglia ha guidato il suo gruppo nel corso delle sanguinose battaglie di Ilovaisk e dell’aeroporto di Donetsk infliggendo sconfitte all’esercito regolare ucraino. Il suo carisma e la sua figura pubblica controversa hanno attirato l’ammirazione dei separatisti e l’odio del governo di Kiev e delle sue forze di sicurezza. Ha perso la vita l’8 febbraio del 2017, a soli 37 anni, quando un razzo, sparato da una lunga distanza, ha colpito l’ufficio nel quale stava lavorando. La sua morte è andata ad inserirsi nel filone delle uccisioni misteriose che ha visto coinvolti anche altri leader separatisti, da Arsen Pavlov detto “Motorola”ad Alexander Zakharchenko entrambi vittime di misteriosi attentati la cui responsabilità non è mai stata rivendicata.

Givi sarebbe stato originario, secondo quanto dichiarato egli stesso nel corso di alcune interviste rilasciate a media russi, della città ucraina di Ilovaisk, situata nell’oblast di Donetsk, dove sarebbe nato nel 1980. Altre fonti, invece, riportano come il comandante militare fosse originario dell’Abkazia, una regione separatista della Georgia ed al centro di un sanguinoso conflitto con Tbilisi poi terminato con la nascita, de facto, di una repubblica autoproclamata e non riconosciuta dalla quasi totalità della comunità internazionale. Givi aveva anche riferito di aver servito come carrista nell’esercito ucraino tra il 1998 ed il 2000 e di aver in seguito lavorato in una fabbrica della zona di Donetsk e come guardia di sicurezza in un supermercato. La matrice del suo nome di battaglia è georgiana e pare che anche un suo avo provenisse da quel Paese.

Tolstykh si è unito ai ribelli nelle fasi iniziali del conflitto ed avrebbe assunto il controllo di un battaglione denominato poi, in seguito agli scontri di Ilovaisk, il Battaglione Somalia. La battaglia si è rivelata una delle più sanguinose, per l’esercito di Kiev, dell’intera guerra del Donbass. Le forze regolari, infatti, avevano fatto il loro ingresso nella città, posta sotto il controllo dei ribelli separatisti, nel mese di agosto del 2014. In una prima fase l’esercito ucraino era riuscito a conquistare il centro urbano ed in quella fase del conflitto sembravano, più in generale, sul punto di poter sconfiggere definitivamente i separatisti e di riportare sotto il proprio controllo gli oblast di Donetsk e Lugansk. I ribelli riuscirono, però, ad accerchiare  i militari che furono costretti a ritirarsi in maniera non organizzata. Ciò portò alla morte di almeno 400 soldati ucraini ed il battaglione Somalia ottenne qui il suo nome identificativo dopo le devastazioni che aveva compiuto sul campo di battaglia. Motorola, infatti, dopo aver assistito ai danni provocati dal gruppo separatista decise di affibbiargli questo nome, associato evidentemente ad un’idea di devastazione. Fu nei dintorni dell’aeroporto di Donetsk, invece,che nacque, nel’ottobre del 2014, il mito del comandante Givi. Nel corso di un‘intervista televisiva, infatti, Tolstykh rimase impassibile quando l’intenso fuoco di artiglieria dei rivali si faceva sempre più vicina e non si mosse nemmeno quando la sua scorta iniziò a fuggire. Raccolse poi da terra i frammenti, caldi e fumanti, degli ordigni appena esplosi e li mostrò in video. Il Battaglione Somalia fu uno dei protagonisti decisivi anche di questo scontro e contribuì alla sconfitta dei regolari ucraini, asserragliati da lungo tempo all’interno della struttura aeroportuale e costretti ad abbandonarlo in seguito agli intensissimi bombardamenti condotti proprio con determinazione e crudeltà dal gruppo ribelle.

Il comandante Givi è anche stato protagonista di un video, che dovrebbe essere stato girato dopo la battaglia dell’aeroporto di Donetsk, nel quale compie abusi fisici nei confronti di alcuni soldati ucraini caduti prigionieri. Tolstykh getta a terra i prigionieri che si trovavano su un camion e poi, armato di spada, taglia le mostrine dell’esercito ucraino dalle giacche degli uomini e li costringe a mangiarle. I soldati vengono poi bendati e costretti a salire nuovamente sul mezzo diretto in città. Dal mese di febbraio 2015, a causa delle responsabilità avute nel corso del conflitto, Givni venne dichiarato persona non grata in tutto il territorio dell’Unione Europea. Nel 2016, invece, Givi venne formalmente accusato di gravi reati dalle autorità ucraine: tra questi la creazione di un’organizzazione terroristica, gli abusi dei prigionieri di guerra ed il rapimento.

Mikhail Sergeyevich Tolstykh venne ucciso poco dopo le 6 di mattina dell’8 febbraio del 2017 all’interno del suo ufficio, situato nella città di Donetsk. A colpire l’edificio fu un razzo sparato dalla lunga distanza ma non è mai stato chiarito chi, effettivamente, abbia compiuto il gesto. I ribelli puntarono il dito verso le autorità ucraine, accusate di voler eliminare, uno dopo l’altro, tutti i leader carismatici della ribellione. Kiev, però, ha sempre smentito ogni coinvolgimento nella morte di Givi e nei casi degli altri comandanti ribelli uccisi puntando, invece, sulla pista di un regolamento di conti interno alle fila separatiste o ad un intervento esterno per eliminare personaggi scomodi.

La lunga serie di morti sospette, tra i leader dei ribelli, non è mai stata rivendicata e ciò ha contribuito a non chiarire le effettive dinamiche di queste morti. Le forze separatiste, in seguito all’uccisione di Tolstykh, decisero di proclamare due giorni di lutto a ricordo della sua figura. La scomparsa dei leader più carismatici, in ogni caso, ha coinciso anche con un raffreddamento progressivo del fronte tra Kiev e le milizie che, da molto tempo, si affrontano in un conflitto che è sempre più statico ma che non ha perso la sua pesante carica di morte e distruzione.