Il mago delle bombe dell’Isis

È noto con due nomi diversi, Basil Hassan e Abu Lubnani, ma attualmente nessuno sa con certezza se sia ancora vivo o se sia morto a causa di un raid in Siria, circa due anni fa. Della sua vita si conosce praticamente soltanto ciò che riguarda la sua formazione e, soprattutto, la sua attività criminale, tutta concentrata nella fabbricazione di ordigni per lo Stato islamico. Basil Hassan è ciò che si può definire un terrorista professionista, perché degli attentati per Daesh, negli ultimi anni, ha seguito pressoché tutti i passaggi: dai piani per metterli in atto, alla fabbricazione delle bombe. Studiate e composte alla perfezione. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, la moglie di Abu Lubnani avrebbe riferito del decesso del marito, avvenuto in Siria. Ma nessuno sa con certezza se stia dicendo la verità o se il terrorista possa essere ancora vivo. Magari sotto falso nome, magari in un’altra area del mondo.

Abu Lubnani ha origini libanesi ma la maggior parte della vita l’ha trascorsa in Danimarca. A scuola era bravo e come tutti gli studenti più brillanti, per sé, ha voluto un tipo di formazione eccellente. All’università, dove ha conseguito il titolo accademico, ha studiato ingegneria e subito dopo ha frequentato dei corsi per prendere il brevetto da pilota. Appassionato di droni e di aeronautica, in base ai documenti raccolti negli anni, Basil Hassan non ha mai abbandonato la militanza, a cui ha dedicato gran parte del suo tempo e della sua formazione.

Il 5 febbraio 2013 compie il suo primo attacco, da solo. Decide di traverstirsi da postino e si presenta alla porta di casa dello scrittore danese Lars Hedegaard, con l’intento di ucciderlo con un colpo di pistola. Il tentativo fallisce e Hassan riesce a scappare, lasciando così per qualche tempo l’identità del responsabile ignota, come sospesa nel tempo e nello spazio. Il primo ministro Helle Thorning-Schmidt condanna l’attacco e tre anni dopo, nel novembre del 2016, il dipartimento di Stato americano, in un nota, designa Hassan tra gli autori dell’attentato, definendolo uno dei militanti esterni più attivi di Daesh.

Nella primavera del 2014, a pochi mesi dal tentato attacco, il terrorista, fuggendo, riesce a raggiungere la Turchia, dove però viene arrestato. Per quel primo attentato, Hassan sconta soltanto un anno di carcere. Lo rilasciano un anno dopo, probabilmente grazie a uno scambio di prigionieri, e a quel punto raggiunge la Siria, per unirsi definitivamente alla causa di Abu Bakr al-Baghdadi. È in quel luogo che inizia la sua carriera da terrorista di professione.

Secondo quanto ricostruito negli ultimi anni, del suo ingegno se ne accorgono tutti in Siria, soprattutto i vertici dello Stato islamico, i quali gli mettono a disposizione una sorta di laboratorio a Raqqa, cuore pulsante della creatura di al Baghdadi. Le sue conoscenze tecniche e le sue competenze da ingegnere lo rendono agli occhi dei militanti di Daesh un esperto e, soprattutto, una risorsa più che fondamentale. Per la fedeltà dimostrata alla causa, Basil Hassan viene messo in contatto con volontari e combattenti sparsi in giro per il mondo e, in poco tempo, diventa uno dei quadri dello Stato islamico. Quest’ultimo elemento fa sì che Hassan metta in atto i suoi piani più studiati, come una serie di attacchi sventati in cui l’intelligence di vari Paesi riconosce la sua “mano”.

Per gli attentati si sforza di trovare tecniche inedite, in grado di sfuggire anche alle forme di controllo internazionale più collaudate. Decide, quindi, di concentrarsi sull’uso di velivoli senza pilota e bombe che, quindi, possano sfuggire alle norme di sicurezza più diffuse negli aeroporti. C’è chi sostiene che, con queste tecniche, sia riuscito a inviare pacchi bomba da Turchia e Maldive (da qualche anno nuovo epicentro del terrorismo islamico) in direzione Gran Bretagna, Stati Uniti, Qatar e Germania, con il solo scopo di testare la difesa. Ma Hassan non si accontenta della preparazione di pacchi bomba da spedire in tutto il mondo. Così inizia a pensare a colpi certamente più roboanti. Il primo coinvolge un jet diretto ad Abu Dhabi.

Nel luglio del 2017, le autorità australiane scoprono un piano che, se messo in atto, avrebbe causato la morte di decine di persone. La cellula terroristica è composta da quattro fratelli di origine libanese: Khaled, Mahmud, Tarek e Amer Kayat. I primi due svolgono una funzione prettamente logistica, mentre il terzo si considera il leader. L’ultimo, invece, in base alle ricostruzioni, è il kamikaze inconsapevole, colui che deve essere sacrificato perché rappresenta un’onta per la famiglia. Probabilmente omosessuale e assiduo bevitore, viene definito “il disonore del clan” e quindi deve pagare con la vita insieme agli altri passeggeri. Il colpo fallisce, ma tutti sanno che dietro a quel piano potrebbe esserci Hassan, protetto però da uno dei tanti nomi con cui è conosciuto, ovvero quello di Abu Hani al Lubnani.

Per riuscire a imbarcare la bomba su quel jet, da Raqqa, Tarek Kayat, con la posta aerea, spedisce il materiale per costruire una bomba nascosta in un tritacarne e in una bambola. Ogni istruzione viene trasmetta via mail e, probabilmente, proprio da Hassan. Anche in quel caso, però, l’attacco fallisce e quando i fratelli terroristi si presentano in aeroporto, all’imbarco, il bagaglio pesa troppo. Probabilmente spaventati, i Kayat decidono di rinunciare all’impresa terroristica, anche per paura di essere scoperti. Sempre da Tarek, però, ricevono un altro ordine, quello cioè di costruire una trappola esplosiva che, al momento opportuno, sprigioni del gas. Le comunicazioni, però, vengono intercettate dal Mossad e il nucleo finisce sotto osservazione. La polizia australiana, avvisata, li individua e li ferma. Khaled e Mahmud vengono arrestati in Australia, mentre Tarek viene fermato tempo dopo, in Iraq, dove combatte con Daesh. La storia dei fratelli Kayat resta importante perché, anche se non direttamente, Hassan ne è pesantemente coinvolto, essendo considerato l’ideatore dell’attentato.

Il ruolo dei fratelli Kayat, però, non si esaurisce con il fallimento dell’attacco al jet diretto ad Abu Dhabi. Secondo quanto riportato da alcuni media danesi, infatti, dalle confessioni fornite da Khaled Kayat, Hassan sarebbe anche il responsabile della distruzione dell’Airbus 321 russo, della compagnia Kogalymavia, decollato da Sharm el Sheik il 31 ottobre 2015. Per molto tempo non sono state chiarite le cause della tragedia, ma i jihadisti avevano rivendicato quell’attentato, postando un video in rete. Inizialmente, l’attacco era stato attribuito a un militante locale, ma secondo l’ultima ricostruzione, Hassan potrebbe essere il responsabile anche di quel colpo. Se non come autore principale, come regista. Cinque anni fa, infatti, Daesh aveva affermato di aver impiegato un ordigno mimetizzato in una lattina, magari messa su una carrozzina per bambini caricata poi nella stiva. Non è ancora stato chiarito se l’ipotesi possa essere ritenuta attendibile, ma gli inquirenti continuano a indagare sul caso.

Sempre negli ultimi giorni, le autorità delle Maldive avrebbero fatto sapere di aver evitato, nel 2017, un altro attentato dello Stato islamico in uno dei loro aerei. Più o meno nello stesso periodo in cui era stato architettato l’attacco in Australia. In molti si sarebbero chiesti se i due tentativi possano essere legati dal filo rosso costituito dal nome di Basil Hassan, visti anche i suoi contatti con gli estremisti locali emigrati negli anni a Raqqa. Per ora, di lui, resta un’identità evanescente. Che dal 2014 incute timore per l’intelligenza e la precisione delle sue operazioni e l’incessante attività da estremista. Basil Hassan ha sposato una donna olandese, da cui ha avuto una figlia. La donna, scappata nel campo profughi di al Hol insieme alla ragazzina, è convinta che non sia sopravvissuto agli attacchi aerei contro lo Stato islamico. Ma di lui nessuno ha mai trovato i resti, né elementi riconducibili alla sua morte. In ogni caso, però, resta l’ipotesi della sua mano negli ultimi attacchi “spettacolari” di Daesh. Riconoscibile come una sorta di marchio di fabbrica.


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