Cosa sono gli Ied: gli “Improvised Explosive Device”

Gli ordigni esplosivi improvvisati, più comunemente conosciuti con l’acronimo di Ied – Improvised Esplosive Device sono il vero nemico di tutti contingenti della Coalizione internazionale impegnati da anni nel teatro operativo del Medio Oriente. Impiegati da tutte le milizie jihadiste, prima da Al-Qaeda in Afghanistan, poi dall’Isis in Iraq e Siria, ma anche in Yemen, gli ordigni esplosivi improvvisati sono tornati al centro della cronaca dopo l’attentato di matrice jihadista che ha colpito un convoglio di militari italiani che era in movimento nell’area di Kirkuk, in Iraq.

Questa particolare arma, impiegata dalle formazioni paramilitari e irregolari e dalle organizzazione terroristiche, è una delle principali minacce nei teatro operativi mediorientali dove i contingenti militari occidentali si trovano spesso a contrastare azioni di guerriglia o azioni-reazioni previste da strategie che puntano tutto sulla guerra “non convenzionale” e “asimmetrica” dovuta alla disparità di forze e tecnologie. Per questo, gli irregolari hanno sempre realizzato armi in maniera “artigianale”, tramite l’utilizzo di esplosivi “recuperati da parti di ordigni convenzionali (proiettili e mine) ed esplosivi artigianali fatti in casa”.

Come anticipato, gli Ied sono ordigni di varie dimensioni e forme – spesso insospettabili e difficilmente identificabili – adattatati per contenere al loro interno quantitativi differenti di esplosivi, che variano tra i 10 e 20 chilogrammi di diverse combinazioni di esplosivo, miste a polvere da sparo, liquidi e gas infiammabili e schegge . Gli Ied vengono posizionati il più delle delle volte sulle strade in terra battuta (o al loro margine) in quanto, come ricordano gli esperti dell’Arma del Genio, “l’asfalto richiederebbe tempi più lunghi per la messa in opera dell’ordigno”. In numerosi casi gli Ied sono stati trovati nelle macerie di città e villaggi che erano caduti nelle mani dell’Isis, come arma di rappresaglia che avrebbe dovuto colpire i “liberatori”.

Gli Ied possono essere innescati da diversi tipi di detonatori. Possono essere attivati a distanza, attraverso diversi tipi di impulsi radio – può bastare anche un innesto elettrico attivato dalla chiamata di un telefono cellulare – o possono innescarsi autonomamente al “passaggio”, con detonatori a pressione simili a quelli impiegati sulle convenzionali mine terrestri – con diverse tarature. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di ordigni a pressione, che esplodono al passaggio dei veicoli. Non meno comune è l’innesco tramite “fili”, che vengono collegati all’innesco e lasciano esplodere l’ordigno se toccati dal passaggio, anche di un singolo uomo appiedato

I dispositivi esplosivi improvvisati possono essere considerati tra i più “antichi” tipi di arma esplosiva al mondo. Il loro uso nella storia è sempre stato regolare, ed è stato impiegato in molteplici situazioni di conflitto: rivoluzioni, conflitti convenzionali e non convenzionali. Essi sono considerati un’arma “regolare” – secondo le Nazioni Unite – se entrambe le parti belligeranti aderiscono “pienamente al diritto internazionale umanitario, in particolare le regole di distinzione, proporzionalità e precauzioni”. In questi casi il loro utilizzo viene ritenuto dall’Onu accettabile. Al contrario, l’uso indiscriminato di questo tipo di arma è considerato alla stregua di un “attentato terroristico” che infatti, nel recente caso che ha colpito i nostri incursori in Iraq, è stato rivendicato dall’Isis come un’azione atta a colpire “crociati e apostati”.

Per la loro semplicità nell’assemblaggio e nel reperimento – in un teatro come quello mediorientale – delle componenti essenziali, il loro impiego da parte di gruppi armati irregolari si è diffuso rapidamente durante le operazioni militari mosse nella più ampia “lotta al terrorismo” che ha riguardato paesi come Afghanistan, Iraq e Siria. Spesso in queste casi gli attacchi con ordigni esplosivi improvvisati sono stati coordinati con auto/camion bombe e impiegati deliberatamente e indiscriminatamente sulla popolazione civile, prima che sulle truppe e i convogli della Coalizione internazionale.

Il loro impiego contro formazioni militari invece è da considerarsi nell’accezione della sopracitata guerra “non convenzionale” – dovuta alla disparità delle forze in campo – o come rappresaglia. Spesso infatti gli Ied sono lo strumento preferito per tendere delle trappole esplosive contro le unità di ricognizione o i convogli in movimento da un check-point all’altro. Gli Ied spesso prevedono l’impiego di sabot o altro tipo di munizioni militari modificate, bombole di gas o altri “involucri” che possano contenere l’agente esplosivo misto a schegge di vario genere.

Data la loro versatilità e il loro terribile effetto sulle truppe e sulla popolazione civile, i militanti jihadisti e i gruppi armati irregolari hanno sempre reclutato tra le loro fila “specialisti” atti alla creazione e all’addestramento nella realizzazione e nell’utilizzo degli Ied. Macabro e subdolo “expertise” tramandato sistematicamente nelle cellule jihadiste. Per questo le truppe impegnate in teatri operativi che sono soggetti all’impiego di Ied sono fornite di apparecchiature per interdire gli “impulsi radio” che potrebbero innescare gli ordigni, di sofisticati mezzi robotici per lo sminamento e l’individuazione della minaccia, e di specialisti del genio militare addestrati ad eliminare la minaccia, disinnescando o facendo brillare l’ordigno una volta individuato.

Secondo un report delle Nazioni Unite, ogni anno gli attacchi effettuati attraverso l’impiego di Ied “uccidono e feriscono più persone rispetto agli attacchi con qualsiasi altro tipo di arma tranne le armi da fuoco – una revisione di rapporti mediatici internazionali selezionati dal 2011 al 2015 ha rivelato oltre 6.300 esplosioni di Ied registrate, provocando oltre 105.000 vittime -Solo nel 2015, gli attacchi suicidi che hanno coinvolto Ied sono avvenuti in oltre il 10% degli Stati membri, una percentuale maggiore di qualsiasi altro mai registrato”.


È un momento difficile
STIAMO INSIEME