Chi era Abu Walid Al Sahrawi

Abu Walid Al Sahrawi è stato un terrorista del Sahara Occidentale, cresciuto nei campi profughi di Tindouf e leader fino alla sua morte dello Stato Islamico del Grande Sahara. Per anni è stato considerato come il principale e più pericoloso terrorista africano. La sua morte è avvenuta per mano francese in Mali il 17 agosto 2021.

Il suo vero nome è Ould Said Ould El Bachir. Nato il 16 febbraio 1973 nei territori del Sahara occidentale, quando ancora la regione era sotto dominio spagnolo, negli anni successivi diviene noto come Abu Walid Al Sahrawi. Suo padre, dalle cronache dell’epoca, risulta un ricco commerciante. La sua è una famiglia benestante, molto nota negli ambienti economici del Sahara occidentale.

Quando Al Sahrawi è ancora piccolo, i genitori si trasferiscono a Tindouf, in Algeria. Qui in quegli anni vengono fondati i campi profughi per la popolazione saharawi. Si scatena infatti, alla fine della gestione spagnola, una guerra tra il Marocco, che rivendica la sovranità della regione, e il Fronte del Polisario.

Quest’ultimo è il gruppo indipendentista che dà vita alla cosiddetta Repubblica Democratica del Sahara Occidentale, con un riconoscimento internazionale però limitato. Il Polisario pone la sua sede all’interno dei campi di Tindouf. Qui il giovane Al Sahrawi inizia ad avvicinarsi al gruppo e già in fase adolescenziale medita un arruolamento.

Tuttavia il ragazzo decide di concentrarsi in un primo momento sugli studi e si iscrive nella facoltà di scienze sociali di un’università di Algeri. Qui si laurea nel 1997. Ma in quel frangente risulta anche impegnato tra le fila del Polisario.

L’ingresso di Al Sahrawi tra le fila del movimento indipendentista del Sahara occidentale si ha probabilmente nella seconda metà degli anni ’90. Nelle fila del Polisario riceve addestramenti di carattere militare e diventa a pieno titolo uno dei membri del gruppo. Il suo nome inizia a circolare anche nell’intelligence marocchina come possibile volto emergente del Polisario. In particolare, sul finire degli anni ’90 risulta tra i leader dei giovani del Polisario.

Rimane organico al gruppo separatista per diverso tempo. In questo periodo Al Sahrawi è stabilmente a Tindouf e questo dimostra i suoi forti legami con i vertici del Fronte. Ma viaggia anche nel resto dell’Algeria, alcune cronache riportano frequenti spostamenti nella capitale Algeri. Questo almeno fino al 2004.

Accade qualcosa nei primi anni 2000. In particolare, Al Sahrawi dopo il 2004, quando oramai ha più di 30 anni, soffrirebbe di crisi di ansia e di depressione. Non sono noti i problemi da cui scaturiscono queste patologie. È in questa fase che inizia ad avvicinarsi molto all’Islam. Prima di allora infatti nel suo lessico politico i principali temi riguardano il nazionalismo Sahrawi e l’adesione alla retorica indipendentista del Polisario.

Adesso l’islamismo prende sempre più piede nella sua mente, forse anche in risposta al periodo di acuta depressione. Nel 2004 Al Sahrawi lascia Tindouf e si dirige a Nouakchott, capitale della Mauritania. Qui frequenta l’importante e grande moschea di Ibn Abbas. Forse è proprio qui che lentamente aderisce alle ideologie più radicali. Sposa una visione estremista dell’Islam, incentivato anche dal nascente attivismo del terrorismo jihadista nell’area del Sahel. Tra il sud dell’Algeria, la Mauritania e il Mali prende piede nella seconda metà degli anni 2000 quella galassia islamista destinata a diventare epicentro del terrorismo internazionale. Al Sahrawi in questo contesto inizia a diventare un nome importante all’interno dei gruppi legati soprattutto ad Al Qaeda.

Il definitivo passaggio da membro attivo del Polisario a personaggio organico all’universo jihadista di Al Sahrawi si ha nel 2010. Nel mese di novembre i servizi di intelligence dell’area iniziano a parlare di lui come di un terrorista pericoloso all’interno del gruppo di Al Qaeda nel Magreb Islamico (Aqim). Si tratta della cellula legata all’organizzazione di Osama Bin Laden capeggiata dall’algerino Abdelhamid Abou Zeid.

L’anno successivo aderisce invece a Mourabitoune, altro gruppo di Al Qaeda fondato negli anni precedenti da un altro pericoloso terrorista reduce dalla guerra civile algerina, Mokhtar Belmokhtar. All’interno di questi gruppi Al Sahrawi si distingue come uno degli islamisti più attivi sul territorio. È lui a mettere la firma su molti rapimenti di cittadini occidentali nell’area del Sahel, così come appare scaltro nello sfruttare i traffici e i contrabbandi operativi nella zona. Al Sahrawi acquisisce in tal modo una propria forza economica e politica tra i gruppi terroristici. Il suo nome diventa tra i più pesanti tra quelli legati al jihadismo africano.

Il panorama jihadista tra il 2014 e il 2015 vede l’emersione dell’Isis, l’organizzazione guidata da Abu Bakr Al Baghdadi capace di conquistare il territorio compreso tra Siria e Iraq e fondare lì un califfato. In Africa alcune cellule terroriste iniziano a meditare il passaggio sotto l’ombrello del nuovo Stato Islamico. Una scelta compiuta anche da Al Sahrawi.

Forte della sua autonomia economica generata dal contrabbando e dai riscatti pagati per i rapimenti di occidentali, il terrorista di Tindouf forma una prima cellula di jihadisti legati all’Isis. Anche lo stesso Al Baghdadi si accorge del nuovo gruppo e non perde tempo a nominare Al Sahrawi come suo luogotenente nel Sahel. Nasce così, tra il 2015 e il 2016, il cosiddetto “Stato Islamico del Grande Sahara”, con a capo Al Sahrawi.

Lo Stato Islamico del Grande Sahara si macchia di numerosi attentati compiuti nel Sahel. Tra questi c’è anche l’azione contro una pattuglia di militari Usa in Niger. In quell’occasione muoiono quattro marines e da allora Al Sahrawi risulta tra i super ricercati anche negli Stati Uniti, con una taglia sulla sua testa di cinque milioni di Dollari.

Il gruppo guidato dal Al Sahrawi opera soprattutto in Mali, ma gli attacchi vengono compiuti in tutti i Paesi del cosiddetto G5 del Sahel. Oltre al Mali, anche Niger, Burkina Faso, Mauritania e Ciad. Nel corso di una riunione del G5 del Sahel nel 2020, in un documento approvato dai rappresentanti dei governi in questione Al Sahrawi viene annoverato tra le principali minacce per la stabilità della regione. È di fatto lui il numero uno dell’Isis in Africa in una fase dove il terrorismo sposta il proprio baricentro proprio al di là del Mediterraneo.

Il 17 agosto 2021 è oggetto di un raid francese in Mali. Un mese dopo il presidente Emmanuel Macron conferma la morte di Al Sahrawi a seguito dell’operazione delle proprie forze speciali. Il terrorista muore quindi a 48 anni. Il suo decesso segna un colpo importante contro le sigle jihadiste dell’area.