Chi è Sirajuddin Haqqani

Sirajuddin Haqqani è un membro dell’omonimo clan organico ai talebani in Afghanistan. Si tratta del primogenito di Jalaluddin Haqqani, capostipite della famiglia e fondatore della rete Haqqani. Attualmente è ministro dell’Interno nel governo del secondo emirato talebano afghano. Su di lui però ancora oggi pende una taglia da parte degli Usa come ricercato. È infatti nota la sua attività terroristica, al pari dei suoi legami con Al Qaeda.

Scorrendo nelle schede della Cia, al fianco del nome di Sirajuddin Haqqani spunta un punto interrogativo. La sua data di nascita è infatti ignota. Si presume sia nato nel 1973, ma c’è chi sostiene che in realtà il primogenito di Jalaluddin sia più giovane. È certa invece la sua nascita in Pakistan, nella provincia del Waziristan.

Si tratta di una zona abitata soprattutto dai membri di etnia Pasthun, predominante nel confinante Afghanistan. Qui ha frequentato diverse scuole coraniche nella provincia di Peshawar, città più importante della provincia a pochi chilometri dal confine afghano.

Una frontiera per la verità spesso non così semplice da presidiare. Lo stesso Sirajuddin Haqqani vive a cavallo tra Afghanistan e Pakistan e già da giovane sembra conoscere molto bene entrambe le realtà poste lungo le due sponde del confine.

Per comprendere meglio la vita di Sirajuddin Haqqani è impossibile non far riferimento alla rete creata da suo padre. Si tratta di un gruppo capace di avere ramificazioni in buona parte dell’Afghanistan, soprattutto nelle zone orientali a ridosso con il confine pakistano. La fortuna della famiglia Haqqani parte dalla guerra contro l’invasione sovietica. Jalaluddin Haqqani, in particolare, si distingue come uno dei miliziani più importanti della galassia islamista impegnata nel Paese contro Mosca.

In questo periodo stringe alleanze e forma una propria rete di combattenti capace di ramificarsi sul territorio ad est di Kabul. Dopo la fine della presenza sovietica, Jalaluddin Haqqani rimane in contatto con personaggi decisivi per la vittoria islamista. Tra questi si distingue anche Osama Bin Laden. Sono noti da allora i contatti tra la rete Haqqani e i membri di spicco di Al Qaeda. Un’alleanza, secondo l’intelligence Usa, mai del tutto cessata.

Quando nel 1996 i talebani prendono Kabul, a Jalaluddin Haqqani viene offerta la carica di ministro degli affari tribali. Quest’ultimo accetta ma solo a condizione di poter seguire il proprio ministero fuori dalla capitale afghana e continuare a risiedere nei territori dove la sua rete ha sempre più seguito. In questo modo la famiglia Haqqani diventa tra le più potenti dell’Afghanistan. Sotto il profilo ideologico, la rete condivide la visione estremista portata avanti dai talebani. A livello organizzativo, gli Haqqani pongono in essere un clan le cui modalità di controllo del territorio, scrivono in merito sempre membri dei servizi segreti statunitensi, non sono dissimili dalla mafia.

Imposizione del pizzo, controllo dell’economia e intimidazioni sono alcune delle caratteristiche che la rete Haqqani sfrutta per influenzare le aree in cui opera. Modalità che non cambiano nemmeno con l’intervento Usa del 2001 che spodesta i talebani da Kabul. Jalaluddin, assieme alla famiglia, fugge in Pakistan e da lì continua a controllare i propri affari.

Sirajuddin Haqqani cresce all’ombra del genitore leader dell’omonima rete. Diventa chiaro all’inizio degli anni 2000 che è proprio lui il predestinato a diventare l’erede dell’organizzazione mandata avanti dal padre. Per questo cura in prima persona le attività militari e terroristiche del gruppo, soprattutto durante la fase di occupazione Usa dell’Afghanistan.

Quando nel 2015 Jalaluddin Haqqani muore a causa di una non meglio specificata malattia, Sirajuddin ne prende ufficialmente il posto. Anche perché nel frattempo nel 2010 l’altro fratello, Mohammed, rimane ucciso da un attacco di droni portato avanti dall’esercito statunitense.

Sirajuddin è quindi pianificatore in prima persona di diversi attentati che insanguinano l’Afghanistan e che prendono di mira soprattutto la coalizione occidentale presente nel Paese. Il primo grave attacco in cui è ben evidente la mano di Sirajuddin Haqqani si ha il 14 gennaio 2008. Miliziani della rete Haqqani prendono di mira l’Hotel Serena, dove in quel momento alloggiano anche diplomatici statunitensi. Nell’attacco muoiono sei persone, tra cui un americano.

Due mesi dopo il gruppo guidato da Sirajuddin rapisce il giornalista britannico Sean Langan. A novembre un altro cronista finisce nel mirino della rete: si tratta di David Rhode, inviato del New York Times. Sempre nel 2008, il 30 dicembre, la rete Haqqani organizza un attentato contro una caserma militare a Kabul non lontana da una scuola elementare. A causa di quell’esplosione rimangono uccisi diversi giovani studenti.

Il 2008 segna quindi l’anno di svolta violenta di Sirajuddin. Da quel momento il leader militare della rete Haqqani diventa uno dei principali ricercati dalle forze statunitensi. Nel 2010 un attacco di droni ordinato da Washington uccide il fratello, mentre Sirajuddin invece riesce a fuggire. Nel corso degli anni successivi sono diversi gli attentati posti in essere dalla rete Haqqani. Il 20 gennaio 2018 un attentato causa la morte di 40 persone nei pressi dell’Hotel Continental di Kabul. Una settimana dopo, sempre nella capitale afghana, un’ambulanza imbottita di esplosivo uccide 103 cittadini. L’amministrazione Usa guidata da Donald Trump, in quella fase impegnata nei colloqui con i talebani per giungere a un accordo di pace, chiede agli studenti coranici di prendere le distanze dalla rete Haqqani.

A conferma della pericolosità della rete Haqqani, vi è anche un altro episodio legato al 2008. Nell’aprile di quell’anno Sirajuddin segue in prima persona il progetto di rapimento dell’allora presidente afghano Hamid Karzai.

L’ex capo dello Stato doveva essere prelevato dalla sua abitazione e in un secondo momento ucciso. Il piano però non va in porto. Non è mai chiarito del tutto il motivo del fallimento del progetto, ma la sua rivelazione mostrano ancora una volta sia la natura violenta della lotta armata della rete Haqqani che la ramificazione territoriale a Kabul e dintorni di Jalaluddin e Sirajuddin Haqqani.

Nel 2018 vi è l’accordo tra Usa e talebani per un processo di stabilizzazione del Paese che porti al ritiro della coalizione occidentale. Nella primavera del 2021 molti contingenti lasciano l’Afghanistan e i talebani iniziano ad avanzare. Il 15 agosto 2021 gli studenti coranici entrano a Kabul e riprendono il potere dopo 20 anni.

Sirajuddin Haqqani diventa subito uno dei principali nomi del nuovo emirato talebano. A lui e alla sua rete vengono delegati i compiti della gestione della sicurezza di Kabul. Una circostanza che attira molte critiche alla nuova leadership talebana. Il 7 settembre 2021 il nome di Sirajueddin è tra quelli annunciati per il nuovo governo. Il figlio del fondatore della rete è, in particolare, nominato ministro dell’Interno.