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Aum Shinrikyo, i terroristi apocalittici del Sol Levante

Attesa messianica e velleità apocalittiche. Lettura degli astri e cristianesimo esoterico. Antiamericanismo e tantra di Guhyasamaja. Yoga e taoismo. Salvazione e violenza redentrice. E, soprattutto, sarin. Tanto sarin. Di cosa si sta scrivendo? Di Aum Shinrikyo, la setta apocalittica dell’autoproclamato messia Shoko Asahara che nel 1995 si rese responsabile dell’attentato alla metropolitana di Tokyo e di una guerra irregolare al governo giapponese. Questa è la sua storia.

Aum Shinrikyo (let. “la verità suprema dell’Aum”) viene fondata a Tokyo nel 1987 dall’eclettico esoterista Shoko Asahara, al secolo Chizuo Matsumoto. Inizialmente concepita come associazione religiosa, dedita a pratiche meditative e yogistiche, Aum Shinrikyo avrebbe attratto sin dai primordi l’attenzione del pubblico e della stampa per via della sua capacità di fare proseliti all’interno delle più prestigiose università giapponesi.

Modernità occidentale, secolarizzazione e capitalismo avevano privato il Giappone della sua identità primigenia, rendendolo un guscio vuoto e in balìa delle onde del mondo, e Asahara era apparentemente in grado di offrire una valida alternativa spirituale a quanti la ricercassero. Un’alternativa innovativa, sui generis e, per quanto idiosincratica – poiché mescolante elementi di apocalittismo protestante, astrologia cinese, buddhismo esoterico, escatologia induista e taoismo –, incredibilmente ammaliante.

Il “piano di salvazione” di Aum Shinrikyo avrebbe reso Asahara benestante – grazie alle donazioni degli adepti – e trasformato l’associazione religiosa in una piccola fabbrica di pensiero dissidente, reazionario e controculturale, dotata di riviste, luoghi di svago e centri per l’elevazione intellettivo-spirituale dei membri – raggiungibile, quest’ultima, attraverso meditazione e rituali sotto effetto di allucinogeni.

Che Aum Shinrikyo non era un culto come gli altri, per quanto tremendamente popolare tra i giovani, le autorità lo avrebbero intuito nel febbraio 1989, in occasione dell’assassinio di un membro ribelle, “punito” dai correligionari perché in procinto di abbandonare l’organizzazione. Di lì a breve, in novembre, un altro evento avrebbe gettato nuove ombre su Asahara: la sparizione dell’attivista e avvocato anti-sette Tsutsumi Sakamoto (e della sua famiglia), che aveva duramente criticato Aum Shinrikyo in televisione e minacciato di chiederne lo scioglimento alla giustizia.

Il fiato sul collo delle autorità, accompagnato dal crescendo di critiche e dubbi nell’opinione pubblica e dalla distanza di sicurezza mantenuta dal mondo accademico, avrebbe condotto Asahara sull’orlo della follia. Ubriaco di potere, e persuaso di essere il Messia reincarcato – l’Agnello di Dio –, Asahara avrebbe progressivamente trasformato Aum Shinrikyo da un culto aperto, perché impegnato nell’evangelizzazione e pronto al confronto pubblico, ad una setta chiusa, intrinsecamente sovversiva e propensa alla violenza.

La sparizione della famiglia Sakamoto, precorritrice del mutamento mefistofelico di Aum Shinrikyo, sarebbe stata seguita dal tentato omicidio del mangaka Yoshinori Kobayashi – reo di aver fatto satira sulla setta – e da un fallito attentato all’antrace, non rivendicato, in un sobborgo di Tokyo nel luglio 1993.

Nei primi anni Novanta la setta apocalittica aveva messo radici ovunque, dalla Russia all’Australia, e disponeva di un piccolo esercito, colto e professionale, i cui membri erano specializzati in una varietà di arti: dalla speculazione finanziaria alla produzione di agenti nervini. Questi ultimi, dal GB (altresì noto come sarin) al VX, sarebbero stati manifatturati in grandi quantità, a partire dal 1993, nei laboratori clandestini che la setta aveva messo in piedi dall’Estremo Oriente all’Oceania.

Ostracizzazione sociale, indagini e satira avevano convinto Asahara a cambiare idea sul Giappone: non era meritevole di redenzione, anche perché non avrebbe mai accettato il messaggio salvifico di Aum Shinrikyo, quanto di una severa e tremenda punizione. Avrebbe dovuto essere la prima nazione della Terra a entrare nella Fine dei tempi, a vivere l’Apocalisse. Apocalisse che, comunque, Asahara riteneva fosse prossima ad abbattersi sul mondo intero e alla quale sarebbero sopravvissuti soltanto gli eletti di Aum Shinrikyo.

Dopo un anno passato a condurre esperimenti sulla diffusione aviaria di agenti nervini, usando come teatri alcuni appezzamenti di terreno con animali acquistati all’estero, Asahara avrebbe compiuto l’atto primo della sua personale guerra al Giappone la sera del 27 giugno 1994, liberando del sarin a Matsumoto. Bilancio: otto morti, più di cinquecento feriti.

La guerra sarebbe proseguita per tutto l’anno, in maniera anonima – l’assenza di rivendicazioni come funzionale a creare spaesamento tra gli inquirenti – e attraverso operazioni su piccola scala, come omicidi di gente scelta a caso e dispersione nell’aria di piccoli quantitativi di agenti nervini. Traghettare il Giappone verso l’Armageddon a mezzo di una guerra civile molecolare, diffondendo la “morte a gocce”, questo era lo scopo di Aum Shinrikyo.

La mattina del 20 marzo 1995, dopo un anno di mini-attentati e omicidi, Asahara avrebbe deciso che fosse giunto il momento di dare inizio all’Apocalisse. I soldati di Aum Shinrikyo salirono su cinque vagoni dell’affollata metropolitana di Tokyo, liberando nell’aria il sarin di cui erano carichi. L’attentato avrebbe provocato quattordici morti e oltre cinquemila feriti.

Gli investigatori sarebbero risaliti ad Aum Shinrikyo nell’arco di una settimana, trovando prove inconfutabili del coinvolgimento della setta nell’attentato alla metropolitana, e negli attacchi precedenti, durante le perquisizioni a tappeto effettuate in tutto l’arcipelago.

Nei laboratori e nei magazzini della setta apocalittica fu trovato un vero e proprio arsenale: agenti nervini, antrace, armi da fuoco, colture cellulari di ebola, esplosivi e persino un elicottero militare Mil Mi-17. Il materiale grezzo per la produzione di armi chimiche in disponibilità della setta, stando ai calcoli degli inquirenti, avrebbe consentito l’assassinio potenziale di almeno quattro milioni di persone.

La privazione dell’arsenale di armi batteriologiche, biologiche e chimiche e la maxi-campagna di arresti non avrebbero comunque sancito la fine di Aum Shinrikyo. O, perlomeno, non subito. Il 30 marzo, cioè a soli dieci giorni di distanza dall’attentato, cercarono di assassinare Takaji Kunimatsu, il capo dell’Agenzia di polizia nazionale. Il 5 maggio ebbe luogo una tentata strage con acido cianidrico alla stazione Shinjuku di Tokyo, e undici giorni dopo un pacco bomba diretto al governatore di Tokyo, Yukio Aoshima, avrebbe mutilato le mani del suo segretario. Il 4 luglio, infine, furono tentati altri attacchi con acido cianidrico alla metropolitana della capitale.

Asahara, datosi alla macchia nel dopo-attentato alla metropolitana, fu tratto in arresto il 16 maggio, ovvero nel vivo della guerra allo Stato di Aum Shinrikyo. Al successivo processo, date la gravità dei reati commessi e l’evidenza probatoria emersa dalle indagini, sarebbe stato condannato a morte.

Aum Shinrikyo è stata privata dello status di entità religiosa legalmente riconosciuta nel 1995, dichiarando bancarotta l’anno seguente. Nonostante tutto, nonostante gli attentati e il lavaggio del cervello effettuato sui membri, non è mai stata dichiarata fuorilegge e questo le ha consentito di sopravvivere fino ai giorni nostri.

Ribattezzata Aleph – prima lettera degli alfabeti fenicio ed ebraico – nel 2000, l’organizzazione, oggi, rigetta l’utilizzo della violenza e ha riformulato gran parte delle teorie fondative di Asahara, stemperandone l’apocalitticità, accentuandone il carattere meditativo e ristabilendo il focus sul potenziamento della mente umana. Viene costantemente sorvegliata dalle autorità, deve notificare alla giustizia o a chi di dovere ogni cosa che la riguarda – dall’entrata di un nuovo membro ad una pubblicazione –, ma, in ragione dell’assenza di legami con la setta degli anni Novanta, i più tendono a considerarla un’entità distinta, a se stante, per quanto fonte di preoccupazione e diffidenza.

Se è vero che Aleph e Aum Shinrikyo sono due realtà separate, indipendenti l’una dall’altra, allora è lecito dubitare che la seconda non sia mai del tutto morta. E, difatti, alcuni eventi sembrano indicare che Aum Shinrikyo – quella vera, originale, fedele al disegno distruttivo di Asahara – sia in qualche modo sopravvissuta, utilizzando il buio come scudo, e che riemerga quando necessario, cioè quando va eseguita una condanna a morte, quando va effettuato un regolamento di conti.

Diversi sono i fatti di sangue che hanno spinto gli inquirenti a mettere in dubbio l’effettiva morte di Aum Shinrikyo e, tra questi, i più degni di nota sono sicuramente l’assassinio del deputato Koki Ishii – membro del Comitato anti-Aum Shinrikyo ai tempi del processo Asahara –, ucciso il 25 ottobre 2002 per ragioni mai chiarite, e l’attentato automobilistico di Tokyo del 1 gennaio 2019 – causa di nove feriti –, condotto da Kazuhiro Kusakabe per vendicare l’esecuzione di Asahara, giustiziato il 6 luglio dell’anno precedente.

Una cosa è certa: che sia morta, oppure semplicemente in letargo, Aum Shinrikyo continua a far paura e il suo spettro sembra essere destinato a tormentare il Giappone per molto tempo.

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