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Walter Rauff, il nazista che non poteva essere catturato

Quello che il teorico della supremazia ariana Alfred Rosenberg aveva rinominato il Mito del ventesimo secolo, cioè il nazionalsocialismo, è nato e morto con Adolf Hitler, ma molti dei suoi seguaci, come è noto, sarebbero riusciti a divincolarsi dalle grinfie degli Alleati, dalla giustizia di Norimberga e dalla vendetta del Mossad e dei caccia-nazisti israeliani.

Furono molti, moltissimi, i nazisti che, sopravvissuti alla caduta del Terzo Reich, acquisirono una nuova identità e iniziarono una nuova vita altrove, lontano dall’Europa. Alcuni fuggitivi trovarono protezione in Medio Oriente, come Johann von Leers, ma la maggior parte di loro – tra i novemila e i dodicimila – scelse come meta le Americhe Latine. E tra coloro che ripartirono da zero nel subcontinente latinoamericano, mettendo il proprio cervello a disposizione di vari governi e servizi segreti, vi fu uno dei più grandi esecutori dell’Olocausto: Walter Rauff.


Walter Rauff nacque in quel di Köthen il 19 giugno 1906. Allevato secondo un’educazione rigida e militare, incardinata sulla disciplina, Rauff avrebbe intrapreso la carriera militare una volta compiuti diciotto anni.

Nostalgico di un’epoca mai realmente vissuta, quella dell’Impero, Rauff si sarebbe avvicinato agli ambienti neo-guglielmini, protonazisti e anti-weimariani già in adolescenza. E l’entrata nelle forze armate, avvenuta nel 1924, non sarebbe stata che la foce naturale di un percorso introspettivo e ideologico cominciato da adolescente.

Arruolatosi nella Reichsmarine, la Marina tedesca riformata nel primo dopoguerra, Rauff avrebbe quivi conosciuto persone con le quali si sarebbe reincontrato anni dopo. Persone come Reinhard Heydrich, il futuro braccio destro di Heinrich Himmler e direttore dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, con il quale Rauff avrebbe instaurato un rapporto di profonda amicizia.

Rauff avrebbe fatto carriera nella Reichsmarine, sino ad ottenere il grado di tenente, e con le navi battenti la bandiera tedesca avrebbe visto il mondo, servendo tra la penisola iberica, l’Atlantico e l’America meridionale. L’ascesa di Adolf Hitler, però, lo avrebbe spinto a fare ritorno in patria e a vestire una nuova casacca: quella nazista.

Le strade di Rauff e Heydrich si sarebbero incrociate nuovamente negli anni Trenta. Heydrich era divenuto uno dei principali esponenti del Terzo Reich, essendo a capo dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich e della Gestapo, mentre Rauff era un insofferente membro della Marina alla ricerca di una meta. Meta che avrebbe trovato lontano dai mari, in patria, in quanto aiutato dall’amico di vecchia data a fare ingresso nell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich.

La Seconda guerra mondiale si sarebbe rivelata l’opportunità di scalare i gradoni della piramide nazista. Dopo aver diretto le operazioni in Norvegia del Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle SS, Rauff fu successivamente coinvolto nello sviluppo delle camere a gas.



Nel 1942 fu inviato dal Sicherheitsdienst in Tunisia per supervisionare la persecuzione della comunità ebraica locale; un ruolo svolto per un anno, all’ombra della campagna africana di Erwin Rommel, che si sarebbe concluso con la morte di oltre 2.500 ebrei tunisini e con il trasferimento nella Reichsbank di oltre quaranta chilogrammi di ori e gioielli a loro appartenuti.

Nel 1943, dopo aver concluso la campagna antigiudaica in Tunisia, Rauff fu inviato in Italia settentrionale per dirigere le le cacce all’uomo della Gestapo e del Sicherheitsdienst in loco. Cacce che da Milano a Torino, passando per Genova, erano principalmente dirette contro due categorie di persone: partigiani ed ebrei.

Rauff fu catturato dagli Alleati sul finire della guerra e trasferito in un campo di prigionia nei pressi di Rimini in attesa di giudizio. In tribunale, però, non ci sarebbe mai arrivato. Dopo essere fuggito dal sito, con la vociferata complicità di Alois Hudal avrebbe acquisito una nuova identità, prendendo una nave per l’estero e facendo perdere ogni sua traccia.

Il nazista sarebbe riapparso in pubblico tre anni dopo, nel 1948, quando fu avvistato a Damasco in compagnia dell’allora presidente siriano Husni al-Za’im, dal quale era stato assunto per scrivere un piano d’azione contro il neonato stato di Israele. Terminata la prima guerra arabo-israeliana, con la sconfitta del fronte filopalestinese e la detronizzazione di al-Za’im, Rauff avrebbe abbandonato il Medio Oriente alla ricerca di lidi più sicuri. Ed è a questo punto che realtà, leggende e teorie del complotto cominciano a mescolarsi.

Rauff, secondo delle teorie corroborate da alcuni e smentite da altri, sarebbe fuggito dal Medio Oriente perché avrebbe completato la missione: sabotare l’agenda anti-israeliana delle potenze arabe. Secondo dei documenti declassificati della CIA, invero, l’ex nazista sarebbe stato assoldato dal Mossad per carpire i piani militari di siriani ed egiziani, giocando un ruolo fondamentale nel determinare l’esito della guerra, e ripagato per l’aiuto dato con un salvacondotto per l’America Latina.



In teoria, Rauff era un fuggitivo, perché ricercato per l’assassinio di circa centomila ebrei. In pratica, nessuno lo cercava e lui, di conseguenza, non si nascondeva. Libero da ogni forma di pressione, contrariamente a molti ex colleghi, Rauff avrebbe potuto camminare alla luce del giorno e mettere persino in piedi delle profittevoli attività commerciali tra Argentina ed Ecuador.

A partire dal 1958, e fino al 1963, Rauff avrebbe arrotondato le entrate mensili esperendo delle attività spionistiche per il Servizio di Intelligence Federale della Germania Ovest. Attività illegali, inquadrabili nel contesto della Guerra fredda, e alle quali avrebbe posto fine il governo tedesco dopo essersene venuto a conoscenza.

Rauff fu fatto oggetto di una richiesta di estradizione nel 1962, ma dalle autorità cilene non fu mai consegnato alle controparti tedesche. Era ritenuto intoccabile. Sapeva troppe cose. Era a capo di un piccolo impero economico che gli era valso la protezione dei potenti.



Il Mossad, forse incoraggiato dall’onda emotiva suscitata dal caso Eichmann, nella seconda metà degli anni Sessanta avrebbe cominciato a pianificare il rapimento di Rauff. L’impresa, però, si sarebbe rivelata più ardua del previsto. Dopo vari tentativi infruttuosi, inclusa un’incursione nel suo alloggio, il potente servizio segreto di Israele avrebbe sperimentato ulteriori difficoltà con l’avvento della dittatura pinochetista.

Rauff, consapevole di essere ricercato dal Mossad, a partire dal 1973 si sarebbe trasformato in un fantasma. Continuava a gestire le sue attività, ma senza mai recarvisi direttamente. Continuava a vivere in Cile, ma senza farsi vedere. Di lui si sapeva soltanto che era coperto da Augusto Pinochet, che aveva aiutato nella costituzione della temibile Direzione di Intelligence Nazionale e che per questo era diventato un suo protetto.

Pinochet avrebbe mantenuto la parola data a Rauff sino all’ultimo momento e dimostrandolo in più occasioni: dall’arresto della caccia-nazisti Beate Klarsfeld, entrata in Cile nel 1984, al rifiuto di una richiesta di estradizione formale inoltrata da Israele.

La lealtà incondizionata di Pinochet avrebbe permesso a Rauff di godersi l’anzianità e di morire da uomo libero sul proprio letto, nella propria dimora di Santiago, il 14 maggio 1984.

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