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Rudolf Hess, il nazista del mistero

L’epopea nazista non è durata mille anni come avrebbe voluto Adolf Hitler, ma quei dodici anni sono stati sufficienti a catalizzare l’entrata della storia e dell’umanità in una nuova era: l’era della guerra fredda, della decolonizzazione e della fine definitiva del sistema europeo degli Stati. E ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, quella nazista continua ad essere la saga storica che, più di ogni altra – anche più del confronto egemonico tra Stati Uniti e Unione sovietica –, stuzzica maggiormente la fantasia di scrittori e sceneggiatori. Le ragioni alla base dell’eterno interesse verso il nazismo sono molteplici, poiché spazianti dalla curiosità antropologica alla trasmissione della memoria e dalla ricerca storica alla fascinazione verso il lato misterico e misticistico che ha connotato il “Mito del ventesimo secolo” sin dai primordi. Perché il nazismo non fu soltanto odio e guerra, ma fu anche criptoarcheologia, esoterismo, occultismo, teosofia e ufologia. Perché il nazismo non fu soltanto Joseph Goebbels, ma fu anche il ricercatore del Graal Otto Rahn, il mistico Karl Maria Wiligut e l’enigmatico Rudolf Hess.

Rudolf Walter Richard Hess nasce ad Alessandria d’Egitto il 26 aprile 1894. Primogenito di Johann Fritz Hess e Klara Hess, una coppia appartenente alla classe alta, Rudolf avrebbe goduto della compagnia di un fratello e di una sorella di lì a breve, rispettivamente nati nel 1897 e nel 1904. Insieme ai fratelli e ai genitori avrebbe trascorso la prima parte dell’infanzia in Egitto, all’epoca sotto occupazione britannica, vivendo tra gli agi permessi dagli introiti dell’impresa commerciale del padre, la Heß & Co., e ricevendo un’educazione sui generis. Hess, invero, viene cresciuto più da Evelyn Baring, un conte di nazionalità britannica ed amico di famiglia, che dai genitori, costantemente lontani a causa del lavoro. Da lui, il conte Baring, il giovane Hess avrebbe imparato ad amare la cultura britannica, a credere nelle teorie nordiche del razzismo scientifico e a sostenere quello che all’epoca veniva definito il “fardello dell’uomo bianco”: l’ineluttabile necessità della colonizzazione a scopo civilizzatrice dei popoli non bianchi. Idee che lo avrebbero condizionato profondamente, conducendolo, una volta adulto, a sposare la causa nazista. Durante la Grande Guerra, il grande spartiacque del Novecento, Hess si sarebbe arruolato nell’esercito dell’impero tedesco, venendo successivamente premiato con una croce di ferro e una croce al merito per il coraggio mostrato nei campi di battaglia. Nel corso della medesima esperienza, inoltre, sarebbe stato introdotto all’arte dell’aviazione. Un’arte che avrebbe rispolverato parecchi anni dopo, in occasione del celebre volo magico verso l’Inghilterra.

Hess è stato uno dei primi tedeschi a subire la fascinazione di quel pittore reinventatosi politico rispondente al nome di Adolf Hitler. I due si conobbero nell’immediato Dopoguerra, durante una marcia a Monaco di Baviera, e tra loro sarebbe nato subitaneamente un legame tanto intenso quanto genuino. Innumerevoli i punti in comune alla base dell’idillio: l’esperienza di guerra, l’avversione nei confronti della Repubblica di Weimar, l’anticomunismo spasmodico, la passione per l’occulto e, ultimo ma non meno importante, l’antigiudaismo. Hess, proprio come Hitler, credeva che la Germania avesse perduto la guerra a causa della “coltellata alla schiena” (Dolchstoßlegende) presumibilmente ricevuta da quinte colonne operanti all’interno della nazione, in particolare ebrei e simpatizzanti bolscevichi. Non un fato tragico provocato dall’accerchiamento incontenibile della Triplice intesa e dei suoi alleati, ma un tremendo “nazionicidio”. I due decisero che andava fatto qualcosa: andava arrischiato un colpo di mano. E lo avrebbero tentato veramente, la sera dell’8 novembre 1923, a Monaco di Baviera. Alla fine dell’insurrezione, terminata con venti morti e altrettanti tra feriti e arrestati, per il duo si sarebbero aperte le porte del carcere di Landsberg, dove avrebbero lavorato insieme alla Bibbia del nazismo: il Mein Kampf. Le esperienze del tentato golpe e della carcerazione li avrebbero avvicinati ulteriormente, saldando il loro rapporto e rendendolo inossidabile, a prova di rottura ed erosione. Hess, divenuto il segretario del futuro cancelliere, accompagnava Hitler sempre e comunque, ad ogni evento e in ogni città. Nel 1933, a dittatura instaurata, Hess sarebbe stato ricompensato egregiamente per i servigi resi a Hitler in quel decennio di amicizia – incluso il salvargli la vita nei primi anni Venti nel corso di un attentato marxista -, venendo eletto vice Führer. Diverse le mansioni ricoperte, le funzioni svolte e gli argomenti trattati in qualità di vice Führer, tra le quali risultano e risaltano la co-gestione delle relazioni internazionali, lo stabilimento di rapporti con le minoranze tedesche all’estero – sua l’idea di fondare la Direzione generale del benessere dei tedeschi etnici (Hauptamt Volksdeutsche Mittelstelle) –, la preparazione dei discorsi al pubblico di Hitler e l’organizzazione dei grandi eventi del Partito nazista. Fu un sostenitore della causa antiebraica dalla prima ora, vedendo la longa manus di una presunta internazionale giudeo-bolscevica un po’ ovunque – dalla sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale allo scoppio della guerra civile spagnola – e contribuendo, coerentemente con il proprio credo, dapprima alla formulazione e all’implementazione delle leggi di Norimberga – la prima legislazione antisemita del Terzo Reich, datata 1935 – e dipoi al trattamento della cosiddetta “questione ebraica” durante la Seconda guerra mondiale.

Attratto dall’astrologia, dalla numerologia e dall’occulto sin dalla gioventù, Hess è stato sicuramente uno dei membri dell’élite nazista più votati all’enigma, vicini all’arcano e convinti dell’esistenza di un complotto giudeo-bolscevico per il dominio del mondo. Entrò a far parte del più noto incubatore di nazisti, la misterica e misteriosa Società Thule, nell’immediato primo dopoguerra, ivi trovando un ambiente in cui approfondire le teorie sugli uomini e sulle relazioni internazionali alle quali era stato introdotto in gioventù dal conte Baring. Allo scoppio della guerra, sostenuto dall’amico Karl Haushofer – uno dei padri della geopolitica contemporanea –, tentò di aprire un canale di dialogo segreto con la famiglia reale britannica ai fini della chiusura del fronte occidentale e del raggiungimento di un’intesa. I britannici, credeva Hess, avrebbero dovuto capire, apprezzare e appoggiare il progetto hitleriano, perché custodi del destino della civiltà europea e a capo della massoneria mondiale. Senza il loro supporto determinante, in breve, la guerra per il futuro dei bianchi europei sarebbe stata persa.

Dopo aver atteso invano delle risposte dai reali britannici contattati a mezzo lettera, nonché informato Hitler delle proprie intenzioni, il 10 maggio 1941 Hess avrebbe preso il volo per la Gran Bretagna. Da solo. L’azzardo gli sarebbe costato la fiducia del Führer – almeno in apparenza – e la traduzione in arresto una volta toccato il suolo britannico. Ed è a questo punto, a partire dal 10 maggio 1941, che storia e speculazione confluiscono in un solo fiume, mescolandosi sino a divenire un tutt’uno indistinto e inscindibile, investendo Hess del manto che gli è sempre e legittimamente appartenuto: quello del mistero. All’amico Albert Speer, l’architetto di Hitler, Hess avrebbe confidato di aver ricevuto l’ordine da una delle forze sovrannaturali con le quali dialogava attraverso i sogni. E questa eminenza grigia ed invisibile, che non poteva mentire, gli aveva ordinato di proporre ai britannici un’alleanza in chiave antisovietica basata su un irrefutabile do ut des: a Berlino l’Europa, a Londra l’impero.

Il piano non ebbe successo, come è noto, ma Hess non avrebbe addossato la responsabilità né su se stesso né su quell’entità preternaturale con la quale era in contatto. Perché nel corso della detenzione, isolato dal mondo ma in compagnia di quelle forze ultraterrene, Hess avrebbe scoperto come Winston Churchill e la dirigenza britannica fossero stati condizionati mentalmente, e a loro insaputa, dall’internazionale ebraica. Dichiarazioni che lo avrebbero condotto a ricevere frequenti visite psichiatriche durante l’intero periodo detentivo, perché sospettato di soffrire di disturbi mentali, ma che lui non avrebbe mai rinnegato, neanche nel dopoguerra.

A questo punto, dopo aver ricostruito gli eventi, la domanda sorge spontanea: Hess era uno squilibrato che aveva perduto il senno o un fedelissimo di Hitler realmente persuaso dell’imperativo di quella “missione per l’umanità” e di essere in contatto con esseri soprannaturali? Alcuni eventi sembrano suggerire che la risposta più probabile possa essere la seconda. Perché Hess non avrebbe agito da solo, come si suol credere, avendo ricevuto la benedizione di aristocratici, massoni e “preti neri”, ovvero i seguaci dell’occultismo. E tra i sostenitori di quella missione, sulla quale mai è stata fatta completamente luce, figura il più celebre occultista del Novecento, Aleister Crowley, altresì noto come la Bestia.

L’influente Crowley, parimenti a Hess, credeva nella necessità di un’intesa tedesco-britannica tesa alla salvaguardia della civiltà europea, o meglio di quel che restava della razza ariana, e avrebbe cercato di aiutare il nazista come e quanto possibile, perché incuneato nei circoli britannici che contavano. L’oscura alleanza tra le sette teosofiche, massoniche e occultistiche di Londra e Berlino, però, non riuscì ad esercitare abbastanza pressione su Churchill. Il resto è storia.

Figurante al banco degli imputati di Norimberga, Hess sarebbe stato giudicato per crimini contro la pace e condannato all’ergastolo. Tradotto al carcere di Spandau, quivi avrebbe trovato la morte il 17 agosto 1987, alla veneranda età di 93 anni, dopo aver accusato ripetutamente le autorità di volerlo assassinare e dopo aver tentato ripetutamente il suicidio.

La sua morte, così come la sua vita, resta avvolta dal mistero. Perché secondo il resoconto ufficiale, l’anziano Hess, fallito ogni tentativo di rilascio per via dell’età avanzata e dei problemi di salute, si sarebbe tolto la vita stringendosi una corda al collo. Un suicidio, accompagnato da una lettera di commiato, al quale, però, non hanno mai creduto l’avvocato di Hess, i suoi parenti e una piccola platea di amanti delle teorie del complotto.

Troppo in là con l’età, nonché gravemente debilitato dal punto di vista fisico, gli scettici ritengono che Hess sia stato ucciso dai servizi segreti britannici perché in procinto di rivelare segreti compromettenti sulla Seconda guerra mondiale, più nello specifico relativi al suo “volo magico” in Scozia. Speculazioni, nient’altro che speculazioni, che, però, continuano a mantenere in vita quell’anti-mito che fu Rudolf Hess, il nazista del mistero la cui rocambolesca missione di pace avvenne con la benedizione dell’internazionale esoterica e di uno dei suoi padrini, lo stregone Aleister Crowley.