Nazisti cercansi: la storia dell’operazione Paperclip

Il nazismo viene giustamente ricordato per aver prodotto alcuni dei criminali dall’istinto genocidiale più spietati del ventesimo secolo, come Heinrich Himmler e Martin Bormann. Criminali che avrebbero sfogato i loro istinti genocidi tanto nei campi di battaglia quanto nei campi di concentramento, pianificando e gestendo l’eliminazione di intere popolazioni, e che hanno macchiato indelebilmente l’immagine della nazione tedesca.

Scrivere e parlare dell’altro lato del nazismo, quello separato da barbarie e suprematismo razziale, non è mai stato semplice – e mai lo sarà -, ma è l’unico modo che la storiografia ha avuto per risalire alle origini e alle ragioni di quello che Alfred Rosenberg aveva ribattezzato il Mito del ventesimo secolo. Un mito incardinato su narrative antiche, quali quelle del Blut und Boden, del Volk ohne Raum e del Drang nach Osten, e che, feroci criminali a parte, magnetizzò un esercito di esoteristi ed occultisti, nonché di geni delle scienze civili e militari. Geni che un po’ tutti nel secondo dopoguerra, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica, avrebbero cercato di sottrarre al Tribunale di Norimberga, barattandone la libertà in cambio dei loro segreti, delle loro doti fuori dal comune.

La grande fuga dei cervelli nazisti, che in terra sovietica assunse il nome di operazione Osoaviakhim, negli Stati Uniti avvenne in diverse fasi, e prendendo nomi differenti, ma una soltanto contribuì in maniera effettiva e determinante a cambiare il corso della storia, della Guerra fredda, permettendo all’Impero della Libertà di assurgere allo status di iperpotenza: l’operazione Paperclip.

Paperclip è il nome con il quale si fa riferimento ad un’operazione segreta, esperita congiuntamente da JIOA e CIC – tra i predecessori della Central Intelligence Agency – e che, tra il 1945 e il 1959, avrebbe comportato il trasferimento nei laboratori militari a stelle e strisce di circa 1.500-2.000 scienziati nazisti.

Nata con l’obiettivo di dare impeto alla ricerca bellica degli Stati Uniti, date l’emergente competizione egemonica con l’Unione Sovietica e la conoscenza del programma Osoaviakhim, Paperclip avrebbe espresso il proprio potenziale verso la metà della guerra fredda, più precisamente nel contesto della corsa allo spazio.

Il principio di Paperclip fu Overcast, un’operazione dello Stato maggiore congiunto (JCS, Joint Chiefs of Staff) avente delle simili finalità e concepita nel luglio 1945, ovverosia a seconda guerra mondiale ancora in corso. Poco più di un anno dopo, verso la fine del 1946, Overcast sarebbe divenuta ufficialmente Paperclip, su ordine dell’allora presidente Harry Truman.

Fu a partire da quell’anno, dal 1946, che gli agenti segreti della Casa Bianca si sarebbero messi sulle tracce delle più eminenti menti dell’era nazista. E a rendere un successo questa caccia all’uomo, o meglio al cervello, fu il maggiore Robert J. Staver, che utilizzò un elenco di nomi compilato dai nazisti durante l’operazione Barbarossa, e noto come la “lista Osenberg”, per semplificare e sveltire le operazioni di ricerca.

Almeno 1.800, fra tecnici e scienziati nazisti, sarebbero stati trasferiti segretamente dalla Germania Ovest agli Stati Uniti entro il 1947. E come questi (ex) nazisti furono convinti a cambiare sponda, accettando di collaborare con il distruttore del Terzo Reich, è storia nota: salvazione assicurata dai giudici di Norimberga, mantenimento a carico del governo e, non meno importante, diritto al ricongiungimento familiare. Quest’ultimo punto avrebbe elevato il numero degli ingressi da 1.800 a 5.500, considerando che moglie, figli/e e nipoti costituivano una realtà di 3.700 persone.

Il compromesso valeva la candela: in gioco, più che la prima posizione in un’ordinaria corsa alle armi, v’era la vittoria nell’allora emergente guerra fredda contro l’Unione sovietica, un nano economico ma gigante militare che, similmente alla Germania nazista, aspirava a riscrivere il mondo a propria immagine e somiglianza.

Per battere quel nemico temibile, che aveva rapidamente trasformato Hitler in un ricordo sbiadito, gli agenti dell’operazione Paperclip avrebbero individuato e portato negli Stati Uniti i più grandi geni dell’era nazista, giustificando tale trasferimento in termini di “riparazione intellettuale”.

Nel lungo elenco dei cervelli salvati da Norimberga, e sottratti a Mosca, si sarebbero contraddistinti per importanza, capacità ed impatto storico:

  • Herbert A. Wagner, inventore dei missili Henschel Hs 293.
  • Wernher von Braun, co-sviluppatore dei missili V2.
  • Eberhard Rees, co-sviluppatore dei missili V2.
  • Kurt Lehovec, fisico.
  • Hans Ziegler, ingegnere aerospaziale.
  • Adolf Busemann, ingegnere aerospaziale.
  • Hermann Oberth, considerato uno dei padri fondatori della missilistica e dell’astronautica.
  • Walter Haeussermann, ingegnere aerospaziale.
  • Hans Hollmann, specialista dell’elettronica.
  • Helmut Hoelzer, inventore.
  • Fritz Karl Preikschat, inventore.
  • Johannes Plendl, fisico.

Si stima che, fra brevetti e relativi processi industriali, l’operazione Paperclip abbia fruttato agli Stati Uniti un totale di dieci miliardi di dollari nel corso della Guerra fredda. Tuttavia, non fu per i possibili benefici economici, incalcolabili e imprevedibili nel 1946, che l’amministrazione Truman avrebbe benedetto quell’attrazione di cervelli sui generis: fu per la gloria. E la storia, poco più di quattro decadi dopo, gli avrebbe dato ragione.

Non le illazioni, ma i fatti, sono la prova che se Paperclip non avesse avuto luogo, gli Stati Uniti, forse, non avrebbero vinto la guerra fredda. O se l’avessero vinta, comunque, sarebbe stato con più difficoltà e impiegando un tempo significativamente maggiore. Una visione degli eventi che, lungi dall’essere una esagerazione, può essere pienamente compresa soltanto attraverso un’adeguata enumerazione dei traguardi e delle scoperte degli ex cervelli del Führer in terra americana:

  • Hans Ziegler sarebbe divenuto il padre del primo programma di elettronica militare statunitense, curando personalmente la fabbricazione dei primi satelliti artificiali e gettando le basi per l’introduzione dell’energia solare nel dibattito tecnologico. Nel 1963 fu insignito di una medaglia al merito dal Dipartimento della Difesa per i servizi resi agli Stati Uniti.
  • Kurt Lehovac avrebbe rivoluzionato il mondo dell’elettronica – non soltanto statunitense –, pionierizzando il circuito integrato, le batterie al litio, i dispositivi LED e le celle solari. A lui si deve, inoltre, il perfezionamento del metodo di isolamento della giunzione p-n.
  • Hans Hollmann viene ricordato per il contributo dato alla nascita della cibernetica e al potenziamento della tecnologia radar. A lui si deve, per di più, l’avvio delle ricerche militari su un argomento sino ad allora, e ancora oggi, fantascientifico: il teletrasporto di esseri umani.
  • Helmut Hoelzer è passato alla storia come l’inventore del primo computer analogico elettronico.
  • Johannes Plendl, co-padre fondatore della meteorologia spaziale, avrebbe aiutato il connazionale basato in Europa, Karl-Otto Kiepenheuer, a realizzare la prima prima rete di stazioni per l’osservazione dell’attività solare adibite ad uso militare.
  • Heinz Schlicke avrebbe spianato la strada alla tecnologia stealth.
  • Hubertus Strughold è stato il creatore della medicina spaziale.
  • Erich Traub aiutò la Casa Bianca ad avviare il proprio programma di armamento biologico.
  • Friedwardt Winterberg, insignito di una medaglia per le scoperte nel campo della propulsione nucleare ad impulso, viene ricordato per aver partecipato alla scrittura dell’Iniziativa di Difesa Strategica dell’amministrazione Reagan e per inaugurato i primi studi sui viaggi interstellari.
  • Fritz Karl Preikschat, veridico uomo universale – ventitré patenti in campi diversi tra loro, dall’aviazione civile alle telecomunicazioni –, avrebbe spianato la strada alla produzione dei primi veicoli a propulsione ibrida.

L’elenco dei nazisti redenti che hanno cambiato la storia degli Stati Uniti, e del mondo intero, non inizia con Ziegler e non termina con Preikschat. Perché molti di più furono i geni insigniti di medaglie al valore per le invenzioni e le innovazioni apportate nel militare e nel civile.

Tra coloro che non sono stati ancora citati, semplicemente perché meritevoli di uno spazio a parte, vanno ricordati Wernher von Braun e la sua squadra di visionari, in larga parte composta da colleghi nella base di Peenemünde catapultati negli Stati Uniti, tra i quali Eberhard Rees, William August Schulze, Hans Fichter, Walter Haeussermann, Gerhard Reisig, Hermann Oberth, Kurt Debus, Arthur Rudolph e Georg von Tiesenhausen.

Von Braun e i colleghi di Peenemünde, insieme, avrebbero messo la firma sull’intero programma spaziale degli Stati Uniti, scrivendolo e gestendolo da cima a fondo, occupandosi chi delle tute spaziali, come Oberth, chi delle rampe di lancio, come Debus, chi della tecnologia missilistica, come Reisig, e chi dei sistemi di navigazione dei razzi, come Haeussermann. E infine, uno di loro, il più dotato, avrebbe avuto il mandato unico di occuparsi di quasi ogni mansione, dall’architettura del Saturn V alla formazione degli astronauti. Quel qualcuno sarebbe stato von Braun.

Per il contributo inestimabile dato al successo delle missioni Apollo, von Braun, Debus, Rees, Rudolph e Geissler avrebbero ricevuto la più alta onorificenza prevista dall’agenzia spaziale statunitense: la NASA Distinguished Service Medal. E Von Braun, il più brillante del gruppo, avrebbe anche ottenuto altri riconoscimenti prestigiosi, tra i quali il Goddard Astronautics Award, l’ingresso nelle hall of fame dello U.S. Space & Rocket Center dell’Alabama e del Museo di storia spaziale del New Mexico e, non meno importante, la dedicazione di un cratere lunare a suo nome.

Il legato più significativo di Paperclip è stato sicuramente questo: l’invio dell’uomo sulla Luna. Un evento epocale, che ha fatto la storia della guerra fredda e dell’umanità, e che non sarebbe stato possibile, sebbene i più non ne siano a conoscenza, senza il contributo di von Braun e degli ex colleghi di Peenemünde.

Von Braun, a sua volta, da Paperclip avrebbe ricevuto qualcosa di impagabile: non la fama, ma un’opportunità. L’opportunità di una nuova vita, priva di crimini commessi nel nome di un’ideologia dell’odio e ricca di gratificazioni, come quella di vedere il mondo con il fiato sospeso durante l’arrivo di Neil Armstrong sulla Luna. Un’opportunità che, oltre a fornirgli uno scopo esistenziale unico, gli avrebbe permesso di trovare la redenzione, la riconciliazione con Dio, rinascendo a nuova vita nel cattolicesimo. Una rinascita di cui avrebbe cercato di rendere l’umanità compartecipe, invitando “chi è turbato dal fatto che non si possa provare scientificamente l’esistenza del Creatore” a non cedere al dubbio, perché “dobbiamo veramente accendere una candela per vedere il Sole?”.