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MKULTRA, il piano della Cia per controllare la mente

La stragrande maggioranza degli stati e delle società non è ancora pronta ad affrontare le grandi rivoluzioni negli affari militari del XXI secolo, ovverosia le guerre cognitive, le guerre tra robot e la loro prole – le guerre neurali –, che premettono e promettono di cambiare radicalmente i conflitti, sia aperti sia coperti, elevandone la perniciosità e la pervasività al di là di ogni immaginazione.

La vulnerabilità a questi emergenti modi di fare la guerra cambia a seconda del contesto, sulla base della resilienza cognitiva della popolazione e degli scudi cibernetici eretti a protezione delle infrastrutture critiche, e ciò che l’Occidente pensa e crede che siano i suoi punti di forza – interconnettività, iper-tecnologicità, pluralismo – sono, in realtà, dei talloni d’Achille. La tempesta perfetta è in arrivo.

Se è vero che il vincitore della corsa allo spazio getterà le basi per il definitivo avvio della colonizzazione umana dello spazio profondo, e che dalla gara per la supremazia tecnologica scaturiranno sia super-intelligenze artificiali antropomorfiche sia super-soldati post-umani – più simili a un Homo Roboticus che ad un Sapiens Sapiens 2.0 –, lo è altrettanto che il campione, o i campioni, della corsa al cervello avrà in premio la conoscenza di ogni arcano della mente umana, della quale diventerà il padrone.

L’Occidente, con l’eccezione degli Stati Uniti, non sembra aver compreso pienamente le implicazioni epocali e i riverberi militari della corsa al cervello, silenzioso capitolo-chiave della competizione tra grandi potenze. Una sottovalutazione delle potenzialità, ma anche dei rischi, di un cimento che, se non affrontato adeguatamente, polarizzerà, radicalizzerà e fratturerà ulteriormente le già deboli e divise società occidentali. Parola dell’Alleanza Atlantica.

Può sembrare paradossale, anche se la storia suggerisce che non lo sia affatto, ma l’America, le sorelle dell’Anglosfera e l’Europa occidentale sono state tradizionalmente delle vere e proprie “grandi potenze della mente“. Oggi camminano lentamente, arrancano o inseguono, ma ieri correvano e creavano tendenze. La stessa era delle guerre cognitive, del resto, non è che il frutto maturato, a lunga distanza di tempo, delle ricerche sulla mente condotte dalle potenze occidentali durante la Guerra fredda. Come la titanica MKULTRA.

MKULTRA è stato il programma di ricerca sul funzionamento della mente più vasto e duraturo della storia degli Stati Uniti, nonché del mondo intero, nel cui ambito è anche avvenuta la più grande e grave violazione del codice di Norimberga sulle sperimentazioni umane e sulla bioetica.

Ispirato e influenzato dagli studi nazisti (e, in parte, giapponesi) sul condizionamento mentale e sulla modifica del comportamento, ai quali gli Stati Uniti avrebbero avuto accesso trafugando segreti nei bunker tedeschi e attraendo cervelli e geni del male attraverso l’operazione Paperclip, MKULTRA è stato il ventre che ha partorito, a distanza di diversi decenni, le guerre cognitive.

Agli scienziati di MKULTRA si deve, oggi, molto di ciò che è noto su meccanismi del cervello e origini e logiche del comportamento. Propagandisti, ingegneri sociali, psico-strateghi e neuroscienziati sono tutti, a vario titolo e per ragioni simili, in debito con questo programma.

Basato su un criptonimo dal significato eloquentemente anonimo – MK è indice dell’appoggio dell’Ufficio di Servizio Tecnico, ULTRA è diminutivo di ultra-segreto –, MKULTRA nacque ufficialmente nel 1953, su ordine di Allen Dulles, allo scopo di capire se le dicerie sul controllo mentale degli scienziati pazzi del Terzo Reich, in parte corroborate da due progetti statunitensi del dopoguerra – Bluebird e Artichoke –, potessero condurre a qualcosa di concreto. Qualcosa come il mitico siero della verità – da utilizzare sui prigionieri. Come una teoria del controllo sociale – da applicare sull’opinione pubblica. E come un metodo per creare degli inconsapevoli assassini teleguidati a distanza – dei “candidati manciuriani”.

Vent’anni, ossia dal 1953 al 1973. Tanto sarebbe durato MKULTRA. Più di 80 istituzioni di vario tipo, dalle università alle carceri, e dagli ospedali psichiatrici alle aziende farmaceutiche, vi avrebbero partecipato. Migliaia gli scienziati coinvolti, e altrettante le loro cavie, in circa 150 progetti. Ignoti, o così si vorrebbe far credere, i risultati conseguiti.

Il dossier del MKULTRA desecretato nel 1977

Al programma MKULTRA, oltre a decine di luminari della Germania nazista e del Giappone fascista, presero parte alcuni dei più eterodossi ed eclettici neuroscienziati, psicologi, sociologi e ingegneri sociali degli Stati Uniti. Personaggi del calibro di Sidney Gottlieb, genio della chimica, e Donald Ewen Cameron, presidente dell’Associazione mondiale di psichiatria. E sarebbero stati condotti esperimenti, oltre che nelle prigioni e negli ospedali psichiatrici del Nord America, anche nel resto dell’Occidente e in parti dell’Asia.

Nel quadro di MKULTRA, per un ventennio, squadre di neuroscienziati, psicologi, sociologi e medici senza scrupoli, a volte consapevoli di operare per conto della Central Intelligence Agency e altre volte no, si dedicarono al perseguimento degli obiettivi più disparati:

  • L’approfondimento dell’ipnosi e dei suoi impieghi militari;
  • La creazione di candidati manciuriani, cioè di persone inconsapevolmente psico-comandate a distanza e, al momento opportuno, trasformabili in killer;
  • La fabbricazione di sieri e/o la scoperta di metodi per resistere ai tentativi di lavaggio del cervello;
  • La formulazione di un siero della verità da utilizzare negli interrogatori alle spie comuniste catturate sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo;
  • La realizzazione di sostanze in grado di provocare irreversibili processi di decadimento cognitivo nella vittima – rendendola, ad esempio, cronicamente stanca, impulsiva e incapace di pensare logicamente – e di generare gli effetti opposti – un potenziamento permanente delle facoltà cognitivo-intellettive;
  • La produzione di armi radiologiche capaci di far sorgere malattie neurodegenerative e deficienze fisiche nelle vittime;
  • La ricerca di un metodo e/o di una sostanza in grado di cancellare sia specifici ricordi sia l’intera memoria;
  • La riformattazione integrale del cervello umano – gli esperimenti di Montreal;
  • La sperimentazione di droghe, ipnotici e sostanze psichedeliche, in particolare α-metiltriptamina, cocaina, dietilamide dell’acido lisergico (LSD), dimetiltriptammina (DMT), mescalina psilocibina e temazepam – MKSEARCH;
  • Lo sviluppo di nuove tecniche di interrogatorio, quando basate su psicologia e ipnosi e quando sull’utilizzo di composti psico-alteranti – operazione Midnight Climax.

Il mondo è venuto a conoscenza di MKULTRA nel dopo-Watergate, grazie ad un articolo del New York Times denunciante dei presunti esperimenti illegali condotti dalla CIA sulla cittadinanza nel decennio precedente. Un’accusa troppo grave perché passasse in sordina e che, invero, sarebbe stata raccolta dalle commissioni investigative Church e Rockefeller.

I due comitati giunsero alla medesima conclusione del New York Times: la CIA aveva effettivamente compiuto delle attività oltre i limiti della bioetica, alcune delle quali rivelatesi letali – la morte per overdose di MDA di Harold Blauer –, nel contesto di un programma di ricerca ribattezzato MKULTRA.

Ma nessuno avrebbe pagato per i crimini commessi nel corso di quella mastodontica ricerca sui segreti della mente. Gottlieb, ad esempio, fu sentito come persona informata sui fatti dagli inquirenti della commissione Church e se la cavò affermando di ricordare poco di quegli anni e di aver giocato un ruolo marginale nell’intera operazione.

La presidenza Ford, per rispondere alle pressioni provenienti dall’opinione pubblica, avrebbe preso atto delle conclusioni e metabolizzato le raccomandazioni della commissione Church, pubblicando, nel 1976, l’Ordine esecutivo sulle attività d’intelligence. Un divieto esplicito alla sperimentazione di droghe su cavie umane, ignare e in assenza di consenso informato, poi espanso da Jimmy Carter e Ronald Reagan.

L’ascesa delle guerre cognitive, la pionierizzazione di nuovi metodi di interrogatorio e l’avvento del neuromarketing sono il legato più importante di quell’indagine ventennale sulla comprensione degli ingranaggi alla base del funzionamento del cervello e alle origini del comportamento umano che fu MKULTRA.

Oltre ad un insieme di fatti, però, c’è (molto) di più. Perché MKULTRA è nata e morta nel più totale anonimato, circondata da un alone impenetrabile di mistero che ha stuzzicato, non a torto, l’immaginario di intere generazioni di cospirazionisti e la fantasia degli sceneggiatori di Hollywood. La serie Stranger Things è soltanto l’ultimo di tanti prodotti dell’industria dell’intrattenimento a stelle e strisce ispirati alle vicende di MKULTRA.

Realtà e fantascienza si mescolano e forgiano la trama di Stranger Things, con una netta prevalenza per la finzione, ma la storia suggerisce che non sia errato sostenere che gli scienziati pazzi di MKULTRA fossero alla ricerca di mostri. Perché, fatti alla mano – l’ossessione per i candidati manciuriani –, lo furono. E, volendo sospendere per un attimo l’incredulità, potrebbero essere riusciti a crearli.

James Bulger, il capo storico della mafia irlandese-americana – la cui vita è stata portata sul grande schermo da Johnny Depp in Black Mass –, fu sottoposto a delle iniezioni settimanali di LSD durante l’incarcerazione ad Atlanta del 1957. Sperimentazioni avvenute nel contesto di MKULTRA e che avrebbero guastato la psiche di Bulger, accentuandone irrimediabilmente i lati più antisociali e trasformandolo da un piccolo delinquente, recuperabile socialmente, in uno dei più pericolosi criminali della nazione. Una tesi sostenuta, tra l’altro, da uno dei giudici che nel 2013 lo condannarono al fine pena mai.

Sirhan Sirhan, l’assassino di Bob Kennedy, ha sempre sostenuto di non ricordare il momento dell’omicidio del politico. E parzialmente infruttuosi sono stati i tentativi di aiutarlo a recuperare la memoria dell’accaduto. Secondo la difesa di Sirhan, sostenuta da alcuni luminari della psichiatria – tra i quali Eduard Simson-Kallas e Daniel Brown –, il giovane, quel giorno di giugno 1968, sarebbe stato ipnotizzato. Il primo (possibile) candidato manciuriano della storia.

Ted Kaczynski, altresì noto come Unabomber, non fu sempre un misantropo eremita dalle pulsioni omicide e dalle ambizioni terroristiche. Fu una persona bizzarra ed eclettica – come ogni genio –, ma assolutamente pacifica, nella prima parte della sua vita. Almeno fino a quando, entrato ad Harvard, finì come cavia in uno studio sulla modifica del comportamento sponsorizzato dalla CIA, guidato da Henry Murray e supervisionato a distanza da Gottlieb.

E se Kaczynski, il bambino prodigio con uno dei quozienti intellettivi più alti mai misurati diventato inspiegabilmente un misantropo pluriomicida, fosse stato un prodotto di MKULTRA? Quante “bombe a orologeria umane” ha creato la CIA? Quante sono esplose e quante attendono di farlo? Domande scomode, valide anche per Bulger e Sirhan, che si pose il LA Times nel 1999 in un approfondimento dedicato alle ricerche della CIA sul controllo mentale ed eloquentemente intitolato We’re Reaping Tragic Legacy from Drugs. E alle quali, a distanza di anni, nessuno ha ancora risposto.

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