Mazzarino, il cardinale che fece l’Europa

I politici si occupano del presente, i militari delle guerre, mentre diplomatici e strateghi lavorano per garantire che il benessere di oggi continui nel domani. Diplomatici e strateghi, in sintesi, agiscono nel presente con lo sguardo rivolto al futuro: vivono nella contemporaneità pur facendone parte soltanto parzialmente.

Analizzare l’operato e il pensiero degli artisti della strategia e della diplomazia, dunque, ha molto più senso di quanto ne abbia lo studio delle azioni di anonimi fanti e parlamentari. Anche perché trattasi di un’analisi estremamente utile, applicabile alle relazioni umane come a quelle internazionali. Ed è per i motivi di cui sopra che è imperativo non dimenticare il contributo dato all’umanità da geni inarrivabili di queste arti sacre e nobili. Geni molto diversi tra loro, appartenenti a epoche differenti, come Vlad Țepeș, Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Otto von Bismarck, Bernardo Attolico, Agostino Casaroli e i contemporanei Henry KissingerSergej Lavrov. E geni come il maestro Richelieu e il suo allievo Mazzarino.

Giulio Raimondo Mazzarino nacque a Pescina, cuore dell’Abruzzo, il 14 luglio 1602. Primo di sei figli di una coppia di piccoli nobili, Pietro Mazzarino e Ortensia Bufalini, Mazzarino crebbe in un ambiente temprato dalla cultura aristocratica e plasmato dai valori cattolici. La sua famiglia, invero, era composta tanto da nobili quanto da chierici, come lo zio – l’abate Bufalini – e uno dei fratelli – Alessandro, futuro cardinale.

Plusdotato e carismatico, Giulio fu mandato nella Città Eterna, più precisamente nel Collegio Romano della Compagnia di Gesù, su volere del padre. E qui, nel cuore della cristianità occidentale, fu introdotto all’arte della diplomazia da uno dei più abili negoziatori in abito talare dell’epoca: Girolamo Colonna.

Con Colonna, che anni più tardi sarebbe diventato un potente cardinale, il giovane Mazzarino viaggiò lungo le penisole italiana e iberica, trascorrendo un periodo di studi e formazione tra Madrid e Alcalá de Henares. Fece ritorno a casa nel 1628, in tempo per laurearsi in diritto civile e canonico alla Sapienza e per mostrare al padre che l’esperienza gesuitica non era stata vana.

Nel 1628, allo scoppio della guerra di successione di Mantova e del Monferrato – un conflitto dinastico contestualizzabile nella Guerra dei Trent’anni –, il giovane Mazzarino si fece avanti proponendo una soluzione alla questione del trapasso in assenza di eredi del duca Vincenzo Il Gonzaga. Quella soluzione, in seguito, lo avrebbe traghettato alla corte del re di Francia, Luigi XIII, e del suo prode consigliere, il cardinale Richelieu.

Le principali potenze dell’epoca avevano un interesse ad intervenire nella questione dinastica di Mantova e del Monferrato. Gli Asburgo di Austria e di Spagna appoggiavano il ramo dei Gonzaga-Guastalla, rappresentato dal conte Ferrante, mentre la Francia era dalla parte dei Gonzaga-Nevers, capitanato dal duca Carlo I. Lo Stato della Chiesa, invece, aspirava a guadagnare terreno che vincesse l’uno o che vincesse l’altro.

Mazzarino entrò nel contenzioso agli ordini dell’allora papa Urbano VIII, sebbene come capitano di fanteria e non come capo negoziatore. L’occasione per il salto di qualità si presentò quando il pontefice inviò nel Monferrato l’ex maestro di Mazzarino, Girolamo Colonna, allo scopo di evitare un’escalazione tra Parigi e Madrid. Colonna, memore del tempo passato con Mazzarino, volle portarlo con sé ai tavoli negoziali, investendolo del titolo di segretario personale.

Mazzarino, in qualità di portavoce di Colonna, soleva muoversi da uno schieramento all’altro e fu così che, spostandosi di tenda in tenda, intuì la superiorità numerica delle forze francesi. Gli spagnoli, avvertiti di tale disparità da Mazzarino e Colonna, si convinsero a percorrere la via della diplomazia.

Le trattative, che Colonna volle affidare al suo segretario, avrebbero condotto alla firma del trattato di Cherasco, nell’anno 1631, regalando il trono di Mantova a Carlo, Trino e Alba a Vittorio Amedeo di Savoia, la geostrategica Pinerolo alla Francia e maggiore influenza alla Chiesa.

Mazzarino, che nel perseguire gli interessi papali aveva fatto quelli francesi, nel dopo-Cherasco fu raggiunto da un messo proveniente da Oltralpe. Il foriero portava con sé una missiva: Luigi XIII e la sua eminenza grigia, il cardinale Richelieu, volevano conoscerlo. Una volta a Parigi, Mazzarino sarebbe diventato un tutt’uno con l’eminenza grigia per antonomasia, grazie alla quale avrebbe affinato tattiche e tecniche e ottenuto maggiori conoscenze e competenze.

Richelieu ne era convinto: quel diplomatico alle prime armi aveva un potenziale fuori dal comune, sarebbe stato all’altezza di prendere il suo posto quando fosse giunta l’ora, andava soltanto guidato e formato adeguatamente. Tra i due, con il tempo, venne a costituirsi un legame trascendente la dimensione del mero rapporto maestro-allievo. Si creò qualcosa di superiore all’amicizia e di prossimo alla famiglia: Richelieu vedeva in Mazzarino un figlio, un erede.

Il diplomatico allevato dai gesuiti era diventato l’ombra di Richelieu, dal quale fu aiutato ad assumere l’incarico di nunzio apostolico a Parigi e dal quale ricevette tutto: libri, gioiellli, spade, ma soprattutto consigli. Mazzarino, a sua volta, dando prova di meritare quel trattamento di favore, risolvendo i problemi affidatigli di volta in volta da Richelieu, sarebbe riuscito a conquistare anche la fiducia del più diffidente Luigi XIII.

Nel 1642, alla morte di colui che con la sua politica faceva tremare l’Europa e la Francia, Mazzarino assunse l’incarico di primo ministro. E l’anno dopo, causa la dipartita di Luigi XIII e l’età del candidato al trono – il futuro Re Sole aveva soltanto quattro anni –, si trovò ad affrontare la sfida della vita: la protezione della Francia dalla disintegrazione.

Mazzarino era completamente solo, costretto a fare da padre ad un futuro re, da spalla alla vedova Anna d’Austria e da comandante di un regno diviso all’interno e accerchiato all’esterno. Come Atlante con la Terra, così Mazzarino prese sulle proprie spalle il peso insopportabile, potenzialmente mortale, della Guerra dei trent’anni e della cosiddetta Fronda, ovvero della guerra civile scoppiata su istigazione di tutte quelle quinte colonne che avevano atteso pazientemente il trapasso di Richelieu e Luigi XIII.

Acme della Fronta fu lo sciopero del Parlamento di Parigi del 1648, i cui membri si rifiutarono di dare seguito agli ordini ricevuti da Mazzarino in materia di fisco e finanze pubbliche. Solo, ma con un’intelligenza oltre la media e istruito dal migliore stratega del tempo, Mazzarino riuscì a risolvere progressivamente ognuna delle crisi interne ed esterne esplose alla morte di Luigi XIII:

  • La Fronda parlamentare fu sedata adottando una linea basata sull’intransigenza e culminata nell’assedio di Parigi del 1649.
  • La Fronda dei nobili, emersa dopo la chiusura della prima e frutto di un intrigo tra gli spagnoli e alcuni principi francesi, fu spezzata ricorrendo ad un’alleanza tattica con l’Inghilterra di Oliver Cromwell, al quale Mazzarino promise in cambio la cessione di Dunkerque e aiuto nella sottrazione della Giamaica alla Corona di Spagna.

Terminata la guerra franco-spagnola grazie all’intervento determinante di Cromwell, fu anche chiusa, in maniera definitiva, l’ultima appendice della Guerra dei trent’anni. E Mazzarino, memore delle volontà del proprio maestro – che aveva intravisto nell’unificazione delle terre tedesche la principale minaccia allo status quo in Europa –, fece sì che i trattati di pace siglati fra il 1648 e il 1659 servissero due obiettivi di lungo termine: l’emancipazione dalla Francia dalla condizione di accerchiamento e il mantenimento delle aree germaniche in uno stato di “frammentazione produttiva”.

Morì il 9 marzo 1661, poco dopo aver compiuto un’altra magia diplomatica a favore della Francia e in direzione di una stabilizzazione duratura del fronte iberico: il matrimonio combinato tra l’ormai adulto Luigi XIV e Maria Teresa d’Asburgo. Richelieu, se fosse stato ancora in vita, sarebbe stato fiero di lui, perché l’allievo aveva superato il maestro, ritardando la nascita di quella potenza predestinata all’egemonia chiamata Germania, ridisegnando la geografia politica dell’Europa a favore della Francia e, soprattutto, forgiando un sistema destinato a durare secoli – l’ordine vestfaliano.

Foto di copertina: Pietro da Cortona, ritratto del cardinale Giulio Mazzarino (Torino, coll. Lazzaroni)