La geopolitica della corsa allo spazio
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Leslie Fry, una spia nazista all’ombra della Casa Bianca

Prima che gli Stati Uniti entrassero nella Seconda guerra mondiale contro l’Asse, a causa di Pearl Harbour, i rapporti con la Germania nazista erano stati caratterizzati da un altalenare tra tacita simpatia e animosità contenuta. Lo stesso Führer, come è noto, era un estimatore del sistema segregazionistico e alcuni dei più ricchi e influenti imprenditori americani, come Henry Ford, erano favorevoli ad un’intesa germano-americana.

Adolf Hitler, intravedendo la possibilità (seppur remota) di un accordo amichevole con gli Stati Uniti, portò avanti una campagna di condizionamento dell’opinione pubblica a stelle e strisce a mezzo di giornali, influenzatori e gruppi di pressione. Una storia semisconosciuta, perché dell’agenda americana del Führer si è sempre scritto poco, ma che merita di essere raccontata per dovere divulgativo. Una storia che vede il German America Bund, la Legione d’argento dell’America e Leslie Fry come protagonisti.

Leslie Fry, al secolo Louise Arabella Chandor, nacque a Parigi il 16 febbraio 1882. Figlia di due americani appartenenti all’alta borghesia, John Arthur Chandor ed Elizabeth Fry, era legata da parte di padre all’avventuriere e imprenditore magiaro László Fülöp Sándor.

La Fry avrebbe trascorso gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza in Russia, dove il padre e Sándor avevano basato il grosso delle loro attività economiche. E proprio in Russia, nel 1906, la Fry avrebbe contratto matrimonio con il capitano Feodor Shishmarev, un membro dell’omonima famiglia di nobili, assumendo una nuova identità: Paquita Louise de Shishmareff.

Vivere nella Russia zarista prerivoluzionaria avrebbe avuto un impatto profondo sulla futura agente del Terzo Reich. Perché, benché disinteressata alla politica, la Fry ebbe modo di respirare l’aria del tempo, permeata da e intrisa di isteria giudeofobica. Erano i tempi dei pogrom antiebraici e della pubblicazione dei Protocolli dei Savi di Sion, del resto, e la Fry, come tante altre persone altolocate dell’epoca, avrebbe creduto alle teorie sull’esistenza di un piano dell’internazionale ebraica per rovesciare i Romanov.

Nel 1917, all’alba della Rivoluzione d’ottobre, Shishmarev ordinò a Fry di fuggire da San Pietroburgo insieme ai loro due figli, Kyril e Misha, e di portare con sé tutti gli averi di famiglia. I due non si sarebbero più rivisti: Shishmarev fu giustiziato dai bolscevichi qualche mese dopo.


Testimone delle violenze bolsceviche nella Russia postrivoluzionaria, e in fuga dall’Europa distrutta dalla Grande guerra, la Fry avrebbe fatto riparo negli Stati Uniti nel primo dopoguerra. E qui, forte di un cognome pesante, farsi largo nei salotti buoni non sarebbe stato difficile.

Carismatica, persuasiva e con al seguito una mole di documenti del cospirazionismo giudeofobico di matrice zarista, la Fry si sarebbe rapidamente affermata come la madrina dell’antisemitismo intellettuale a stelle e strisce, convincendo alcuni dei personaggi più influenti dell’epoca che i Protocolli fossero veri. Personaggi come Henry Ford, che dopo aver fatto la conoscenza della Fry sarebbe divenuto uno dei più accaniti sostenitori della teoria del complotto demo-pluto-giudaico-massonico.

L’attivismo della Fry non sarebbe passato inosservato né in patria, dove attirò l’attenzione del Ku Klux Klan, né in Germania, dove diventò il punto di riferimento oltreoceano dell’albeggiante galassia nazionalsocialista. Non si sa bene né quando né come, ma ad un certo punto degli anni Trenta, sicuramente dopo il 1933, la Fry sarebbe stata arruolata dal Terzo Reich nelle vesti di agente di propaganda.

Benestante, inquadrata all’interno di un circuito di amicizie potenti e colta, la Fry era ritenuta la persona giusta al posto giusto. Le fu affidata la missione di trasformare il principale gruppo di pressione tedesco dell’epoca, il Bund Tedesco Americano (GAB, German American Bund), in un potente strumento di condizionamento dell’opinione pubblica e della politica.

Istituito nel 1936 su ordine di Adolf Hitler, il GAB era composto da cittadini statunitensi di origine tedesca e rispondeva alle direttive di Berlino. Il fondatore, del resto, era Fritz Julius Kuhn, un tedesco che era stato inviato negli Stati Uniti con il solo scopo di dare vita al GAB. Con il supporto della Fry, che dagli anni Venti era in contatto con la grande imprenditoria e con il KKK, il GAB sarebbe riuscito a farsi largo tra l’elettorato WASP e a vantare, all’acme dell’espansione, più di sessantamila iscritti.

Curiosamente, ma non sorprendentemente, il GAB avrebbe cominciato a fare un uso crescente della violenza in concomitanza con l’approssimarsi della Seconda guerra mondiale – celebri, a questo proposito, le “violenze di Madison Square Garden” del 20 febbraio 1939: una giornata di scontri alla quale parteciparono ventimila persone.

Demolito a colpi di arresti, sanzioni ed espulsioni, il GAB si sarebbe estinto entro il 1941. La Fry, invece, fu indagata per sedizione e propaganda nazista e chiamata a testimoniare dinanzi alla Commissione per le attività antiamericane della Camera dei rappresentanti. E dopo un breve periodo di detenzione, durato dal dopo-Pearl Harbour alla fine del conflitto, fu rimessa in libertà.

La Fry avrebbe trascorso il secondo dopoguerra a divulgare i risultati delle sue indagini sul complotto demo-pluto-giudaico-massonico, cercando di trasformare l’imponente due-volumi Occult Theocrasy nel testo di riferimento di antimassoni, neonazisti e investigatori dell’esoterismo.

Pubblicato fra il 1931 e il 1933, ma divenuto popolare a posteriori, Occult Theocrasy è effettivamente divenuto un testo-culto tra i principali circoli cospirazionistici della destra radicale occidentale ed è largamente ritenuto, nonostante il carattere esplicitamente dietrologico e antisemita, uno dei lavori di ricerca più dettagliati mai realizzati su società segrete e logge massoniche.

Complice il mutamento dei tempi, e dunque l’esclusione da quei salotti che un tempo l’avevano resa una socialite, la Fry avrebbe vissuto gli ultimi anni della propria esistenza in disparte, lontano dai riflettori, divulgando ed evangelizzando a distanza. Muore il 15 luglio 1970, nella sua dimora di Los Angeles, senza aver mai rinnegato nessuno degli ideali professati e, soprattutto, senza aver mai svelato i segreti dell’agenda americana del Terzo Reich.


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