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Johann von Leers, un nazista al servizio del nazionalismo arabo

Quello che il teologo della supremazia ariana Alfred Rosenberg aveva ribattezzato il Mito del ventesimo secolo è nato e morto con Adolf Hitler, ma alcuni dei suoi seguaci, come è noto, sarebbero riusciti a scappare dalle grinfie degli Alleati, di Norimberga e dei cacciatori di teste di Simon Wiesenthal e del Mossad.

Nel novero dei nazisti sopravvissuti alla caduta del Terzo Reich, oltre ai celebri Josef Mengele e Adolf Eichmann, va inserito anche Johann von Leers, un propagandista al servizio di Joseph Goebbels che, durante la Guerra fredda, avrebbe trovato riparo e fatto fortuna nel mondo arabo, in particolare nell’Egitto di Gamal Abdel Nasser, ivi reinventandosi un ideologo dell’antioccidentalismo.

Johann von Leers nasce a Karbow-Vietlubbe il 25 gennaio 1902. Cresce e si forma negli ambienti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, studiando legge per darsi una preparazione teorica e arruolandosi in organizzazioni paramilitari come i nostalgici guglielmini del Bund Viking e i nazisti dell’Adler und Falke.

Simpatizzante del movimento völkisch, ultima espressione del nazionalismo romantico tedesco, nel 1929 si iscrive al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, altresì noto come il Partito Nazista, all’interno del quale avrebbe fatto carriera nelle organizzazioni giovanili. Abile oratore con un’attitudine per la scrittura di testi incendiari, persuasivi e trascinanti, von Leers avrebbe cominciato ad attrarre l’attenzione dell’embrionale piramide nazista all’interno della Lega degli Studenti Nazionalsocialisti.

Nel 1933, con l’avvento ufficiale dell’epopea nazista, von Leers avrebbe messo la firma sul documento di fedeltà al neoeletto cancelliere, il cosiddetto Gelöbnis treuester Gefolgschaft. Di lì a breve, forte delle abilità propagandistiche e dell’adesione dogmatica alla causa nazista, sarebbe entrato nelle grazie di Joseph Goebbels.

Von Leers è stato uno dei più grandi condizionatori dell’opinione pubblica al servizio della macchina propagandistica del Terzo Reich. Inizialmente impegnato nella scrittura di articoli per la stampa del Partito Nazista, con l’avanzare degli anni Trenta avrebbe scalato posizioni e rivestito un’influenza crescente nel panorama culturale ed ideologico della nuova Germania.

Nominato professore presso l’università di Jena e chiamato al Ministero della Propaganda da Goebbels in persona, fra il 1933 e il 1945 avrebbe messo la firma su 27 libri incentrati su nazismo, supremazia ariana e giudeofobia e trovato il tempo, tra una pubblicazione e l’altra, di imparare il giapponese.

E sarebbe stato precisamente nel contesto della sua affermazione come propagandista – Juden sehen dich an (let. “Gli ebrei vi stanno guardando”) fu la sua opera magna – che von Leers, crescentemente appassionato di esoterismo e interessato all’embrionale alleanza tra la svastica e la mezzaluna e stella, avrebbe cominciato a studiare approfonditamente l’islam.

Antirazzista – con l’eccezione della giudeofobia, credeva che Berlino avesse dovuto intrattenere relazioni con gli Stati basate sulla realpolitik in luogo della rassenpolitik – e appartenente al fronte anticristiano capitanato da Rosenberg, indi totalmente contrario ad ogni forma di collaborazione con la Chiesa cattolica, von Leers vedeva nell’islam la nemesi perfettamente antitetica dell’ebraismo.

Una religione monoteistica, fondata sul mito di un profeta guerriero e in grado di pervadere completamente i seguaci, l’islam era, secondo von Leers, ciò di cui abbisognava l’uomo tedesco e, in generale, l’uomo occidentale per vincere la vera guerra: quella spirituale. I semi per la sua futura conversione all’islam, in breve, sarebbero stati piantati all’alba della seconda guerra mondiale.

Il secondo dopoguerra di von Leers è movimentato ed enigmatico. Trascorre gli anni 1945-50 nascondendosi in Italia, per poi salpare in Argentina e trasferirsi, ad un certo punto degli anni Cinquanta, nell’Egitto di Gamal Abdel Nasser.

Come e quando sia arrivato in Egitto non è noto, ma il perché sì: Amin al-Husseini. Il Gran Muftì di Gerusalemme, ex alleato di ferro di Hitler e partner dei Fratelli Musulmani, era un lettore di von Leers sin dagli anni Trenta. Una volta giunto al Cairo, nel frattempo divenuta una delle capitali del neonato Movimento dei Paesi non allineati, il propagandista di Hitler sarebbe diventato il propagandista di Nasser.

Impegnato nella produzione di materiale antisionistico, von Leers avrebbe contribuito alla formazione di un’intera generazione di nazionalisti arabi, a “modernizzare” l’apparato propagandistico del regime nasseriano e, ultimo ma non meno importante, a rendere popolare l’islam presso gli ambienti della destra radicale e del neonazismo europei – i suoi lavori avrebbero giocato un’importanza fondamentale nel trasformare il rinomato giornalista e politico svizzero Albert Friedrich Armand Huber nel negazionista dell’Olocausto Ahmed Huber.

Von Leers stesso, circondato da islamisti e fermamente convinto che il mondo arabo fosse il nuovo e definitivo katechon contro l’internazionale ebraica, sarebbe ritornato ad Allah nel corso della permanenza in Egitto, assumendo il nome di Omar Amin come omaggio al suo mentore, Amin al-Husseini.

Avrebbe trascorso gli ultimi anni di vita cercando di resuscitare il misticismo nazista, arricchendolo con elementi dell’escatologia islamica e della mitologia induista – determinante, a quest’ultimo proposito, il rapporto instaurato con una delle massime figure del neonazismo, Savitri Devi –, nonché a dare supporto teorico e suggerimenti pratici alla nascente internazionale del negazionismo dell’Olocausto.

Muore al Cairo il 5 marzo 1965, anche se i sostenitori del cospirazionismo non hanno mai creduto alla tesi della morte improvvisa e prematura, interpretando il funerale sottotono e il rimpatrio repentino della salma in Germania come dei simboli da decrittare adeguatamente. Simboli che, se investiti del loro presunto vero significato, parlerebbero di una messinscena, ovvero di una morte camuffata per evitare la cattura, o peggio l’uccisione, da parte del Mossad.

Speculazioni, quelle relative alla morte fittizia, che, seppure non corroborate da prove, hanno contribuito e contribuiscono sin dagli anni Sessanta a mantenere in vita e intatta la memoria di von Leers, il nazista che mise gli insegnamenti appresi da Goebbels al servizio dell’islam politico, del nazionalismo arabo e dell’antisionismo.