Chi era Pol Pot, l'”Assasino con il sorriso”

Pol Pot (1925-1998) è conosciuto per essere l’ideatore di uno dei genocidi più terribili della storia dell’umanità: quello cambogiano, che dal 1975 al 1979 è costato la vita a circa due milioni di persone, ovvero un terzo dell’allora popolazione della Cambogia.

Proveniente da una famiglia locale benestante, Pol Pot, pseudonimo di Saloth Sar, ebbe modo di studiare in Francia, nel cuore dell’Europa, dove entrò in contatto con gli ideali marxisti di Jean-Paul Sartre e con il mito della Rivoluzione Francese. Una volta rientrato in patria, proseguì i suoi impegni politici fondando il Partito Rivoluzionario del Popolo Khmer. In seguito diede vita al movimento rivoluzionario dei Khmer Rossi, con i quali depose il governo guidato da Sihanouk e trasformò la Cambogia in una repubblica comunista.

La follia di Pol Pot durò fino all’invasione vietnamita del Paese e al rovesciamento del suo regime (1979). Da quel momento in poi entrò nella clandestinità. Nel novembre 1997 fu posto dai suoi stessi compagni agli arresti domiciliari nei pressi del confine tailandese, dove morì un anno più tardi per cause naturali.

Il vero nome di Pol Pot era Saloth Sar. Nacque nel maggio 1925 a Prek Sbauv, all’epoca un territorio situato nell’Indocina francese, da una famiglia benestante. Una delle sorelle era concubina dell’allora re, e al giovanissimo Pol Pot capitava spesso di visitare la residenza del sovrano. Nel 1934 fu inviato in un monastero buddhista di Phnom Penh per effettuare un tirocinio religioso.

Nella stessa città, dove soggiornò assieme a tre dei suoi fratelli, due anni più tardi frequentò la scuola religiosa Miche School. Nel 1947 entrò nel Liceo Sisowath, uno dei più prestigiosi del Paese, ma a causa di studi non troppo prolifici fu costretto ad entrare in una scuola tecnica di Russey Keo. Nel 1949 vinse una borsa di studio per radioingegneria all’EFREI di Parigi.

In Francia il giovane Pol Pot, ammiratore della Rivoluzione Francese, fu ispirato ideologicamente da Sartre. Nel 1950 il ragazzo, infischiandosene degli studi, trovò perfino il tempo di entrare in una brigata internazionale di operai che si recò nella Jugoslavia di Tito per realizzare strade. Nel 1951 entrò tra le fila del Partito Comunista Francese, dove ebbe modo di sposare la lotta anti colonialista dei Viet Minh nell’Indocina francese. Rientrò in patria nel 1953 al termine di un’esperienza scolastica disastrosa.

L'”Assassino con il sorriso”, come lo hanno soprannominato alcuni storici, era ormai pronto a far fruttare tutte le conoscenze ideologiche acquisite in Francia. Nei primi anni ’50, la Cambogia di Pol Pot era in subbuglio. I comunisti si erano rivoltati contro l’occupazione francese dell’Indocina. Nel 1953, Saloth Sar si unì ai Viet Minh, salvo tornare sui suoi passi una volta resosi conto in quel movimento prevalevano gli interessi nazionali vietnamiti. Nel 1954 i francesi abbandonarono l’Indocina e i Viet Minh si ritirarono nel Vietnam del Nord.

Pol Pot rimase in Cambogia. Qui fondò il Partito Rivoluzionario del Popolo Khmer. Nel frattempo, il re Norodom Sihanouk indisse elezioni, abdicò e creò un partito con il quale conquistò tutti i seggi parlamentari travolgendo l’opposizione comunista.

A quel punto Saloth Sar iniziò a scappare dalla polizia segreta di Sihanouk e trasacorse 12 anni in latitanza. In questo lasso di tempo iniziò ad addestrare reclute. Nel 1968 Lon Nol, capo della sicurezza interna di Sihanouk, diede il via a una controffensiva volta a spazzare via i rivoluzionari comunisti cambogiani. Pol Pot, grazie anche all’appoggio della Cina di Mao Zedong, iniziò una sollevazione armata.

Prima di proseguire nel racconto biografico di Pol Pot è fondamentale soffermarci su alcuni eventi storici accaduti a cavallo degli anni ’70 tra Vienam e Cambogia. Nel 1970 il generale Lon Nol, sostenuto dagli Stati Uniti, depose facilmente Sihanouk, accusato di essere fiancheggiatore dei Viet Cong. Quest’ultimo supportò per protesta Pol Pot, sparito dalla circolazione ma comunque presenza latente. Nel frattempo Richard Nixon aveva ordinato un’incursione in Cambogia per distruggere i Viet Cong nascosti al confine con il Vietnam del Sud.

L’invasione degli americani, storici supporter di Sihanouk, portò molti cambogiani a sostenere le istanze di liberazione sbandierate dagli uomini di Pol Pot. Iniziò così, grazie all’intervento indiretto degli Stati Uniti in questa regione, la lenta ascesa di Saloth Sar. Lon Nol perse il controllo di una città dietro l’altra.

Secondo alcuni esperti, i Khmer Rossi avrebbero potuto non prendere il potere del Paese se la Guerra del Vietnam non avesse causato una destabilizzazione così forte dell’intera regione. Le campagne di bombardamento volte a distruggere i rifugi dei vietnamiti in Cambogia hanno alimentato il fuoco lento di Pol Pot. Un fuoco che stava bruciando silenzioso sotto i carboni ardenti della storia.

Nel 1973 gli Stati Uniti abbandonarono il Vietnam, mentre in Cambogia i Khmer Rossi continuarono a combattere, fino a provocare il collasso del governo di Lon Nol. Il 17 aprile 1975 il Partito Comunista di Kampuchea conquistò Phnom Penh, costringendo Lon Nol a fuggire in America.

Mancava ancora l’ultimo tassello prima di entrare nella “nuova era”. Nel 1976 i Khmer Rossi arrestarono Sihanouk. Il governo esistente fu smantellato da cima a fondo. La Cambogia si trasformò così in una Repubblica comunista. Khieu Samphan diventò il primo Presidente del Paese, mentre Pol Pot fu nominato primo ministro.

Da questo momento in poi iniziarono graduali riforme comuniste. Se la Cina aveva dato vita al cosiddetto Grande balzo in avanti, la Cambogia, ispirandosi al maoismo, si affidò al cosiddetto Super grande balzo in avanti. La prima mossa di Pol Pot fu quella di svuotare le città per riempire le aree rurali.

Secondo il primo ministro cambogiano era necessario ripartire da zero per dare vita a un nuovo Stato, più giusto e più equo. Mano a mano che conquistavano le città, i Khmer costrinsero gli abitanti dei centri urbani a trasferirsi in campagna. La proprietà privata evaporò come neve al sole, lasciando spazio alla proprietà collettivizzata. Le scuole lasciarono spazio alle scuole comuni.

Nella Kampuchea Democratica, il nome che assunse la Cambogia di Pol Pot, politici e burocrati furono uccisi senza pietà, assieme a tutti coloro che non erano iscritti al Partito che avessero un’istruzione. Essere degli intellettuali era pericolosissimo, e pure portare gli occhiali etichettava i poveri sfortunati alla stregua di nemici del popolo.

Pare che il governo dei Khmer ripetesse in continuazione, attraverso gli altoparlanti, che fossero al massimo necessarie una o due milioni di persone per far funzionare il Paese. Non sappiamo con esattezza quante persone morirono di fame, di malattia di tortura o nei campi di prigionia.

Stando ad alcuni dati, le vittime complessive causate dalla follia di Pol Pot potrebbero aggirarsi intorno alle 3 milioni di unità circa, ma c’è chi fornisce dati al ribasso (dai 2 agli 1,3 milioni). Altre statistiche parlano di un cambogiano su quattro assassinato nel periodo compreso tra il 1975 e il 1979.

La CIA ha invece stimato tra le 50mila e le 100mila esecuzioni accertate. Il numero esatto è tuttavia nettamente superiore, e si aggira in una fascia compresa tra le 700mila e le 2 milioni di persone sterminate con torture di ogni tipo. Perfino i familiari di Pol Pot furono deportati come gli altri cambogiani.

La Kampuchea Democratica iniziò a traballare alla fine del 1976. Pol Pot puntò il dito contro il Vietnam, reo di essersi impossessato di territori storicamente appartenenti al popolo Khmer. Tra il 1977 e il 1978 iniziò un braccio di ferro tra vietnamiti e cambogiani. Sempre nel 1978, i vietnamiti, dopo ripetute incursioni rivali, decisero di invadere la Cambogia. L’esercito vietnamita ottenne una facile vittoria. Pol Pot fu costretto a ritirarsi verso il confine tailandese. Nel 1979 il Vietnam instaurò in Cambogia un governo fantoccio. L’incubo della Kampuchea era improvvisamente svanito nel nulla.

Pol Pot non morì in guerra né fu mai processato. L’autore del genocidio cambogiano continuò a guidare la guerriglia dei Khmer da un’area sperduta nell’ovest del Paese. I suoi uomini alzarono bandiera bianca soltanto nel 1996. Nel frattempo la Cambogia ebbe modo di riprendersi gradualmente. Pol Pot, sparito dai radar, morì il 15 aprile del 1998 nel proprio letto. Forse in seguito a un infarto o forse avvelenato da qualche rivale.