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Lo stratega di papa Wojtyla

La Chiesa cattolica è stata una delle grandi protagoniste del più importante scontro egemonico del Novecento: la guerra fredda tra l’Occidente a guida americana (e di fede capitalistica) e l’Oriente a trazione sovietica (e di credo comunista). In mezzo a due fuochi, quello amico euroamericano e quello apertamente nemico del Secondo Mondo, il Vaticano avrebbe trovato in Giovanni Paolo II la propria guida e nell’Ostpolitik un mezzo per il fine: il crollo del comunismo nell’Europa centro-orientale.

Il pontefice venuto dell’Est non fece tutto singolarmente, sebbene il suo carisma e il suo genio siano stati determinanti, ma fu attivamente supportato da un circolo ristretto di abili e lungimiranti diplomatici e strateghi, sia guelfi sia ghibellini, come Zbigniew Brzezinski, Paul Marcinkus e Agostino Casaroli. Quest’ultimo, che fu segretario di Stato dal 1979 al 1990, contribuì più di ogni altro alla vittoria della Croce nella lotta contro la Falce e il Martello.

Agostino Casaroli nasce a Castel San Giovanni, in quel di Piacenza, il 24 novembre 1914. Di umili origini, Casaroli sente la “chiamata” durante la prima giovinezza e viene ordinato sacerdote il 23 maggio 1937, prima di compiere i ventitré anni, al termine di un ciclo di preparazione presso il seminario vescovile di Bedonia.

Nell’immediato post-ordinazione sacerdotale, Casaroli vola a Roma con l’anelito di servire la Chiesa cattolica con l’azione, più che con la mera devozione. Entra, dunque, nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, studiando l’arte della diplomazia vaticana e serbando il sogno di diventare, un giorno, il consigliere del pontefice.

La sua è una vita di studio e dedizione, dove i risultati arriveranno gradatamente, poco alla volta. Nel 1967, a trent’anni di distanza dall’entrata nel sacerdozio, Casaroli viene fatto arcivescovo titolare di Cartagine – il nome con il quale era nota l’arcidiocesi della Chiesa cattolica in Tunisia –; ruolo che avrebbe mantenuto fino al 1979, anno della convocazione a Roma da parte del nuovo pontefice, Giovanni Paolo II.

Il 1978 è l’anno della svolta per la Chiesa cattolica. Al soglio pontificio viene eletto Karol Józef Wojtyła, che assume il nome di Giovanni Paolo II (GPII). Primo pontefice proveniente dalla Polonia e dal mondo slavo, GPII si distinguerà rapidamente dai predecessori per la volontà conclamata di reinternazionalizzare la Chiesa cattolica, l’istituzione universale per antonomasia. E sarebbe stato Casaroli, creato cardinale dal papa polacco nel 1979, ad essere investito dell’onere-onore di riportare il trono di Pietro dall’Urbe all’Orbe.

Nel 1979, anno dell’investitura cardinalizia, Casaroli viene messo da GPII a capo della Segreteria di Stato: è il veridico inizio della cosiddetta Ostpolitik vaticana, avviata timidamente da Paolo VI nella speranza-aspettativa di migliorare le condizioni di vita dei cristiani nel blocco comunista. Il duo Wojtyła-Casaroli, però, ha un’altra concezione dell’apertura dell’Est: non un dialogo fine a se stesso, che legittimi lo status quo e dia forza al Cremlino, ma un abile machiavello utile a nascondere la conduzione di una guerra coperta avente come obiettivo ultimo la caduta del blocco comunista.

Istruito, ma non troppo, da Wojtyła, il don della diplomazia avrebbe creato una rete internazionale per la liberazione della Polonia, movimentando un’infinità di capitali in direzione del sindacato rivoluzionario Solidarność, contribuendo alla trasformazione dell’Opus Dei in una macchina da contante e siglando un patto d’acciaio con la Casa Bianca, la cui agenda estera negli anni Ottanta sarebbe stata scritta da un polacco e cattolico praticante: Zbigniew Brzezinski.

Più che di duo Wojtyła-Casaroli, dunque, si dovrebbe scrivere di trio Wojtyła-Casaroli-Brzezinski. Loro tre, insieme, coniarono il concetto di “geopolitica di fede“, che Brzezinski avrebbe poi applicato con successo in Afghanistan – utilizzando l’islam come un’arma contro i sovietici.

Nel nome della geopolitica della fede, o meglio della croce, Casaroli avrebbe aiutato il pontefice a trasformare le sagrestie della nazione polacca in rifugi per armi, materiale propagandistico e ricercati dalla dittatura comunista, trasformando Solidarność in una forza travolgente – economicamente in grado di competere con il governo centrale – e facendo leva sull’unica e irripetibile Polish Connection per persuadere la Casa Bianca ad entrare in gamba tesa nella guerra coperta al ventre molle del Secondo Mondo, cioè attraverso sanzioni economiche e donazioni cospicue alla causa vaticana.

La storia avrebbe dato ragione al papa polacco e al suo Richelieu piacentino. Agli inizi del 1989 la moribonda dittatura polacca sventolò bandiera bianca dinanzi al proseguire dei tumulti popolari, avviando i negoziati ufficiali con la dirigenza di Solidarność che, entro giugno dello stesso anno, avrebbero portato i polacchi alle urne e messo in moto l’implosione del mondo comunista.

Non v’era altra scelta, del resto: l’economia era stata affamata dall’isolamento, la pace sociale era caduta sotto i colpi dell’agitazione permanente e il comunismo era divenuto improvvisamente anacronistico. I polacchi, riportati al cattolicesimo dall’evangelizzazione sottocutanea portata avanti dal duo Wojtyła-Casaroli, avevano abbandonato la Falce e il Martello in favore della Croce.

Liberata la Polonia ed applicata con successo la geopolitica della fede in altri contesti bisognosi di aiuto – come le Filippine, dove la dittatura militare del generale Ferdinard Marcos sarebbe caduta nel 1986 a seguito di moti popolari eloquentemente ribattezzati la “rivoluzione del Rosario” –, Casaroli chiese al pontefice di accordargli le dimissioni per via dell’età.

Il primo dicembre 1990, sullo sfondo della progressiva disgregazione del Secondo Mondo, Casaroli avrebbe cessato ufficialmente i panni di segretario di Stato, preferendo trascorrere gli ultimi anni della propria esistenza lontano dalle stanze dei bottoni e vicino agli ultimi, come i detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo (Marmo). Muore il 9 giugno 1998 per complicanze cardiache, prima del compimento degli 84 anni.

Gli eventi successivi alla sua morte, in primis l’inaugurazione di una nuova stagione di Ostpolitik da parte del duo Bergoglio-Parolin – questa volta, però, orientata al dialogo con la Russia e al confronto con la Cina –, sono la dimostrazione che il casarolismo ha avuto un impatto profondo nella Chiesa cattolica. Perché oggi come ieri, pur con qualche differenza, continua a valere la regola d’oro del casarolismo: una meridiana non funziona, se non c’è il Sole a indicare l’ora. E il Sole, è fatto noto, sorge e sempre sorgerà ad Est.