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Chi è Jiang Zemin, il successore di Deng Xiaoping

Storia /

Jiang Zemin è stato il presidente della Repubblica Popolare Cinese per due mandati, dal 1993 al 2003. Nella sua lunga carriera politica ha ricoperto varie cariche rilevanti, tra cui quella di sindaco di Shanghai (1985) e segretario generale del Partito Comunista Cinese (1989). Dal punto di vista ideologico ha ideato la teoria delle Tre Rappresentanze, evoluzione diretta della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi avanzata dal suo predecessore Deng Xiaoping. Jiang è considerato uno dei massimi artefici della nuova assimilazione dell’economia capitalistica in un sistema comunista, nonché il leader più importante della Cina dagli anni ’90 all’inizio del Duemila.

Nasce a Yangzhou nell’agosto 1926 e qui, nella provincia dello Jiangsu, trascorre gran parte della sua infanzia. Il giovane Jiang cresce sotto il dominio dell’impero giapponese, durante il quale perde suo zio Jiang Shangqing, morto combattendo gli invasori. Frequenta l’Università di Nanchino, anch’essa occupata, salvo poi trasferirsi a Shanghai. Qui si laurea presso la Jiao Tong University in ingegneria elettronica. In base alle esperienze vissute, durante gli studi matura una forte avversione nei confronti dell’imperialismo nipponico.

Entra a far parte del Partito Comunista Cinese a soli 20 anni, nel 1946. Terminati gli studi, Jiang lavora in diverse fabbriche come ingegnere, prima di ricevere un’ulteriore formazione tecnica in Unione Sovietica intorno al 1955. Successivamente passa a dirigere vari istituti di ricerca tecnologica in varie parti della Cina.

Una volta entrato nel Pcc, la scalata verso il potere di Jiang è progressiva ma decisa. Prima di indossare le vesti di presidente cinese, il successore di Deng Xiaoping riveste vari incarichi nell’amministrazione statale, salvo diventare ministro dell’Industria elettronica nel periodo compreso tra il 1983 e il 1985. Entra nel Comitato centrale del Pcc nel 1982 e dell’Ufficio politico nel 1987.

Tra il 1985 e il 1987 è sindaco di Shanghai, la città vetrina della Cina proiettata verso il futuro, mentre nel 1988 e 1989 ricopre la carica di segretario del partito della medesima megalopoli. Nel 1989 critica duramente la protesta studentesca e, in quell’occasione, sostituisce Zhao Zijang come segretario generale del Pcc. A quel punto la corrente collegata a doppia mandata a Deng ottiene la strada spianata verso il potere.

Nello stesso anno, Jiang è a capo della commissione militare del partito, mentre nel marzo del 1990 diviene capo della commissione militare di Stato. In seguito alla morte di Deng, è eletto presidente della Repubblica nel marzo 1993. Viene confermato come segretario generale del Pcc nel 1997. Chiaro fin da subito, Jiang sottolinea di voler portare avanti la linea inaugurata da Deng: progressiva liberalizzazione economica unita al mantenimento del predominio politico del partito.

In un primo momento sembrava che Jiang Zemin dovesse ricoprire un’investitura temporanea, in attesa che profili più potenti prendessero il timone del partito e della nazione cinese. Non fu però così, visto che Jiang riuscì, sfoggiando una singolare abilità politica, a consolidare alleanze chiave (anche attraverso favori) che ne blindarono la posizione. Da questo punto di vista fu decisiva la promozione dei suoi fedelissimi di Shanghai – dove, ricordiamo, era stato sindaco e segretario di partito –  in ruoli chiave dell’amministrazione statale.

Jiang è il leader per eccellenza della cosiddetta terza generazione. Tra i suoi interventi più importanti menzioniamo l’iniziativa di riduzione del controllo statale su alcune industrie cinesi e il conseguente piano di privatizzazione, oltre al tentativo di migliorare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Jiang contribuì inoltre a rafforzare il ruolo della Cina sullo scacchiere internazionale, dove, nel 2002, ottenne l’ingresso del suo Paese nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Nello stesso anno, il leader lascia la guida del partito, sostituito da Hu Jintao, il quale gli succederà anche come presidente della Repubblica.

In occasione dell’80esimo anniversario della fondazione del Pcc, il primo luglio 2001, Jiang Zemin pronuncia un discorso nel quale enfatizza l’ultima esigenza del partito: accanto a operai, contadini e intellettuali (definiti “la spina dorsale” del Pcc), bisogna iniziare ad accogliere elementi provenienti da altri settori della società. Costoro avrebbero ovviamente dovuto sottoscrivere lo Statuto e il Programma del partito, e soddisfare le esigenze dello stesso.

In altre parole, il Pcc si stava aprendo agli imprenditori e ai nuovi gruppi sociali emergenti affermatisi nel corso del periodo delle riforme economiche. Fu così che i manager delle imprese private iniziarono a competere per ricoprire ruoli rilevanti, e fu così che si concretizzò ufficialmente la teoria delle Tre Rappresentanze avanzata da Jiang Zemin. Il partito, insomma, diventava “avanzato” ed era chiamato a rappresentare le esigenze di sviluppo delle forze di produzione più avanzata, l’orientamento della cultura più innovativa e gli interessi fondamentali del popolo cinese.

Sotto la presidenza di Jiang Zemin, la Cina stava iniziando a godere dell’effetto delle riforme economiche decise da Deng Xiaoping. La leadership di Jiang ha dunque goduto di un periodo di ascesa senza precedenti della Repubblica Popolare, con tassi di crescita del pil a doppia cifra e altri valori alle stelle. In quegli anni il Pcc poteva vantare un tasso di gradimento altissimo tra la popolazione, e questo nonostante le autorità politiche non avessero alcuna intenzione di concedere libertà democratiche in senso occidentale.

Da un punto di vista politico, la Cina ottiene nuovamente il controllo di Hong Kong (1997) e Macao (1999), mentre nel 2000 Pechino si aggiudica le Olimpiadi che si sarebbero svolte nel 2008. Da segnalare, inoltre, l’ingresso del Dragone nel WTO e la continua crescita economica. La stessa che avrebbe consentito ai leader futuri di guidare una Cina sempre più prospera e moderna.