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Alba dorata, la società di stregoni che voleva regnare sull’Europa

La politica è religione. E come ogni religione abbisogna di chierici, dottrine, dogmi e fedeli. Quella del 21esimo secolo è una politica laica, secolarizzata, che cerca voti più nelle piazze che nelle chiese e che, almeno in Occidente, ha espulso il sacro dalla propria piattaforma programmatica. Ma non è sempre stato così. Anzi.

L’Europa primonovecentesca costituisce l’esempio più fulgido della stretta interconnessione tra sacro e profano, tra fede e potere politico, che ha storicamente caratterizzato il continente. Perché essa vide la mobilitazione delle chiese durante la Grande guerra, le religioni in lotta durante le guerre balcaniche, il germogliare dell’orientalismo, la strumentalizzazione dell’Islam da parte delle potenze europee e ultimo, ma non meno importante, la diffusione capillare di società segrete, compagini magiche e sette esoteriche.

Società segrete, compagini magiche e sette esoteriche hanno rappresentato il volto oscuro della Belle Époque, condizionando un’intera generazione di intellettuali, ricercatori e politici ed esercitando un impatto culturale notevole e duraturo. Perché queste realtà, accomunate dal rifiuto verso il cristianesimo tradizionale e dalla volontà di riscrivere ex novo l’identità dell’Europa e dell’homo europaeus, avrebbero inconsapevolmente preparato il terreno alla futura ascesa dell’ideologia nazista. E nel novero di queste entità, che è piuttosto lungo, figurano e risaltano per rilevanza e influenza nel lungo termine la Società Teosofica di Madame Blavatasky, l’Ordo Templi Orientis di Carl Kellner e soprattutto l’Ordine ermetico dell’alba dorata.

Le origini dell’Ordine ermetico dell’alba dorata sono avvolte dal mistero, esattamente come tutto ciò che ha riguardato questa piccola ma potente società segreta di natura iniziatica e paramassonica che ha plasmato l’immaginario collettivo britannico ed europeo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Tutto sembra che abbia avuto inizio con la scoperta nel 1886 di alcuni manoscritti antichi, codificati in tabula recta, da parte dell’orientalista e cercatore di tesori Kenneth Mackenzie. Dopo averli esaminati, non riuscendo a decrittarli, Mackenzie li cedette ad uno dei più influenti massoni dell’epoca, Adolphus Frederick Alexander Woodford, che a sua volta li passò al fratello muratore William Wynn Westcott.

Aiutato da un altro massone, Samuel Liddell MacGregor Mathers, Westcott riuscì a decifrare l’antico manoscritto, trovandovi stralci di cabala, pillole di astrologia, insegnamenti alchemici e un’introduzione alle arti magiche e alle pratiche divinatorie. E quelle preziose informazioni, il cui valore era comprensibile soltanto da un iniziato, sarebbero state utilizzate dal trio per dare forma, nel 1887, allo scheletro ritualistico e all’insieme di conoscenze dell’Ordine ermetico dell’alba dorata

Nel 1888, con il supporto della contessa Anna Sprengel, vociferata esponente dei Rosacroce – secondo alcuni storici mai esistita –, Westcott e Mathers fondarono il primo centro di ritrovo dell’Ordine, a Londra, il Tempio di Urania e Iside. Woodford non avrebbe partecipato all’inaugurazione, essendo morto di setticemia all’indomani della creazione della società esoterica.

In breve tempo, nell’arco di pochi anni, l’Ordine si sarebbe espanso in tutta il Regno Unito, da Londra a Edimburgo, aprendo templi anche nell’Europa continentale, a partire da Parigi nel 1893. Il crescendo di popolarità era dato dall’aura misterica avvolgente l’Ordine, dalla voglia di nuovo tra cattolici disincantati e agnostici alla ricerca di gnosi e dai presunti poteri che l’applicazione dei manoscritti fondanti avrebbe conferito a Westcott e Mathers. Poteri come la facoltà di comunicare con delle entità celestiali note come i capi segreti (secret chiefs), la chiaroveggenza e la psicocinesi.

Il passaparola rese l’Ordine popolare tra divi e intellettuali, i quali cominciarono a richiederne l’adesione per sventolarla a mo’ di status symbol. Le celebrità della società vittoriana che entrarono a far parte dell’Ordine furono numerose, appartenenti allo spettacolo come alla scrittura, e tra loro si ricordano:

  • Attori e attrici come Sara Allgood, Florence Farr e Maud Gonne.
  • Banchieri e imprenditori come Annie Horniman e Gustav Meyrink.
  • Cantanti come Anna de Brémont.
  • Poeti come William Sharp, John Todhunter e William Butler Yeats.
  • Scrittori come Arnold Bennett, Algernon Blackwood, Sir Arthur Conan Doyle – il padre di Sherlock Holmes –, Arthur Machen, Sax Rohmer e  Bram Stoker – l’autore del celebre Dracula.

Non solo attori e scrittori affascinati dall’arcano, ma anche esoteristi e stregoni entrarono nell’Ordine, salendo uno ad uno i gradini della conoscenza e apprendendo poco a poco i segreti aperti solo agli iniziati. Tra i mistici, gli occultisti e gli stregoni che fecero ingresso nell’Ordine, credendo ciecamente nella sua missione rivelatoria, i più importanti furono indubbiamente Dario Carpaneda, Aleister Crowley, Dion Fortune, Evelyn Underhill e Arthur Edward Waite.

Fortune, in seguito, avrebbe abbandonato l’Ordine per crearne uno proprio – la Società della Luce Interiore –, mentre il carismatico Crowley, il mago più celebre del Novecento, dell’Ordine sarebbe stato il demolitore. Dopo essere diventato il confidente di Mathers, Crowley sfruttò le proprie abilità persuasive per carpire i segreti dei manoscritti, per toccarli con mano, riuscendo laddove nessuno degli iniziati aveva avuto successo.

Invidie genuine e semine di zizzania ad hoc, da parte di Crowley, avrebbero scatenato, entro il 1900, fughe di adepti, litigi e ritorsioni di una certa gravità tra le fazioni venutesi a creare. Incapace di fronteggiare la crisi, Mathers – che da tempo aveva rotto ogni legame con Westcott – assistette inerme al proliferare di emulazioni, scissioni ed autoproclamati eredi, alla fine di una breve ma intensa epopea.

Entro gli anni Venti e Trenta, tanti templi dell’alba dorata risultavano registrati in tutto l’Occidente, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, ma soltanto una manciata di essi aveva a che fare con l’originale, che de facto era entrato in coma a inizio secolo a causa del gioco maligno di Crowley.

Che l’Ordine fosse ancora vivo nel primo dopoguerra, oppure no, non ha comunque importanza. A contare, invero, è il destino del suo messaggio. Che sopravvisse – sopravvisse a Mathers –, innestandosi con facilità nei circoli esoterici della Germania weimariana, come Vril e Thule, e perpetuando l’idea che in Europa vi fosse bisogno di un rinnovamento multidimensionale, spirituale come antropologico, e di risalire alle fonti di conoscenza antica, custodite nella valle dell’Indo e prodotte dalla perduta razza ariana.

Lungi dal morire a causa dell’inquinamento nazista, il messaggio dell’Ordine ermetico dell’alba dorata è sopravvissuto fino ai giorni nostri, in quanto raccolto e recuperato dai nuovi movimenti religiosi apparsi in tutto l’Occidente tra gli anni Sessanta e Settanta. E la (ri)lettura dei testi sacri utilizzati dall’Ordine, nonché dei libri scritti da Mathers e seguaci, sebbene i più lo ignorino, ha contribuito in maniera determinante alla formazione del pensiero New Age e alla mitologia della Wicca.

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