Chi è Zhong Nanshan, l'”eroe della Sars”

Aveva appena 13 anni quando, nel 1949, Mao Zedong proclamava la fondazione della Repubblica popolare cinese. Oggi ha raggiunto il traguardo delle 83 primavere e, nella battaglia combattuta dalla Cina contro il nuovo coronavirus, la sua voce è diventata una bussola, tanto per le autorità quanto per i cittadini impauriti. Zhong Nanshan non è un medico cinese qualunque. Epidemiologo e pneumologo, nel suo campo il signor Nanshan è considerato una specie di eroe.

Nel 2003 il signor Zhong fu incaricato di gestire l’epidemia di Sars e, in quell’occasione, confutò apertamente la linea ufficiale avanzata dell’allora governo cinese, che per settimane aveva minimizzato la gravità della situazione sanitaria. L'”Eroe della Sars” è tornato alla ribalta nel gennaio 2020, quando, un virus molto simile a quello che aveva già affrontato, ha fatto ripiombare la Cina nel terrore.

Dopo settimane di ambiguità, e una pessima gestione iniziale dell’epidemia, il governo cinese decide di affidare a Zhong la guida del team di scienziati della National Helath Commission. Il suo obiettivo: indagare sul rischio di contagio e fare chiarezza sul nuovo coronavirus. Tra previsioni, consigli e analisi accurate, il “medico guerriero” (altro soprannome di Nanshan) ha accompagnato il Dragone prima verso una stabilizzazione dell’epidemia, poi fuori dall’emergenza più acuta.

Prima di analizzare il fondamentale ruolo giocato da Zhong Nanshan nella battaglia cinese contro il Covid-19, è necessario ripercorrere la carriera del medico più famoso della Cina. Zhong si è laureato in scienze mediche al Beijing Medical College. Nel periodo compreso tra il 1979 e il 1981 ha lavorato come ricercatore presso il Dipartimento di medicina respiratoria, la Royal Infirmary, dell’Università di Edimburgo e l’ospedale di San Bartolomeo dell’Università di Londra.

Attualmente il signor Zhong è direttore del Guangzhou Instite of Respiratory Diseases e direttore generale del China State Key Laboratory of Respiratory Diseases. È inoltre professore di medicina presso il Guangzhou Medical College, nonché supervisore di dottorandi in medicina respiratoria e, dal 1996, accademico della Chinese Academy of Engineering.

Tra gli altri titoli, Nanshan è Fellow of the Royal College of Surgeons e Doctor of Medicine a Edinburgo, Fellowship of the Royal College of Physicians di Londra e d’Irlanda. Dal 2005 al 2009 è stato presidente della Chinese Medical Association mentre tra il 2000 e il 2007 ha ricoperto la massima carica nella Chinese Thoracic Society. La rivista Lancet lo ha nominato “leader della ricerca clinica in Cina”.

La tappa più importante della sua carriera risale tuttavia al 2003, quando fu incaricato di gestire l’epidemia di Sars, guidando la squadra di soccorso nazionale e organizzando le linee guida per la diagnosi e la gestione del virus.

In quegli anni è stato il primo a descrivere il coronavirus della Sars come il principale patogeno dell’epidemia scoppiata nel Guandong. Riuscì anche a raggiungere una bassa mortalità della malattia attraverso l’uso del corticosteroide e la ventilazione non invasiva. Dulcis in fundo, sviluppò con successo un nuovo vaccino usando la tecnica dell’Rna di interferenza di piccole molecole nella prevenzione e trattamento della Sars nel macaco di Rhesus.

Da quel momento in poi, Zhong è considerato un esempio di integrità. Emblematica la frase che il professore ha dichiarato alla Cctv nel 2003, la stessa poi ripetuta anche nelle scorse settimane: “A che serve essere i numeri uno al mondo per quanto riguarda il prodotto interno lordo, se poi mangiare, bere e respirare sono a rischio?”.

Arriviamo al presente. Il 30 dicembre la commissione sanitaria di Wuhan notifica un focolaio di caso di “polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan”. Il giorno seguente Pechino avvisa prontamente l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Sono giorni convulsi, dove nessuno ha davvero idea di cosa stia accadendo a Wuhan. Le autorità locali parlano di una situazione sotto controllo poi, per rassicurare ulteriormente i cittadini, alcuni esperti affermano che il virus non si trasmette da uomo a uomo. Passano le ore e gli ospedali dello Hubei traboccano di malati.

È evidente che la situazione non è affatto sotto controllo. Toccherà a Zhong Nanshan, proprio come all’epoca della Sars, scendere in campo per risolvere il pasticcio dei funzionari locali. Nominato consigliere nella gestione dell’epidemia, sarà il professor Zhong ad annunciare di fronte alle telecamere della Cctv che sì, il virus misterioso si trasmette da uomo a uomo.

Nella relazione presentata alla Commissione sanitaria nazionale, Zhong va dritto al punto: lo scenario è così grave che è necessario ricorrere all’extrema ratio della quarantena. “Dobbiamo prestare un’attenzione speciale agli ospedali – aveva detto il professore – per evitare che cadano nella trasmissione tra umani e per evitare che diventino luoghi di diffusione del virus”. Il professore – sostengono le cronache – ha un’autorità sanitaria tale da poter guardare dritto negli occhi Xi Jinping e comunicargli persino le notizie peggiori.

Al di là delle sue competenze professionali, Zhong è il perfetto trait d’union per riavvicinare il popolo di Wuhan (e di tutta la Cina) al governo centrale. Entrambi, sia i cittadini che gli alti funzionari di Pechino, sono stati travolti da un’emergenza inizialmente gestita nel peggiore dei modi. Nel mirino di Xi finiscono i papaveri della provincia dello Hubei. Decine e decine di politici locali perdono il posto. Ma non basta: la gente comune ha fame di verità.

È a questo punto che entra in campo tutto il carisma di Zhong Nashan. Se Xi Jinping ha dichiarato di essere il “comandante supremo” nella guerra contro il coronavirus, è il professore a prestare il proprio volto al susseguirsi dell’epidemia. A colpi di consigli e ipotesi, il suo compito è duplice: da una parte deve trascinare la Cina fuori dall’incubo, dall’altra ha la delicata missione di ricostruire la fiducia del popolo nelle autorità, scottate da un evento catastrofico. D’altronde chi potrebbe dubitare di un medico che, in un’intervista post-Sars, quando è stato lodato per la sua onestà ha risposto: “Non ho potuto farne a meno. Ho detto che non è tutto sotto controllo”?

Di fatto, in Cina, il signor Zhong è diventato una sorta di portavoce di tutto ciò che riguarda la malattia. Mentre il suo team monitora gli sviluppi dell’epidemia, ormai sotto controllo, lui appare in televisione rilascia interviste a media cinesi e inglesi.

Sui social media cinesi, il professore funge da contrappeso e fornisce messaggi incoraggianti. Viene visto dagli utenti come una sorta di “nonno” che, a dispetto della sua veneranda età, ha ancora la forza di lottare per difendere il popolo. Vari media sono arrivati persino a pubblicare una foto di Zhong intento a dormire su un treno dopo aver visitato Wuhan. Il messaggio è chiaro: Nanshan è un “eroe popolare” che combatte “per sconfiggere il virus”.

Come se non bastasse, Zhong ha rilasciato dichiarazioni per certi versi emblematiche. Ha descritto, con le lacrime agli occhi, Wuhan come una città eroica, quindi ha assicurato al pubblico che i funzionari cinesi sono stati trasparenti nella gestione del nuovo coronavirus. Anzi: nel rilascio delle informazioni, Nanshan ha difeso i funzionari di Wuhan, affermando che avrebbero potuto diffonderle solo dopo che i risultati dei test fossero stati verificati dalle autorità superiori. Alla Reuters ha però aggiunto che “il loro lavoro non è stato svolto bene” e che “governo locale, le autorità sanitarie locali dovrebbero avere delle responsabilità” su quanto accaduto.

In vista dei prossimi mesi, l’”Eroe della Sars” ha preannunciato una possibile seconda ondata del Sars-CoV-2, anche se non della stessa intensità della prima. “Con le nostre intense procedure di monitoraggio di, esistono i rischi di una seconda ondata ma è improbabile che in Cina si verifichi un altro picco”, ha detto Zhong Nanshan in un’intervista esclusiva con il South China Morning Post. Difficile dire se queste previsioni si riveleranno esatte. Certo è che le parole di Zhong hanno aiutato (e stanno tutt’ora aiutando) a evitare il panico.