La vicenda AstraZeneca, spiegata

Da speranza contro il Sars-CoV-2 a oggetto di psicosi tanto generalizzata quanto irrazionale. L’immagine dell’AZD1222, il vaccino prodotto da AstraZeneca e Università di Oxford, ha seguito una parabola discendente sotto il peso delle molteplici accuse ricevute.

In seguito a presunti decessi e gravi reazioni avverse verificatesi consequenzialmente al suo utilizzo, i Paesi di mezza Europa hanno deciso di sospendere temporaneamente il prodotto in via precauzionale, scatenando ondate di panico. Si attende la decisione definitiva dell’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco, anche se, al momento, i numeri raccolti e le analisi effettuate non sembrano provare la correlazione tra gli eventi inaspettati e l’uso del vaccino anti Covid AstraZeneca.

La vicenda che ha travolto AstraZeneca è estremamente complessa, per certi versi anche opaca, e comprende più piani di lettura. La scintilla che ha fatto scoppiare l’incendio arriva dalla Danimarca. L’11 marzo, le autorità sanitarie danesi interrompono la somministrazione dei vaccini AZD1222 contro il Covid-19 in seguito ad alcune segnalazioni di potenziali (e gravi) effetti collaterali riguardanti coaguli di sangue.

La sospensione, di 14 giorni, è descritta come misura precauzionale. “Dobbiamo chiarire prima di continuare a utilizzare il vaccino AstraZeneca”, ha dichiarato Soeren Brostroem, responsabile dell’autorità sanitaria.

Il 14 marzo l’Austria sospende la somministrazione di un lotto AstraZeneca, il numero ABV5300. Nel mirino di Vienna, il decesso di una donna per trombosi multipla e il ricovero di un secondo paziente per embolia polmonare dopo aver ricevuto due dosi del vaccino. In seguito, l’Ema affermerà l’assenza di prove in grado di collegare AstraZeneca ai due casi austriaci. Ma la paura, ormai, è diffusa come e più del virus.

Tutti i riflettori sono puntati sul presunto lotto difettoso, l’ABV5300, formato da circa un milione di dosi e consegnato in 17 Paesi. L’Italia non è inserita nella lista. Roma decide però di sospendere in via precauzionale un altro lotto, l’ABV2856. Il motivo è sempre lo stesso, e lo spiega direttamente l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

Sono stati segnalati “alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti a questo lotto”, anche se “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra vaccino e tali eventi”. Per quanto riguarda l’Italia, fanno notizia tre casi sospetti, anche se, all’epoca dei fatti, non vi erano ancora correlazioni ufficiali tra i problemi accorsi e l’uso di AstraZeneca.

In breve, tra chi sceglie di sospendere solo alcuni lotti e chi opta per l’interruzione di tutti quelli a disposizione, i Paesi europei lanciano un segnale preciso. A poco valgono i chiarimenti dell’Ema: “Le informazioni finora disponibili indicano che il numero di eventi tromboembolici nelle persone vaccinate non sia superiore a quello osservato nella popolazione generale”.

Il 15 marzo arriva la doccia fredda. Nonostante i messaggi rassicuranti – a proposito, il metodo comunicativo scelto dalle istituzioni europee, e non solo quelle, è stato pessimo – Italia, Germania, Francia e Spagna decidono di sospendere l’uso del vaccino AstraZeneca, mentre altri 14 Paesi europei fermano le somministrazioni. Sempre “in via precauzionale”, specificano le fonti. Improvvisamente, quando il caso sembrava archiviato, decine e decine di migliaia di appuntamenti saltano in aria, causando un gravissimo rallentamento al piano vaccinale dell’Europa.

Il 14 marzo, l’Aifa diffonde un comunicato emblematico con il quale rassicura sulla solidità del vaccino AstraZeneca . “I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L’allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è giustificato”, si legge nella nota.

Il 15 marzo arriva il dietrofront dell’Aifa. L’agenzia annuncia di “estendere in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema, il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid 19 su tutto il territorio nazionale”.

Per quale motivo l’Aifa, e in generale i più importanti Paesi europei, hanno cambiato idea di punto in bianco? Nel corso di un’intervista rilasciata al Corsera, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato che la decisione di sospendere l’uso del vaccino AstraZeneca in Italia è emersa “dopo una valutazione dell’istituto tedesco per i vaccini”.

Il Paul Ehrlich Institute (PEI), una sorta di Istituto Superiore di Sanità in chiave tedesca, ha evidenziato un “notevole aumento di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena sinusale) in connessione con una mancanza di piastrine (trombocitopenia) e sanguinamento”. Eventi, quelli appena descritti, che si sarebbero verificati in concomitanza con le vaccinazioni del prodotto AstraZeneca.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Nicola Magrini, direttore dell’Aifa, ha inoltre spiegato che “si è arrivati alla sospensione perché diversi Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno preferito interrompere la vaccinazione dopo singoli casi recenti di eventi avversi, che hanno suggerito di fare una pausa per le verifiche e poi ripartire”. In altre parole, si è trattata di “una scelta di tipo politico“.

Il problema più importante che l’azienda anglo-svedese deve chiarire è senza ombra di dubbio quello relativo ai presunti effetti avversi provocati dal suo vaccino. Ma ci sono altri nodi che AstraZeneca deve sciogliere, o per i quali era già finita nell’occhio del ciclone. Ricordiamo, infatti, che la società aveva promesso di travolgere l’Ue con 120 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021. Quelle stime si sono poi ridotte a circa 30 milioni per motivi non meglio e sempre specificati a dovere (da qui il dubbio che l’azienda possa favorire i Paesi extra Ue).

C’è poi il lato tecnico che non sempre ha fatto brillare il vaccino di AstraZeneca. In un primo momento sono emersi dati confusi sull’immunità garantita dalla prima dose, poi è iniziata la diatriba sui presunti effetti sulle persone over 55 e, infine, è stata la volta del tam tam mediatico sulla protezione del siero contro le varianti.

L’ultimo problema riguarda l’efficacia del vaccino AZD1222. Secondo quanto riportato da uno studio americano sul prodotto, l’azienda anglo-svedese potrebbe aver utilizzato “informazioni obsolete“. I rappresentanti del Comitato di monitoraggio sulla sicurezza dei dati statunitense hanno sollevato un dubbio preoccupante. AstraZeneca avrebbe fornito una versione incompleta dei dati sull’efficacia del suo preparato.

Dal canto suo, AstraZeneca ha spiegato che gli studi effettuati negli Stati Uniti, in Cile e Perù hanno dimostrato che il vaccino è efficace al 79% contro il coronavirus sintomatico e al 100% contro i casi gravi. Lo studio, condotto su 32 mila volontari, mostrerebbe dunque un elevato livello di efficacia del vaccino.

“Questi dati mostrano che il vaccino è efficace al 79 per cento contro i casi sintomatici di Covid-19 e al 100 per cento contro quelli gravi o critici”, si legge nel comunicato diffuso dalla casa farmaceutica. I risultati hanno mostrato dati di efficacia comparabili per etnia ed età, spiega ancora AstraZeneca, sottolineando che si è registrata un’efficacia dell’80% nei partecipanti di età pari o superiore a 65 anni.