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Elohim, la “città privata” dei separatisti bianchi

Quando si scrive e si parla di nazionalismo bianco a stelle e strisce, spesso e volentieri, gli argomenti cardine del discorso sono il Ku Klux Klan, la destra alternativa e lo spettro spaventevole e sempreverde della guerra razziale. Uno spettro che vari attori hanno provato a stuzzicare nel corso del tempo, dalla Famiglia Manson all’Unione Sovietica, nella speranza-aspettativa di dare vita ad un poltergeist che trasformasse gli Stati Uniti in una hollywoodiana terra distopica e post-apocalittica.

Non è stato e non è sempre vero, però, che i suprematisti del potere bianco abbiano cercato e cerchino, sempre e comunque, di far scoppiare una distruttiva guerra razziale. Perché altri, una minoranza poco rumorosa, sono stati e sono più interessati alla traslazione in realtà di un sogno, più che di un incubo: la costruzione di un etnostato bianco all’interno degli Stati Uniti. Un sogno che alcuni sono riusciti a realizzare. Questa è la storia di Elohim, la prima “città privata”, popolata interamente da bianchi, degli Stati Uniti.

La storia di Elohim è la storia di Robert Millar, un predicatore mennonita di origine canadese, classe 1925, che negli anni Cinquanta si trasferì negli Stati Uniti, più precisamente a Oklahoma City, per dare vita ad una propria chiesa. Trascorse gli anni Cinquanta e Sessanta muovendosi ed evangelizzando tra l’Oklahoma e il Maryland, profittando del fermento culturale dell’epoca per fare proseliti, per provare a diventare uno dei tanti profeti fai da te in circolazione.

Nel 1973, di ritorno nell’Oklahoma, Millar diede vita ad una comune nella contea di Adair, ribattezzandola Elohim. Inizialmente popolata da una ventina di persone, alcune delle quali erano donne legate sentimentalmente al profeta poligamo, Elohim avrebbe vissuto un piccolo boom demografico negli anni successivi, arrivando a contare tra i 200 e i 300 abitanti.

Il momento della popolarità, per Millar e la sua creatura, sarebbe giunto nel 1986, anno in cui venne dato asilo ad una donna canadese in fuga coi propri figli dalla giustizia. La donna avrebbe dovuto cedere la custodia della prole all’ex marito, ma, non volendo dare seguito all’ordine del tribunale, trovò riparo a Elohim. La comune diventò popolare, venendo innalzata a faro di libertarismo in un’era di crescente sorveglianza, quando le guardie (armate) impedirono l’ingresso alle forze dell’ordine.

Alla morte di Millar, avvenuta nel 2001, la gestione della micro-città privata è stata spartita tra figli e nipoti, che, assieme, costituiscono circa la metà della popolazione totale. Di questa enclave di quattrocento acri nel cuore degli Stati Uniti, che vive di regole proprie e in un orizzonte temporale a se stante, non è dato sapere nient’altro: la famiglia Millar controlla entrate e uscite – deliberando su naturalizzazioni ed espulsioni – e i giornalisti possono farvi ingresso sporadicamente, previa autorizzazione degli Anziani – il comitato direttivo della città –, scortati da accompagnatori dall’inizio alla fine del loro tour.

A Elohim vige un sistema economico di natura autarchica: non si produce per il consumo di massa, si produce per autosussistenza. I Millar gestiscono alcune delle principali attività produttive, come una segheria ed una ditta di furgoni, e si occupano del dialogo con le autorità – per garantire, ad esempio, la continuità nell’erogazione di elettricità e internet.

La sicurezza è garantita da un gruppo di vigilanti, anche se, in realtà, la tutela della collettività viene ritenuta un diritto-dovere ricadente su ognuno. Una ragione, quella di cui sopra, che spiega perché tutti gli abitanti possano circolare liberamente, negli spazi pubblici, con armi da fuoco.

L’istruzione è garantita da un istituto educativo, la Bethel Christian School, presso la quale piccoli e adolescenti studiano le stesse materie dei coetanei del resto della nazione, ma con una differenza: centro del curricolo scolastico è la storia delle civiltà bianche. Perché Elohim non è una comune come le altre: qui il nazionalismo bianco è religione di stato. Nello specifico, gli abitanti di Elohim aderiscono ad una forma eterodossa di protestantesimo evangelico, la cosiddetta identità cristiana, le cui principali caratteristiche sono le seguenti:

  • Gli ebrei hanno perduto il titolo di popolo eletto con l’arrivo di Gesù, che da allora è passato ai bianchi, più precisamente agli anglosassoni (israelismo britannico), e nel diciottesimo secolo, con la nascita degli Stati Uniti, al popolo americano.
  • Dell’ebraismo, comunque, viene accettata una grande varietà di rituali, convinzioni e pratiche, essendo il Vecchio Testamento il loro principale punto di riferimento. Ad esempio, è il sabato, non la domenica, il giorno del riposo.
  • Viene operata una netta distinzione tra l’ebraismo e il sionismo, con il primo che costituisce la fede primigenia, madre dei profeti e ventre del cristianesimo e con il secondo che sarebbe un nemico del cristianesimo, degli stessi ebrei e degli Stati Uniti. Gli abitanti di Elohim si riferiscono a questi ultimi come ad un “governo di occupazione sionista”.
  • Interpretazione razzialistica della maledizione di Cam.

Non è per la convinzione che i bianchi siano superiori al resto dell’umanità, e neanche per il fatto di essere una comune amish in salsa suprematista, che Elohim risulta essere nel mirino degli inquirenti sin dagli anni Ottanta. Perché il fatto che sia stata concepita come un rifugio per soli bianchi ne ha inevitabilmente causato la trasformazione in un magnete per combattenti, elementi radicali e terroristi.

Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, come appurato da innumerevoli inchieste, Elohim ha fornito un tetto a un numero indefinito di fuggitivi e criminali appartenenti all’estremismo di destra, tra i quali James Ellison (fondatore di The Covenant, The Sword, and the Arm of the Lord), George Eaton (creatore di The Present Truth Ministries), Chevie Kehoe (pluriomicida, membro della Repubblica Popolare Ariana), Willie Ray Lampley (capo della Milizia Costituzionale dell’Oklahoma e della Chiesa Universale di Yahweh), Dennis Mahon (guida del capitolo oklahomense del KKK e affiliato della Resistenza Ariana Bianca) e i capifila dell’Esercito repubblicano ariano, un’organizzazione a metà tra il terroristico e il criminale, Michael William Brescia, Kevin McCarthy, Scott Stedeford e Mark Thomas.

Preoccupato dal via vai di criminali, latitanti e ideologi del potere bianco, nonché dalle indiscrezioni sul coinvolgimento della famiglia Millar nel traffico di sostanze stupefacenti, il Federal Bureau Investigations infiltrò due informatori a Elohim tra il 1994 e il 1995, Carol Howe e Richard Schrum, affidando loro il compito di raccogliere prove utili a giustificare un’operazione in stile tabula rasa. Perché il governo americano, dopo il tragico assedio di Waco, non poteva e non voleva condurre altre (sanguinose) azioni alla cieca contro delle comuni in odore di criminalità.

Schrum non trovò nulla, scrivendo nel rapporto conclusivo di non essere stato testimone di nessuna attività illecita durante il tempo trascorso a Elohim. La Howe, invece, realizzò una relazione completamente diversa. Legata sentimentalmente a Mahon, nonché conoscente di Millar padre, la donna avvisò gli agenti Fbi dell’esistenza di un feroce odio antigovernativo da monitorare, aumentato a dismisura nel dopo-Waco, e di un possibile preparativo d’attacco contro gli edifici federali di Oklahoma City.

Le soffiate della Howe, per quanto obiettivamente gravi, non furono tenute in considerazione. Al contrario, con la Howe, poiché ritenuta mentalmente instabile e probabilmente alla ricerca di vendetta nei confronti di Mahon – con il quale si era lasciata –, la polizia federale cessò ogni rapporto. Di lì a breve, il 19 aprile 1995, l’ex veterano di guerra Timothy McVeigh avrebbe fatto esplodere un furgone bomba contro l’edificio federale Alfred Murrah, nel centro di Oklahoma City, provocando 168 morti e 672 feriti.

Non è dato sapere che ruolo abbia giocato Elohim nell’attentato, ma è chiaro che qualcosa, in questa enclave per soli bianchi, abbia avuto luogo tra il 1994 e il 1995. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché alla Howe fosse giunta voce di un possibile attentato e perché tra i nomi citati nel processo a McVeigh vi fossero vari residenti stabili della comune, tra i quali Michael Fortier, Kerry Noble e Andreas Strassmeir. E non si spiegherebbe perché, come documentato dal New York Post, le strade di Elohim siano costellate di immagini di McVeigh, l’eroe che ha tolto vite, e il martire che ha pagato con la propria, sfigurando quel governo di occupazione sionista da loro visceralmente odiato.

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