Covid-19, quali sono i vaccini più promettenti

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Il 2020 potrebbe rivelarsi un anno spartiacque per la storia della medicina. La pandemia, che ha provocato almeno 941mila morti e causato gravi danni alle economie di molti Paesi, ha spinto le aziende farmaceutiche (e svariati governi) a cercare di individuare un rimedio efficace contro il Covid-19. La ricerca si è focalizzata sullo sviluppo di un vaccino efficace, in grado di essere somministrato a buona parte della popolazione mondiale e di porre fine alla pandemia. I candidati a questo scopo sono oltre 160 ma solo una manciata di questi ultimi sta affrontando la fase finale della sperimentazione sull’uomo. Si tratta della cosiddetta Fase 3 in cui il candidato vaccino viene inoculato a decine di migliaia di volontari e se ne studiano efficacia ed eventuali effetti collaterali. Il mondo è strettamente legato alla corsa contro il tempo ed agli sforzi compiuti nel settore della ricerca clinica: l’obiettivo è quello di salvare vite ma anche di trarne grandi profitti economici. I candidati non mancano ed ecco quali sono quelli più promettenti e che potrebbero risultare vincitori. Il plurale è d’obbligo perché per soddisfare le necessità della popolazione mondiale potrebbe essere necessario più di un vaccino.

 

Il vaccino mRNA-1273 è opera di Moderna, un’azienda biotech con sede in Massachusetts che collabora con il National Institute of Health americano. Il candidato vaccino si basa una tecnologia innovativa, mai sperimentata prima, che consiste nell’iniettare parti del codice genetico del virus, l’mRNA, nelle cellule umane. In questo modo si sviluppano delle proteine virali, simili ma non uguali a quelle del coronavirus, che consentono al sistema immunitario di allenarsi nel riconoscere la loro presenza. I risultati preliminari della Fase 1 sono stati molto buoni: i soggetti in salute a cui è stato somministrato hanno sviluppato una reazione immunitaria. Il 27 luglio ha avuto inizio la Fase 3, che porterà all’inoculazione del vaccino su 30mila candidati negli Stati Uniti. Moderna ha intenzione di produrre almeno 500 milioni di dosi del vaccino per anno, che potrebbero potenzialmente diventare 1 miliardo, a partire dal 2021. L’Amministrazione Trump ha già raggiunto un accordo con Moderna per l’acquisto di 100 milioni di dosi del candidato vaccino al prezzo di oltre un miliardo e duecento milioni di dollari. Il governo americano ha inoltre opzionato l’acquisto di altre 400 milioni di dosi in quattro tranche da 100 milioni e sono in corso colloqui esplorativi con la Commissione Europea per l’acquisto di 160 milioni di dosi del vaccino.

Il candidato vaccino BNT162, sviluppato dalla società tedesca bioNTech, sfrutta le potenzialità offerte dall’rna messaggero, analogamente a quello di Moderna. L’azienda sta lavorando al vaccino in collaborazione con l’americana Pfizer e con  lo Shanghai Fosun Pharmaceutical Group. Le aziende coinvolte hanno iniziato a lavorare su 4 candidati vaccini per poi selezionare quello che aveva generato la risposta immunitaria più efficace ed avviare la fase 3 della sperimentazione su 30mila volontari. Lo studio (come quello degli altri candidati vaccini) è di tipo randomizzato controllato in doppio cieco: sono stati selezionati 30mila volontari tra i 18 e gli 85 anni presso 120 centri di riferimento internazionali e solo la metà di loro riceverà il farmaco mentre l’altra metà un placebo. Bisognerà capire se il vaccino previene l’infezione e se riesca a bloccarla del tutto o ne prevenga semplicemente le forme più gravi. Le aziende sono particolarmente fiduciose ed intendono distribuire 100 milioni di dosi entro il 2020 ed 1,3 miliardi entro il 2021. L’esecutivo americano ha raggiunto un accordo, dal valore di 1.95 miliardi di dollari, per produrre 100 milioni di dosi del vaccino per il Covid-19 negli Stati Uniti ed ha opzionato l’acquisto di altre 500 milioni di dosi. Il governo britannico ha invece pre-acquistato 30 milioni di dosi del farmaco.

La Sinovac Biotech, una società cinese attiva in ambito biofarmaceutico, è al lavoro su un vaccino di tipo inattivato denominato CoronaVac . Questi vaccini vengono prodotti uccidendo il microrganismo responsabile della malattia con il calore o con altri metodi ed i trattamenti prodotti con questa modalità sono sicuri perché i summenzionati microrganismi non possono tornare alla forma patogena. I vaccini inattivati sono stabili e non è necessario conservarli al freddo: ciò li rende particolarmente utili all’utilizzo nelle regioni più povere del mondo dove la conservazione dei farmaci è spesso molto problematica. La Sinovac ha iniziato a lavorare sul candidato, in collaborazione con alcuni istituti accademici cinesi, sin dal 19 gennaio. Gli studi preclinici effettuati sui macachi si sono rivelati sicuri ed è stato dimostrato che i primati hanno sviluppato immunità. Le fasi 1 e 2 della sperimentazione sull’uomo si sono concluse con successo: nessun effetto collaterale grave e sviluppo di protezione nelle persone a cui è stato somministrato. Il CoronaVac, insieme ad altri candidati vaccini cinesi, ha ricevuto l’autorizzazione per uso emergenziale nell’ambito di un programma di vaccinazione di gruppi ad alto rischio. La Cina sta somministrando questi trattamenti ai gruppi ad alto rischio sin dal mese di luglio. Yin Weidong, amministratore delegato di Sinovac, ha reso noto che “solamente il 2-3 per cento, tra le mille persone a cui è stato iniettato il vaccino, è stato colpito da febbre ed in totale non più del 5 per cento del campione ha avuto blandi effetti collaterali. Il 97-98 per cento dei volontari ha invece sviluppato anticorpi”. L’azienda ha dato inizio alla fase 3 della sperimentazione nel mese di luglio e l’amministratore delegato Yin Weidong ha chiarito che la capacità di produzione è “di 300 milioni di dosi di vaccino per anno, una quantità sufficiente per soddisfare il mercato interno ed una parte di quello internazionale.”

Un altro, promettente candidato vaccino proveniente dalla Cina è l’Ad5-nCoV, prodotto dalla Cansino Biologics Inc. in collaborazione con l’Accademia Militare delle Scienze Mediche, legata all’Esercito di Liberazione Popolare. Il vaccino è stato il primo ad essere ufficialmente brevettato, nel mese di agosto, da parte delle autorità di Pechino. Secondo Gary Rieschel, che ha investito nel progetto, Cansino è avvantaggiata dall’esperienza accumulata nell’ideazione del vaccino contro il virus Ebola e nel supporto ricevuto dal governo centrale cinese. I primi test clinici del vaccino ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza ed è stato inoculato anche sui membri delle Forze Armate Cinesi. La fase 3 della sperimentazione, che dovrebbe coinvolgere 40mila volontari, avrà luogo in Russia e probabilmente in altri Paesi come Arabia Saudita, Messico e Pakistan.

Il candidato vaccino AZD1222, della società biofarmaceutica anglo-svedese AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford, è stato sviluppato a partire dalla versione indebolita di un adenovirus, un comune virus del raffreddore che infetta gli scimpanzé. Il patogeno è stato modificato in modo che non possa replicarsi nel corpo umano e gli è stato aggiunto del materiale genetico per renderne più efficace l’azione. Si spera che il sistema immunitario, riconoscendolo, attivi una risposta in grado di fornire protezione in caso di successivo incontro con il SARS-CoV-2. I primi risultati provenienti dalle Fasi 1 e 2 della sperimentazione, pubblicati sulla prestigiosa rivista Lancet, sono stati confortanti dato che il candidato vaccino si è dimostrato ben tollerato ed ha fatto sviluppare una robusta risposta immunitaria nei 1077 partecipanti, tutti in salute e di età compresa tra i 18 ed i 55 anni. La Fase 3 della sperimentazione, in corso in Brasile, in Sudafrica, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, è però incappata in un intoppo che ha portato ad una breve interruzione nel Regno Unito. Un volontario, sui 18mila a cui è stato inoculato il preparato. ha sviluppato una reazione avversa. La reazione è stata giudicata come non collegata alla somministrazione del vaccino da parte degli enti regolatori britannici. Gli enti regolatori americani, in attesa di maggiori approfondimenti, non hanno però dato ancora il via libera alla ripresa dei test.

La Commissione Europea ed AstraZeneca hanno stipulato un contratto, alla fine di agosto, che porterà all’acquisto, da parte degli Stati membri dell’Unione, di 300 milioni di dosi del vaccino e di 100 ulteriori milioni di dosi da distribuire in proporzione alla popolazione.  La fornitura delle prime dosi del vaccino, qualora i test procedano senza ulteriori problematiche, potrebbe avvenire anche alla fine del 2020. Bisognerà capire, però, quali potrebbero essere gli sviluppi negli Stati Uniti, vitali per un’efficace prosecuzione dei test clinici.

 

Il vaccino russo contro il Covid-19, lo Sputnik V prodotto dall’Istituto Gamaleya di Mosca, ha già affrontato le fasi uno e due della sperimentazione condotte su 76 volontari, adulti sani tra i 18 ed i 60 anni. Il 100 per cento dei volontari ha sviluppato anticorpi contro il virus senza avere gravi effetti collaterali. Il presidente russo Vladimir Putin ne ha annunciato la registrazione l’11 agosto  mentre Kirill Dmitriyev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, ha chiarito come siano stati già raggiunti alcuni accordi preliminari per la sua distribuzione all’estero, in Paesi come Brasile ed India. La fase 3 dei test clinici ha avuto inizio nel mese di settembre: il vaccino verrà inoculato a 40mila volontari che saranno poi monitorati per un periodo di 6 mesi. Lo Sputnik V sfrutta il principio del vettore virale, in questo caso un adenovirus modificato e depotenziato, per stimolare una risposta immunitaria protettiva da parte di chi lo riceve.

Il ministro della Salute russo Mikhail Murashko ha annunciato che il vaccino anti-Covid sarà disponibile già da novembre-dicembre ma la comunità scientifica mondiale continua ad esprimere forte scetticismo sulla presunta efficacia del vaccino. Secondo diversi scienziati, infatti, sono stati resi noti troppi pochi dati legati ad i test clinici e troppe poche persone hanno preso parte alla sperimentazione. C’è il rischio, stando a queste fonti, che il trattamento possa rivelarsi controproducente e potenzialmente pericoloso.

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