Chi è Yevgeny Prigozhin, il “ribelle” della Wagner

Yevgeniy Prigozhin è stato uno degli oligarchi russi più vicini a Vladimir Putin, fino alla sua morte, confermata da Mosca e avvenuta il 23 agosto 2023 in circostanze ancora da chiarire.

I rapporti con il Cremlino sono andati gradualmente deteriorandosi in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina fino al punto di non ritorno. Il 23 giugno 2023, Prigozhin ha lanciato una ribellione contro la leadership militare di Mosca, entrando con i suoi mercenari del gruppo Wagner a Rostov prima di marciare verso Mosca, trovare un accordo con il Cremlino e volatilizzarsi in Bielorussia al termine di 48 ore di fuoco.

Colpito da molteplici sanzioni Usa, Prigozhin è stato soprannominato “lo chef di Putin” a causa delle attività di catering e dei ristoranti da lui gestiti che, in passato, hanno più volte ospitato il capo del Cremlino nel corso di numerose cene con dignitari stranieri. Il suo nome è collegato a doppia mandata con il citato gruppo Wagner, un gruppo mercenario da lui fondato, coinvolto in molteplici operazioni come appaltatore militare privato vicino a Mosca.

Varie accuse imputano a Prigozhin anche il finanziamento e la direzione di una rete di società, tra cui l’Internet Research Agency, che sarebbe impegnata a fabbricare troll su internet e influenzare eventi politici al di fuori della Russia.

La storia di Prigozhin, del resto come quella di tanti altri oligarchi, è in gran parte avvolta nell’ombra. Notizie vere e indiscrezioni inventate si fondono spesso in un’agiografia difficile da valutare. In ogni caso, sappiamo che “lo chef di Putin” è nato a San Pietroburgo nel 1961, quando la città si chiamava ancora Leningrado, e quando la Federazione Russa era ancora Unione Sovietica.

Si è diplomato in un collegio di atletica leggera nel 1977. Due anni dopo, secondo quanto riportato dal sito Meduza, è stato condannato ad una pena sospesa per furto. Nel 1981 Prigozhin è andato incontro a nuovi guai con la giustizia: viene infatti condannato a 12 anni di reclusione per rapina, coinvolgimento di adolescenti nella prostituzione e frode. Alla fine sconterà soltanto nove anni di prigione.

Più di recente sono emersi ulteriori problemi dopo la rivolta scatenata alla fine di giugno 2023. Il dipartimento investigativo dell’Fsb aveva aperto sul suo conto un procedimento penale con l’accusa di ribellione. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, aveva affermato che il procedimento sarebbe stato annullato dopo i colloqui con il leader bielorusso, Aleksandr Lukashenko, gli stessi che avevano messo fine all’escalation. L’Fsb ha confermato l’archiviazione delle accuse il 27 giugno.

Uscito dal carcere, Prigozhin ha allestito un piccolo impero di bancarelle e chioschi di panini. In un primo momento, dunque, il futuro oligarca è stato impegnato nella vendita di hot dog, salvo poi diventare manager della “prima catena” di negozi di alimentari di San Pietroburgo. Alla fine degli anni ’90, Prigozhin ha compiuto il primo grande salto, entrando nell’industria della ristorazione. Nello stesso periodo ha inoltre lanciato anche una società di catering con un partner commerciale e due stabilimenti al servizio dell’élite russa.

Il secondo stabilimento, che secondo quanto riferito sarebbe costato più di 400.000 mila dollari (necessari per rimodellare una nave in disuso ormeggiata permanentemente sul fiume Vyatka), si sarebbe rivelato un successo assoluto, assicurando a Prigozhin la sua grande svolta politica.

Il ristorante in questione, aperto nel 1997, è il New Island, un ristorante galleggiante sul fiume Neva ispirato agli eleganti battelli ristorante che navigano sulle acque francesi della Senna. Pare che Putin sia stato attratto dalla creazione di Prigozhin e che abbia iniziato a organizare lì le sue cene politiche e di affari. Così sarebbe nata l’amicizia tra i due.

Nel 2001 Prigozhin ha servito cibo a Putin e al presidente francese Jacques Chirac, mentre un anno dopo i suoi locali hanno ospitato il leader statunitense George W. Bush. In seguito, la sua azienda, Concord Catering, fondata in parallelo all’attività di ristorazione, ha iniziato ad ottenere commesse sempre più interessanti. I media hanno parlato di centinaia di milioni di contratti governativi riguardanti mense scolastiche e dipendenti del governo.

Nel 2012 l’ormai lanciatissimo Prigozhin ha firmato un contratto per fornire pasti all’esercito russo. Valore stimato: 1,2 miliardi di dollari per un anno. In seguito incasserà 2,5 milioni di rubli e 4,1 milioni di rubli per servire due banchetti al Cremlino in occasione della festa nazionale russa degli Eroi della madrepatria. Secondo alcune indiscrezioni, Prigozhin avrebbe utilizzato parte di questi ingenti profitti per finanziare altre attività parallele: il gruppo Wagner e l’Internet Research Agency.

L’Fbi ha inserito Prigozhin nella lista dei 13 russi che avrebbero finanziato la Internet Reserch Agency di San Pietroburgo. Un’agenzia impegnata di fabbricare troll incaricati, a loro volta, di diffondere sul web contenuti filorussi (particolarmente attivi durante la campagna elettorale americana del 2016). Il diretto interessato ha negato ogni coinvolgimento.

Per quanto riguarda il gruppo Wagner, impegnato in Siria, nel Ucraina e in Africa, i presunti collegamenti tra Prigozhin e lo stesso gruppo sono stati oggetto di un’intensa copertura mediatica in Russia e negli Stati Uniti. Il gruppo Wagner è ufficialmente guidato da Dmitrij Utkin, in passato capo della sicurezza di Prigozhin nonché presente nella lista dei dirigenti della Concord Management. Anche in questo caso, inizialmente i diretti interessanti hanno respinto ogni accusa. In un secondo momento, con l’acuirsi delle tensioni tra l’organizzazione e il Cremlino, Prigozhin è emerso il vero leader del gruppo.

Il Tribunale dell’Unione europea ha confermato le sanzioni adottate dal Consiglio Ue nei confronti dell’imprenditore Prigozhin, legate alla situazione in Libia e alle sue “relazioni strette con il gruppo Wagner”.

Le misure – adottate nell’ottobre 2020, prorogate nel luglio 2021 e la cui legittimità è stata oggi confermata dai giudici – consistono nel congelamento di fondi delle persone che intraprendono o sostengono atti che minacciano la pace, la stabilità o la sicurezza della Libia.

Prigozhin aveva chiesto al Tribunale di annullare tali decisioni, facendo valere, in particolare, una violazione dell’obbligo di motivazione delle decisioni di cui trattasi, l’inammissibilità delle prove addotte, l’errata valutazione dei fatti, lo sviamento di potere e la violazione dei suoi diritti fondamentali.

Tuttavia, il Tribunale ha constatato che “il fascicolo probatorio, sulla base del quale sono state adottate le decisioni, conteneva estratti del rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite e di articoli di stampa provenienti da varie fonti, quali agenzie di stampa e media, tutte accessibili al pubblico” integrate da “fotografie e testimonianze” con elementi a carico dell’uomo d’affari sanzionato. Inoltre, “un rapporto di esperti sulla Libia conferma l’esistenza del gruppo Wagner e le sue aree di intervento e di operazione, che includono Ucraina, Siria, Libia e Repubblica Centrafricana”.

“Wagner quasi certamente ora comanda 50.000 combattenti in Ucraina ed è diventato una componente chiave della campagna ucraina”, ha sottolineato il ministero della Difesa britannico. Il gruppo avrebbe iniziato a reclutare uomini in gran numero, l’anno scorso, in quanto la Russia aveva difficoltà a trovare persone per arruolare nel suo esercito regolare.

Sebbene le forze mercenarie siano illegali in Russia, il gruppo Wagner si è registrato come società nel 2022 e ha aperto una nuova sede a San Pietroburgo. Dietro alla fondazione dell’organizzazione ci sarebbe, come detto, la mano di Prigozhin.

Nel corso degli ultimi mesi, lo “chef di Putin” aveva sempre sottolineato che il gruppo Wagner non aveva niente a che fare con Mosca. Eppure, a sentire le sue ultime esternazioni, esoprattutto dopo aver visto la ribellione placata dal Cremlino, sembra di capire che il legame tra le due parti sia strettissimo.

Di recente, due notizie confermerebbero la presunta diffidenza venutasi a creare tra il Cremlino e il gruppo Wagner. La prima riguarda le accuse di alto tradimento rivolte da Prigozhin contro Mosca per il mancato invio di sufficienti munizioni al fronte. La seconda include invece le voci di un ipotetico complotto guidato da Vladimir Putin e dal segretario del consiglio di Sicurezza, Nikolai Patrushev, per “neutralizzare” lo stesso gruppo Wagner.

Per quanto riguarda le accuse, il capo del gruppo paramilitare ha parlato di “tradimento” da parte di Mosca per i ritardi nelle consegne di munizioni. “Gli ordini sono stati dati per la consegna il 23 febbraio. Ma finora la maggior parte delle munizioni non è stata inviata”, ha scritto Prigozhin in un messaggio pubblicato sui social network, evocando due possibili ragioni per il ritardo: ordinaria burocrazia o tradimento.

L’indiscrezione di un possibile complotto contro il gruppo Wagner, invece, sarebbe circolata su vari canali Telegram. Dal canto suo, Prigozhin ha affermato di aver ricevuto una domanda da un’agenzia di stampa russa riguardante eventuali discussioni tra i leader del Cremlino per neutralizzare il suo gruppo di mercenari. La vicenda risulta alquanto bizzarra. Se non altro perché non è chiaro se vi siano o meno seri dissidi tra la Wagner e il Cremlino o se l’intera vicenda rientri, piuttosto, in un tentativo volto a destabilizzare le forze russe impegnate a Bakhmut in un’intensa battaglia.

Ad aprile, Prigozhin ha lanciato un esplicito suggerimento all’indirizzo della Russia. Secondo il capo del gruppo Wagner, la Russia dovrebbe annunciare la fine della guerra, radicarsi nei territori conquistati in Ucraina e sottolineare i risultati previsti raggiunti.

Il comunicato del capo della Wagner assume un senso logico se lo colleghiamo all’analisi diffusa dal think tank statunitense  ISW, secondo cui il fondatore della milizia privata starebbe creando le condizioni per sfruttare (va da sé: per acquisire potere) un eventuale fallimento militare russo se la prevista controffensiva ucraina dovesse rivelarsi vincente.

Prigozhin ha inoltre affermato che “la prossima controffensiva ucraina ha più probabilità di successo che di fallimento”. E ha avvertito che un egoistico “Stato profondo” russo (che definisce come “una comunità di élite vicine allo Stato che operano indipendentemente dalla leadership politica e hanno stretti legami e una propria agenda”) è attualmente in crisi a causa degli insuccessi dell’esercito della Federazione nel garantire una vittoria in tempi rapidi.

Il capo della Wagner ha accusato i membri di questo Stato profondo, inseriti nella burocrazia russa, di sabotare deliberatamente il successo russo nella guerra, perché cercano di riprendere la loro vita privilegiata e confortevole. Quindi ha affermato che questi “nemici interni” dello Stato profondo russo spingeranno il Cremlino a “fare gravi concessioni“, che equivalgono a “tradire gli interessi russi”, compresa la possibilità di restituire all’Ucraina il territorio ucraino occupato.

Il 24 giugno 2023, i combattenti mercenari guidati da Prigozhin sono entrati in Russia, prendendo possesso della città di Rostov-sul-Don, e hanno marciato, apparentemente senza opposizione, verso Mosca, chiedendo la rimozione del ministro della Difesa russo Sergei Shoigu. La rivolta è terminata bruscamente poche ore dopo essere iniziata, a circa 200 chilometri dalla capitale.

Da quanto emerso, il capo della Wagner avrebbe stretto un accordo con il Cremlino per porre fine all’operazione, con un patto mediato dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko. I contenuti del presunto patto sono sconosciuti.  Al termine della ribellione, Prigozhin ha diffuso un messaggio audio spiegando che la marcia verso Mosca non aveva lo scopo di rovesciare il governo. In un discorso alla nazione, fatto poche ore dopo l’inizio della rivolta, Putin aveva accusato l’ex amico di “tradimento” e “pugnalata alla schiena”.

L’ubicazione di Prigozhin e il destino delle sue truppe rimangono poco chiari. Una cosa è certa: la rivolta di Wagner è stata la più grande minaccia che il presidente russo  abbia affrontato nei suoi 22 anni di governo.

Dopo la fallita rivolta, il capo Wagner si sarebbe spostato in Bielorussia (alcuni ipotizzavano in esilio). In quei giorni convulsi, il ministero della Difesa russo aveva inoltre fatto sapere che erano iniziati i preparativi per il trasferimento all’esercito regolare russo dell’equipaggiamento militare in possesso della Wagner, che avrebbe cessato di esistere a partire dal primo luglio.

In seguito, Prigozhin è stato avvistato a San Pietroburgo in occasione del vertice Russia-Africa, e quindi in un video presumibilmente girato nel continente africano. Il 23 agosto 2023 funzionari dell’aviazione russa hanno confermato che l’Embraer Legacy sul quale stava volando l’ex capo della Wagner, tra Mosca e San Pietroburgo, si è schiantato nella regione di Tver, a nord della capitale russa.

Il velivolo, intestato a una delle società di Prigozhin, ha preso fuoco colpendo il suolo dopo essere rimasto in aria per meno di mezz’ora. Non sappiamo ancora cosa sia realmente successo. Sul tavolo ci sono molteplici ipotesi, dall’abbattimento del mezzo al piazzamento di una bomba nel condizionatore o sotto un sedile dell’aereo.