Chi sono gli amish

Carrozze o calessi guidati da cavalli che si recano in direzione dei seggi elettorali americani: le foto che circolano in queste settimane raccontano dell’approccio, abbastanza atipico, degli amish alle recenti presidenziali. In realtà qualcuno di loro avrebbe pure la macchina, ma certo le immagini delle carrozze fanno più effetto. Radicalità è la parola chiave per comprendere una scelta così, che è religiosa quindi anche esistenziale. Essere un amish significa di questi tempi anche opporsi ai modi tipici della società contemporanea.

Un’indagine a tutto tondo può sembrare complessa, perché un velo di mistero accompagna tutte le comunità come questa. Gli amish, però, non sono battitori liberi o animatori di un “mistero”, ma fanno parte di una storia precisa e di una specifica, una Chiesa cristiana. Contraddistinti dal tradizionalismo dottrinale, gli amish derivano dagli anabattisti.

In Europa, dove il protestantesimo si espande anche grazie alle somiglianze sempre più evidenti della Chiesa cattolica, che per i tradizionalisti sta subendo appunto un processo di “protestantizzazione”, non ne esistono più, mentre gli Stati Uniti restano la patria eletta. Gli amish non sono tutti uguali: esistono gruppi che hanno accettato elementi tipici della contemporaneità e comunità che rifiutano di netto qualunque tipo di contatto stretto con certi strumenti (automobili e cellulari in primis). Le curiosità mediatiche non sempre corrispondo al vero. Forse è proprio questa radice comunitaria a suscitare le attenzioni dei media. Il nostro contesto occidentale è abbastanza svuotato, del resto, dai fattori identitari che gli amish difendono in maniera strenua. Certo, anche tra amish avvengono tragedie. E la conta degli scandali è già balzata agli onori delle cronache, ma per comprender sino in fondo l’emisfero religioso degli amish serve soprattutto il contributo degli esperti.

Il professor Andrea Borella è, con ogni probabilità, il più rinomato esperto del popolo amish nel Belpaese. Borella è un antropologo culturale, che ha una visione degli amish inserita all’interno del contesto che l’umanità starebbe subendo: “La mia tesi – ci dice introducendo – è che la cultura amish sia uno dei modelli dell’antimodernità. Occorre ovviamente intendersi su cosa significhi modernità, tuttavia, in sintesi ritengo che gli amish siano uno dei pochi gruppi organizzati che coerentemente rifiutino di vivere seguendo gli aspetti fondanti la modernità: individualismo, materialismo, culto della crescita economica, enfasi sul futuro rispetto al passato, per citarne alcuni”. Gli amish vivrebbero quindi un organizzato rifiuto del contemporaneo. Ma si tratta di una via di fuga? Non proprio secondo Borella: “Il concetto di ‘via di fuga’ mi sembra però fuorviante. Gli amish non fuggono da alcunché, rimangono ancorati il più possibile ai loro principi comunitari e religiosi radicati nella tradizione”. Non si tratta dunque di scappare, ma di rimanere il più fedeli possibile alla propria identità.

Ma qual è l’origine di questo gruppo religioso? Quando nascono gli amish e perché? Non parliamo – come si potrebbe pensare – di una declinazione del tradizionalismo contemporaneo, ma di qualcosa di più complesso. Qualcosa di storico ha mosso la creazione di questa che è anche una cultura. Il professor Borella tende spesso a rimarcare un fattore: gli amish sono membri di una Chiesa cristiane. Il cristianesimo è il macro-insieme dentro cui va inserita questa storia, che è circostanziabile: “Gli amish sono una chiesa anabattista, appartenente cioè al cosiddetto cristianesimo radicale, sorto a Zurigo negli anni successivi alla Riforma protestante. Nello specifico gli amish trovarono una loro identità separata sul finire del XVII secolo, quando in Alsazia un gruppo di famiglie, guidate dal vescovo Jakob Ammann, diedero vita alla fazione tradizionalista dell’anabattismo”.

Il cristianesimo protestante, dunque, accompagna gli amish, che però se ne distaccano attraverso l’anabattismo, del quale esprimono il tradizionalismo. E infatti salutano presto: “Il motivo della scissione era la denuncia del compromesso con il “mondo” che, secondo Ammann e i suoi seguaci, stava contaminando l’anabattismo del tempo”. Potrebbe succedere qualcosa di simile nella Chiesa cattolica, dove gruppi di tradizionalisti insistono oggi sull’abbraccio al mondo che questo corso starebbe imprimendo.

Come spiegato in questo approfondimento, il popolo amish è stato spesso interessato dalle cronache per via di stupri, abusi e scandali, che avvengono all’interno dei loro modi esistenziali ed organizzativi. Ma questi accadimenti hanno luogo per via di qualche distorsione della realtà o della morale che gli amish mettono in piedi? Oppure la statistica si occupa degli amish nella stessa misura in cui si occupa di altri gruppi religiosi? E c’è un’incidenza per cui è possibile affermare che il popolo amish è più interessato da altri gruppi da episodi di questa tipologia?

ragazza amish (La Presse)

L’antropologo Borella ci aiuta a mettere ordine: “Gli amish – premette l’esperto – sono esseri umani come tutti gli altri. Non vivono in un Eden risparmiato dai problemi di ogni società. Ci sono nelle case amish incomprensioni, litigi, violenze e abusi. Tuttavia, non vi è alcuna evidenza che ve ne siano più che al di fuori della comunità. Durante il mio lavoro di campo tra loro non ne ho mai avuto sentore”. E quindi la responsabilità di questa narrativa, che sarebbe falsata, a chi è attribuibile? “Vero è invece – prosegue Borella – che i media sono sempre alla ricerca della notizia sensazionalistica quando essa riguarda gli amish. Il mito del buon e pacifico agricoltore cristiano è ancora forte nell’immaginario americano. Di conseguenza le notizie di abusi e violenze tra gli amish attirano l’attenzione del pubblico in maniera molto vantaggiosa per chi voglia vendere lo “scandalo””. Molto di quello che emerge in termini di sintesi, in buona sostanza, dipenderebbe dalle scelte mediatiche.

Torniamo alla questione cui avevamo accennato: come votano gli amish? Siamo abituati a pensare, anche per via di alcune ricostruzioni dei media progressisti, che gli amish siano una delle falangi del trumpismo. Perché – viene aggiunto di tanto in tanto – Donald Trump non può che contare su gruppi “oscurantisti” o comunque confliggenti con le liberalità culturali e psicologiche del progresso. Vale per gli amish ma, in misura persino maggiore, per gli evangelici. Di sicuro i religiosi americani hanno sempre preferito l’opzione repubblicana a quella democratica. E questo soprattutto perché, al netto del cattolicesimo democratico, le fedi religiose e le istanze a loro collegate sono da sempre rappresentate dal Gop. Ma nel caso degli amish – chiediamo a Borella – qual è la verità? “Che gli amish siano trumpiani – ci fa subito presente l’antropologo culturale – è un altro dei miti contemporanei più infondati. In termini generali, gli amish non votano, soprattutto per le presidenziali. La loro religiosità impone, o almeno consiglia, una separazione dal “mondo” per la quale il voto è scoraggiato. Sebbene alcuni si rechino alle urne, si tratta di percentuali irrisorie”.

Comprendiamo allora come gli amish, di base, non condividano con il resto degli americani la vita politica della nazione, anzi. Il gruppo religioso in questione diserta volentieri le urne: “Non esistono statistiche ufficiali, ma io ritengo che l’affluenza sia al massimo intorno al 3-4%. Senza dubbio, che come in tutta l’America rurale e di provincia, il voto per i repubblicani è nettamente preponderante. In buona approssimazione lo spirito e i successi imprenditoriali di Trump sono apprezzati,  mentre la sua condotta di vita, lontana dall’etica cristiana, decisamente criticata”. Il comportamento elettorale degli amish, dunque, non può essere soggetto al filtro della approssimazione.

La parabola degli amish è terminata, è al principio o è nel bel mezzo della “corsa”? Il fatto che gli amish costituiscano famiglie numerose può suggerire come i numeri non possano che essere destinati a salire. Poi c’è un altro fattore, di tipo culturale, ossia la ricerca di un’identità, che può affascinare gli uomini del mondo contemporaneo. E questo, stando a tanti analisti, vale per gli amish, ma per le religione “chiuse” in generale. Borella pure è d’accordo: Demograficamente gli amish sono in crescita esponenziale da quando giunsero in America. Dalle poche famiglie che arrivarono in Pennsylvania negli anni ‘30 del ‘700, siamo giunti ora a mezzo milione di membri”.

Amish cavallo (La Presse)

Eppure c’è comunque chi grida alla prossima estinzione: “Le cassandre che hanno vaticinato una loro estinzione sono sempre state presenti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando vi fu il grande scisma tra i progressisti e i tradizionalisti. Per questi ultimi molti predissero una prossima sparizione, travolti da una trionfante modernità che avrebbe indotto le nuove generazioni ad abbandonare gli usi e i costumi dei loro padri. Mai previsione fu più fallace”. La modernità, in poche parole, non riuscirà a scalfire le comunità amish, che invece continueranno a prosperare, magari non solo negli Stati Uniti.

 

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