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Come il Vaticano e la Chiesa fanno “intelligence”

Una grande potenza non può prescindere dai servizi di informazione e sicurezza. E se questo principio vale per i grandi potentati politici e militari, è a maggior ragione valido per una superpotenza “immateriale” come il Vaticano. La Santa Sede è forte di una potenza spirituale e diplomatica non indifferente, ma anche epicentro di un’importante rete informativa che ha pochi eguali nel contesto internazionale e che permette all’Oltretevere un’approfondita conoscenza degli affari globali.

Nel 2014 ha fatto molto scalpore la pubblicazione del saggio L’Entità, pubblicato dal giornalista Eric Frattini, in cui si parla di quello che sarebbe un vero e proprio apparato di intelligence al servizio dei Papi, talmente segreto da non avere nemmeno un nome ufficiale. Frattini unisce fatti storici e illazioni, non costruendo un quadro storico completo: quel che manca nella sua chiave di lettura è una contestualizzazione storica precisa. Il Vaticano ha, sia durante l’epoca dello Stato Pontificio che dopo, sempre fatto intelligence, ma un vero e proprio corpo di servizi segreti operante come braccio spionistico della Santa Sede non è mai esistito ufficialmente.

I Papi hanno, nel corso dei secoli, costruito piuttosto delle “task force” per rispondere alle sfide sistemiche che più volte minacciavano la posizione della Chiesa. Nel Seicento, Papa Innocenzo X approvò di fatto la costituzione di una rete di protezione e controllo tale da prevenire le infiltrazioni degli agenti francesi al soldo del Cardinal Mazzarino, strenuo nemico di Roma, avente il suo punto di raccordo con il Papa nella figura della cognata di Innocenzo, la “papessa” Olimpia Maidalchini. Più di recente, a inizio Novecento Papa Pio X organizzò il Sodalitium Pianum agli ordini di monsignor Umberto Benigni, attivo fino all’ascesa di Benedetto XV per contrastare le infiltrazioni moderniste nella Chiesa. Infine, si può definire a metà strada tra il pastorale, il politico e il lavoro d’intelligence l’operato del cardinale Luigi Poggi da capo delegazione della Santa Sede in Polonia (1975-1986) nell’epoca di Giovanni Paolo II, sancita dal forte e compatto appoggio a Solidarnosc.

Tuttavia, ognuno di questi casi fa riferimenti a iniziative spontanee e di portata limitata di singoli pontefici per attuare operazioni di difesa delle loro priorità politico-pastorali. La pistola fumante dell’esistenza di un apparato di intelligence vaticano strutturato non è mai stata trovata, né si può propriamente definire così il servizio informazioni della Gendarmeria Vaticana, attenta a prevenire le infiltrazioni terroristiche e a garantire la sicurezza dei pontefici con elevata professionalità. Questo dato di fatto è legato alla natura ben più complessa dell’azione d’intelligence vaticana: di fatto, l’intera struttura politica, pastorale e istituzionale della Chiesa e l’organizzazione della Santa Sede sono costruite per creare un capillare apparato di raccolta informativa. Priva di eguali nel mondo contemporaneo.

Oltre ad essere l’epicentro della principale religione dell’Occidente, l’Oltretevere è a capo di un’istituzione millenaria e presente globalmente. Capace dunque di essere al centro di un apparato informativo e di intelligence che, operando spesso alla luce del sole, non ha bisogno di veri e propri servizi per funzionare.

Esaminando la mole di informazioni su cui la Chiesa può contare si capisce il perché. Alla Segreteria di Stato vaticana e agli organi collegati rispondono le nunziature apostoliche sparse per il mondo, che svolgono i compiti di diplomazia ordinaria, ma arrivano anche regolarmente i rapporti dei vescovi di tutto il mondo, che coordinano una struttura gerarchica fondata su diocesi, parrocchie, oratori che porta la Chiesa negli angoli più remoti del pianeta. Non va dimenticato che la Chiesa è l’unica istituzione religiosa ad aver dato una struttura territoriale precisa e una gerarchia organizzata all’intera superficie terrestre e all’intera popolazione umana per fini pastorali.

Ma non finisce qui. Ai rapporti delle diocesi, fondamentali per tastare il polso sotto il profilo economico, sociale, politico delle varie aree del pianeta, si aggiungono le relazioni di organizzazioni cattoliche e prelature personali come l’Opus Dei, le informazioni trasmesse dalle missioni, dalle Ong cattoliche, da gruppi che operano in aree di crisi (come Aiuto alla Chiesa che Soffre). Il Vaticano ha poi un’efficace struttura mediatica che si basa sugli apparati interni (Osservatore Romano, Vatican News, e via dicendo) ma che è valorizzato dall’effetto-moltiplicatore dato dalla continua interazione con i media cattolici del mondo che, come dimostrano casi quali Nigrizia e Asia News, hanno spesso grazie al legame con le reti cattoliche locali informazioni dirette e di prima mano su scenari cruciali per il contesto geopolitico.

Fanno poi riferimento al Vaticano imporanti informazioni economico-finanziarie legate allo Ior, alle banche cattoliche, ai movimenti che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, tutelano lavoratori, emarginati, sfruttati e alle organizzazioni sindacali di matrice cattolica o che a tale mondo fanno riferimento. In Italia pensiamo a casi come Coldiretti, Cisl, Acli. Aggiungiamo al sistema il peso di una struttura come la Caritas, l’attività degli ordini religiosi che fanno regolare rapporto a Roma e lo scambio con l’ampia galassia di scuole, istituti educativi, università e associazioni caritatevoli e sanitarie legate alla Chiesa sparse per il mondo e il quadro è completo.

Messe a fattor comune queste conoscenze consentono alla Chiesa di avere una visione d’insieme del sistema-mondo articolata e lucida, che più volte ha reso la Santa Sede e i Papi in grado di leggere in anticipo scenari e dinamiche dell’era contemporanea: dalle minacce connesse ai conflitti in Medio Oriente all’ascesa delle disuguaglianze su scala globale, passando per l’effetto atomizzante e le insidie dello sdoganamento completo della globalizzazione.

Il fatto che dal Concilio Vaticano II la Chiesa abbia operato una svolta politica e pastorale aprendosi al confronto con i nuovi scenari della nascente globalizzazione, rafforzando la dottrina sociale e aprendosi al confronto con altre religioni, con i governi del pianeta, financo col blocco socialista con l’Ostpolitik di Agostino Casaroli non fu casuale, ma il frutto di tale capacità di lettura. Messa in crisi dalla secolarizzazione, dalla crisi delle vocazioni e dal calo degli aderenti, la Chiesa cattolica ha reagito mettendo al centro la volontà di leggere i segni dei tempi. E da Giovanni XXIII in avanti ha promosso ai vertici figure con una visione ampia e prospettica degli affari internazionali.

L’informazione capillare che raggiunge il Vaticano è alla base di un complesso pensiero strategico che gli ultimi pontefici, da Paolo VI in avanti, hanno strutturato. Posizionando l’Oltretevere come ponte tra Oriente e Occidente, rendendo la Chiesa cattolica l’ultima istituzione emancipatrice di fronte all’avanzare del pensiero unico neoliberista, cercando di sanare la complessa multipolarità interna all’antica istituzione facente capo al Vaticano. Obiettivi complessi per una strategia che mira a consegnare al XXI secolo una Chiesa in grado di sorpavvivere come attore pastorale e soggetto geopolitico, difficilmente in grado di avere successo senza la capacità di raccolta informazioni della Santa Sede.