Chi sono i cristiani siriaci

Con il termine siriaci si indica un gruppo etnico originario della Mesopotamia appartenenti generalmente – ma non esclusivamente – alla religione cristiana. Si tratta di una minoranza residente principalmente in Turchia, Iraq, Iran e Siria e con una forte presenza diasporica in Europa a causa delle persecuzioni avvenute tra ‘800 e ‘900. Negli ultimi anni, la popolazione siriaca ha inoltre dovuto fare i conti con la minaccia dello Stato islamico e continua ad essere vittima delle operazioni turche contro i curdi del PKK.

I siriaci inizialmente appartenevano a due Chiese, quella orientale detta anche nestoriana e quella siriaco ortodossa, o giacobita: entrambe condividevano l’uso del siriaco come lingua liturgica. Con l’intensificarsi dell’attività missionaria tra il XVI e il XVII secolo, si assistette alla formazione della Chiesa caldea, legata a quella di Roma, e di quella siro-cattolica, che facevano invece capo ai patriarchi di Mosul (odierno Iraq) e Mardin (odierna Turchia). Come spiegato su Oasis, la rinnovata attività missionaria che caratterizzò i primi decenni dell’Ottocento rafforzò l’identità siriaca, tracciando così una linea di demarcazione tra la popolazione dell’Impero ottomano e persiano su base religiosa che portò i siriaci a chiedere maggiore indipendenza e la creazione di uno Stato. Una simile richiesta si scontrava però con la politica ottomana, ben poco propensa a conferire maggiori poteri a livello locale e su base etnica, come dimostra anche la sorte toccata alle minoranze armene e curde. Durante tutto l’800 i movimenti nazionalisti e indipendentisti crebbero esponenzialmente e le diverse minoranze dell’Impero accolsero con favore la deposizione del sultano e l’arrivo al potere dei Giovani turchi. Le loro speranze però furono ben presto disattese date le politiche centraliste della forza politica ascesa al potere.

A peggiorare la situazione dei siriaci contribuì poi lo scoppio della Prima guerra mondiale: i cristiani di Mardin, Diyarbakir e di Tur ‘Abdin furono arrestati e deportati, subendo quasi lo stesso trattamento riservato nello stesso periodo agli armeni. Secondo alcune ricostruzioni, tra il 1915 e il 1918 si sarebbe consumato un vero e proprio genocidio (o seyfo, in lingua assira) ai danni della popolazione siriaca, con un numero di vittime che oscillerebbe tra le 275 e le 750mila. Anche in Iraq la minoranza dovette subire le persecuzioni del potere centrale che culminarono nel 1933 nel massacro del villaggio di Semmel, e la situazione dei siriaci non migliorò di certo sotto il Governo baathista. Le persecuzioni – causate anche dallo schierarsi degli assiri dalla parte di russi e inglesi durante la Prima guerra mondiale – diedero anche vita a un forte movimento diasporico che consolidò ancora di più l’identità assira.

L’instabilità politica e sociale che caratterizza il Medio Oriente a partire dal XXI secolo ha peggiorato ulteriormente la condizione della minoranza siriaca nell’area. Con lo scoppio della guerra in Iraq nel 2003 e il successivo avvento dello Stato islamico, le persecuzioni della comunità cristiana si sono intensificate. I combattenti dell’Isis hanno infatti preso di mira le diverse minoranze residenti tra Iraq e Siria, causando una significativa riduzione della popolazione non musulmana dell’area. La sconfitta dello Stato islamico, tuttavia, non è coincisa con un periodo di ripresa della minoranza cristiana. I siriaci sono spesso finiti nel fuoco incrociato del PKK e dell’esercito turco tanto nel sud-est della Turchia quando nel nord dell’Iraq. Le diverse operazioni lanciate da Ankara contro il Partito dei lavoratori curdi hanno spesso fatto vittime anche tra la popolazione siriaca, contribuendo alla sua diminuzione. Prima del 2000, i siriaci residenti in Iraq, per esempio, erano più di 1 miliardo mentre 20 anni dopo arrivano a stento a 150mila.

Recentemente, a minare ulteriormente la già scarsa sicurezza della minoranza cristiana in territorio iracheno hanno contribuito le operazioni lanciate dalla Turchia a giugno 2020 contro il PKK. In meno di un mese, 9 villaggi su 11 presenti nella provincia di Zakho sono stati abbandonati a causa degli scontri, secondo quanto riportato dall’International Christian Concern. Una condanna delle azioni turche nel sud-est, in Iraq e in Siria è giunta a giugno dalla Commission on International Religious Freedom americana. Secondo l’organismo Usa, le operazioni militari di Ankara nella regione sono una minaccia per le minoranze religiose e non permettono a chi è fuggito durante la guerra contro l’Isis di fare ritorno alle proprie case. Il riferimento è in particolare all’Iraq e alla Siria del nord-est, aree in cui la popolazione non musulmana continua a vivere nel terrore di persecuzioni e rapimenti per mano di quelle stesse milizie jihadiste cooptate dalla Turchia.

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