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Tutti gli uomini di Joe Biden

Joe Biden si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio. In corso c’è quella che in gergo si chiama transizione. Il presidente eletto sta vagliando la squadra che lo accompagnerà nei prossimi quattro anni. I nomi già ufficializzati sanciscono un netto cambio di paradigma rispetto alla gestione di Donald Trump. C’è chi ci vede una reunion degli obamiani e chi invece pone l’accento sulla natura moderata delle idee portate avanti dagli uomini del presidente. Di sicuro il taglio con il recente passato della politica americana è netto. Le logiche del Partito Democratico non sono state modificate dall’avvento dell’ex vicepresidente della Casa Bianca. Non sta accadendo, insomma, quanto successo con la “trumpizzazione” del Partito Repubblicano. Quella che aveva prodotto uno sconvolgimento delle gerarchie interne. E Biden deve seguire pure qualche logica correntizia.

Le parole d’ordine sono tre: ambientalismo, minoranze e progresso. Nonostante questo trittico, spicca per ora l’assenza di esponenti di rilievo della nuova sinistra di Bernie Sanders ed Alexandria Ocasio Cortez. I massimalisti rappresentano una frangia minoritaria ma significativa dei Democratici, eppure Biden preferisce un’altra tipologia di dirigente democratico. L’andazzo era chiaro sin dalla nomina di Kamala Harris come vicepresidente: se Biden avesse voluto concedere spazio alle istanze socialiste, avrebbe scelto Elizabeth Warren o lo stesso senatore del Vermont. Non è andata così. La vittoria alle primarie di Biden ha dimostrato, per l’ennesima volta, che l’America non è pronta per una sinistra europea. Di socialisti inizieremo a sentir parlare nel caso gli asinelli dovessero uscire sconfitti dalle elezioni di medio-termine, ma per ora sono gli obamiani ed i clintoniani ad avere le redini del partito tra le mani.

Il segretario di Stato, ossia la persona che sostituirà Mike Pompeo nei suoi incarichi, sarà Antony Blinken, che è noto essenzialmente per due elementi: costituire una sorta di trait d’union tra l’emisfero clintoniano e quello di Barack Obama; non disdegnare azioni militari quando la strategia o le necessità le richiedono. Niente a che vedere con l’isolazionismo predicato dal duo Trump-Pompeo nel corso degli ultimi quattro anni. Quando Biden giurerà al suo fianco troverà un uomo di raccordo. Sì, ma oggi è tempo soprattutto di guerre economiche. Per cui un valore geopolitico centrale lo assume anche chi occupa l’incarico di segretario per l’Economia. Per quel ruolo Biden ha optato per Janet Yellen. L’ex presidente della Federal Reserve è nata a New York, ma deve buona parte della sua carriere accademica agli sforzi compiuti in California. Due luoghi piuttosto significati per i Dem a stelle e strisce.

Ci si aspetta che Blinken e Yellen contribuiscano alla creazione di un’idea di mondo capace di gestire il Covid-19 (in una maniera diversa da quella di Trump) e di tenere in considerazione l’impatto del futuro, che è quasi conseguenza naturale della pandemia. Biden – come si deduce da queste prime informazioni – non vuole percorrere la strada della rivoluzione bensì quella della normalizzazione. Il presidente eletto, per comunicare le prime nomine, è salito sul palco del Queen Theatre di Wilmington, in Delaware, dove risiede e dove di solito viene eletto. Il prossimo presidente continua a dichiarare che gli Stati Uniti sono tornati. Le persone di cui ha fatto il nome sono allora gli interpreti cui Biden ha già affidato questo compito: mettere la parola fine alle chiusure trumpiane.

Antony Blinken, Janet Yellen e Lloyd Austin. Il terzetto degli uomini chiamato a sintetizzare la visione di Biden si chiude con il nome del segretario alla Difesa. Austin è un afroamericano. Un generale prestato alla politica come spesso accade per quella posizione nell’esecutivo. Mentre scriviamo c’è ancora attesa per il nome dell’attorney general, ossia del procuratore generale o ministro della Giustizia, che dir si voglia. Il clima sociale negli Stati Uniti non si presta a troppi ottimismi: le conseguenze economiche della pandemia si fanno sentire. Biden ha bisogno di un uomo d’ordine e capace al contempo di non inasprire gli animi del popolo americano. In questo senso, Biden vorrebbe garantire parità di trattamento a tutti i cittadini americani. Queste, almeno, sono le premesse dichiarate. Possibile che Biden opti per un moderato, e non per un giustizialista ultraprogressista, pure in questo caso. La giustizia, però, è il ramo di cui si è sempre occupata la vicepresidente Kamala Harris. Ecco perché il parere del nuovo numero due della Casa Bianca è destinato a pesare molto sul nome del futuro capo di Dipartimento.

La squadra titolare è composta da altri campioni del moderatismo democratico. Il nome di Deb Haaland, nuovo responsabile del Dipartimento degli Interni, entusiasma però anche la new left. Dalle origini nativo-americane alla palesata intenzione di avanzare pancia a terra nell’agenda per contrastare i cambiamenti climatici: come spesso accade nelle storie che riguardano la politica statunitense, sono le vicende personali, le biografie, a fornire argomenti all’elettorato, che in questa specifica circostanza sembra contento, in maniera trasversale in relazione ai democratici, della scelta fatta da Biden. All’Agricoltura andrà l’ex governatore dell’Iowa Tom Vilsack, legato a John Kerry, quindi anche ai Clinton. Bisognerà attendere ancora un po’ di tempo per capire chi si occuperà di Commercio e di Lavoro. Biden dovrebbe contrastare il sistema dei dazi di trumpiana memoria. Quelli che avevano tuttavia avuto degli effetti sulle statistiche occupazionali interne (gli obamiani invece ascrivono quei risultati agli effetti sul lungo periodo delle politiche economiche di Obama). Trattasi, insomma, di due zone chiave del Cabinet. Alla Salute andrà Xavier Becerra, che è stato procuratore generale della California. Quello che noi chiameremmo ministero dei Lavori pubblici sarà invece assegnato a Marcia Fudge, deputato dell’Ohio.

Un capitolo a parte lo merita Pete Buttigieg, il giovane ex sindaco candidatosi alle primarie per rappresentare un modo nuovo d’essere di sinistra negli Stati Uniti. Tra tutti i candidati alle primarie con cui si è confrontato, Biden ha individuato due persone: Kamala Harris, che sarà appunto la vicepresidente alla Casa Bianca, e appunto Pete Buttigieg, che si occuperà invece dei trasporti. Una nomina che è anche un indizio sul tipo di formazione politica che gli asinelli diventeranno nel corso dei prossimi anni, e dunque una sinistra progressista sui diritti, aperta in materia di diritti civili, ma non particolarmente rivoluzionaria sul piano economico, dove tanto Buttigieg quanto la Harris non spiccano certo per socialismo. Un elemento rivoluzionario rispetto al moderatismo tuttavia c’è: il presidente Joe Biden ha intenzione di combattere la battaglia contro il riscaldamento climatico e pensa che a sbrogliare la matassa debbano essere soprattutto le donne. Jennifer Granholm guiderà il ministero per l’Energia. La Dem non è stata scelta a caso: ha lavorato al fianco di Biden durante la crisi economica che ha attraversato gli Stati Uniti nel corso del mandato di Obama. La Granholm è anche stata governatrice del Michigan, uno Stato centrale per il recente trionfo presidenziale dei Democratici. Un altro incarico di peso, che però è ancora senza titolare, è di sicuro quello del ministero dell’Istruzione.

Anche le scelte che possono sembrare marginali in realtà non lo sono. Agli affari per i veterani andrà Denis McDonough, mentre Alejandro Majorkas si occuperà del Dipartimento della Homeland security. Ron Klain sarà il nuovo capo dello staff della Casa Bianca, mentre c’è attesa per il nome del nuovo direttore generale della Cia. Per l’Intelligence, ancora, Biden ha selezionato un’altra donna, ossia Avril Haines. Michael Regan sarà il vertice dell’Epa, cioè dell’agenzia che si occupa della tutela ambientale, che è un altro dei focus su cui la prossima amministrazione punta molto. Una “pick” criticata da parte della stampa è stata quella di Neera Tanden, che farà parte insieme Klain, Regan e ad Haines dell’ufficio esecutivo. Chiudono il cerchio del cabinet ristretto del presidente degli Stati Uniti Katherine Tai e Linda Thomas Greenfield, altre due quote rosa del governo che sostituirà quello di Donald Trump.