Spd, chi sono i socialdemocratici tedeschi

Parlare della Spd, il Partito Socialdemocratico di Germania, significa parlare di una fetta importante della storia politica europea dall’Ottocento ad oggi. Il più antico partito dell’Europa continentale, istituito nel 1863 e arrivato ai giorni nostri attraverso diversi cambi di denominazione, varie scissioni e due delibere che lo hanno messo fuori legge (rispettivamente nell’età bismarckiana e ai tempi di Hitler) è stato sotto diversi punti di vista il punto di riferimento e il modello culturale per buona parte della sinistra europea. Dei cui risultati più importanti e delle cui crisi è sempre stato, nella sua storia, un anticipatore

La Spd è stato il primo, organizzato partito di massa dell’Europa occidentale; il primo a organizzarsi come formazione marxista ed internazionalista ma anche il primo partito di sinistra a accettare la causa nazionale ai tempi della Grande Guerra; ha rappresentato un perno importante della Coalizione di Weimar,  risultando dal 1919 al 1930 il partito più votato in Germania; primo tra i partiti della sinistra radicale europea ha, nel 1959, col congresso di Bad Godesberg, mediato con le istituzioni civili, politiche e economiche del capitalismo renano, dell’ordoliberismo e della democrazia liberale; ha nel corso della storia della Repubblica Federale di Germania, dal 1949 ad oggi, espresso tre cancellieri, a loro modo interpreti di varie svolte.

Willy Brandt, al potere dal 1969 al 1974, inaugurò la Ostpolitik e la distensione europea nell’era della Guerra Fredda; Helmut Schmidt, cancelliere dal 1974 al 1982, fece del riformismo la stella polare del partito anticipando la svolta che avrebbe avuto al governo il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi; Gerhard Schroeder, cancelliere dal 1998 al 2005 in coalizione coi Verdi, sdoganò anche in Germania il neoliberismo come ideologia pratica seguita dalla sinistra e creò le controverse riforme Hartz del mercato del lavoro, ma seppe anche essere protagonista di un deciso riavvicinamento geoeconomico alla Russia e del rifiuto della guerra americana all’Iraq.

Dal marxismo all’economia di mercato dell’era globalizzata, dunque, la Spd ha attraversato l’intera galassia dello spettro politico anticipando diverse svolte avvenute nella sinistra europea. Oggi è una formazione con uno spiccato orientamento progressista, che ha interiorizzato l’ideologia ambientalista e quella femminista come ordinatori, introdotto il sistema della parità di genere nelle cariche apicali, ma che da tempo soffre per la perdita del riferimento del classico bacino elettorale operaio.

La svolta inaugurata da Schroeder ha consentito alla Spd di essere presente alla guida di governi e come partner moderato della Cdu di Angela Merkel nei governi di larga coalizione inaugurati dal 2005 in avanti (con l’eccezione della parentesi 2009-2013), rendendo il partito la formazione maggiormente presente al governo del Paese nel nuovo millennio, ma a prezzo di una graduale marginalizzazione di fronte alla personalità dominante della Cancelliera e dell’obbligo di sottoscrivere un’agenda programmatica lontana anni luce dal Dna della Spd. L’impatto delle riforme Hartz in termini di precarietà, calo degli stipendi e prospettive occupazionali dei lavoratori meno tutelati del modello tedesco, la crisi dei debiti sovrani e l’austerità germanocentrica hanno colpito duramente la base di consensi della Spd, scesa bruscamente dopo il 34,2% conseguito nelle elezioni del 2005 che inaugurarono l’era Merkel per arrivare attorno al 20% al voto del 2017.

Dopo anni di crisi, la Spd si è affidato in vista del 2021 al candidato cancelliere e Ministro delle Finanze Olof Scholz per rompere un’impasse elettorale e politica presentando come risultato politico la svolta imposta dalla pandemia di Covid-19 sulla governance economica e politica di Berlino: per la formazione più antica di Germania si è aperta una finestra di opportunità per superare una fase in cui la formazione si era lasciata alle spalle riferimenti ideologici e politici chiari che, anche quando sono sbiaditi, garantivano tuttavia un riferimento concreto e chiaro a chi si identificava coi suoi valori.

Per la prima volta dal 2005 il voto del 26 settembre 2021 ha sancito il sorpasso della Spd sulla Cdu orfana di Angela Merkel. Il 25,8% conquistato dal partito di Scholz è stato frutto dell’unione tra la base di sinistra del partito, animata soprattutto a Berlino dal rigore della battaglia per la discontinuità col passato e dal referendum “sovietico” contro gli immobiliaristi sostenuto dal gruppo giovanile, e il pragmatismo del Ministro delle Finanze, abile a presentarsi come il più credibile erede della Cancelliera.

La mossa su due fronti ha permesso il sorpasso sui Verdi di Annalena Baerbock, dati per favoriti nel campo progressista e che, pur sfiorando il 15% con il loro miglior risultato di sempre, non sono riusciti a rispettare i pronostici dei sondaggi iniziali che li vedevano attorno al 20%. L’effetto Scholz ha consentito alla Spd di guadagnare 2,5 milioni di voti e 5,2 punti percentuali rispetto al disastro del 2017, un incremento concentrato nelle ultime settimane di campagna elettorale ma concentrato sull’intero territorio nazionale. Il 37,3% della Saarland, il 33,1% della Bassa Sassonia e il 31,3% di Brema sono stati i risultati più significativi per un partito che è riuscito a primeggiare in dodici Lander su sedici, a essere il primo partito nella Germania settentrionale, in alcune roccaforti industriali dell’Est e della Ruhr, nelle città portuali e anseatiche e perfino nel seggio tenuto in Parlamento dalla Merkel fino al suo ritiro nella regione del Meclenburgo. Un risultato ben oltre le aspettative che proietta la Spd verso l’ambizione di portare il quarto cancelliere della sua storia alla guida del Paese.