“Slovacchia Nostra”

Slovacchia Nostra è una creatura recente. Ad influire sulla sua esistenza, c’è la storia della nazione in cui questo partito è stato fondato. Il comunismo, spesso e volentieri, è stato un apripista per la creazione dei fenomeni che hanno attecchito a Visegrad e dintorni. Il fatto di essere stati vittima di una dittatura di sinistra incide sui temi cavalcati nell’Est dell’Europa. Tra le formazioni politiche più discusse della seconda metà del Duemila, Slovacchia Nostra alle ultime europee ha sfiorato il 20% dei consensi. L’anno dopo, per la partita nazionale, il risultato non è stato consolidato: il partito ha preso soltanto l’8%. A breve analizzeremo qualche perché di quello che rimane un relativo ridimensionamento. Il tema di fondo resta quello dell’avvento del populismo-sovranista in Occidente. Pure Slovacchia Nostra va inserito all’interno di quel filone ideologico. Ma i confini sono sottili, se non altro perché le sue velleità, le sue specifiche, si adagiano su un estremismo che altrove, dalla maggior parte dei populisti, non è stato neppure sfiorato.

 

Il right wing populism presenta delle costanti da cui Slovacchia Nostra si differenzia. In questa specifica fattispecie, ci si trova dinanzi ad un fenomeno che, almeno per i primi decenni della sua vita pubblica, ha fatto del nostalgismo un paradigma fisso. La formazione guidata da Marian Kotleba non ha nulla a che vedere – basterebbe dare uno sguardo al programma elettorale per averne contezza – con l’Afd, con il Rassemblement National e con altre organizzazioni appartenenti a quella dottrina. Approfondendo la visione del mondo di Kotleba, uno potrebbe pensare ad un novello di Viktor Orban. Ma scavando nel passato di Slovacchia Nostra, è possibile rintracciare istanze che hanno contribuito ad alimentare una fama da “filo-nazisti”. Il discorso è più o meno questo: la parabola movimentista di Slovacchia Nostra oggi è centrata sull’anti-islamismo e sulla tutela di quelli che genericamente vengono definiti “valori cristiani”, ma ieri si era distinta per le critiche inoltrate nei confronti delle minoranze. Dai migranti, ai rom, passando persino per le persone di fede ebraica: la tolleranza non ha fatto da architrave nella storia costitutiva del nazionalismo slovacco. Agli albori di questa storia, sono state messe in campo addirittura delle ronde ai danni, per semplificare, dei non nativi slovacchi. Per quanto oggi il “Duce” – così si fa chiamare Kotleba – abbia modificato o quantomeno provato a modificare il suo stile.

Marian Kotleba non è il segretario di Slovacchia Nostra. Kotleba ne è bensì il leader. Addirittura c’è chi lo definisce “Vodca”, come “duce”. E questo è un dettaglio che suggerisce il perché delle critiche e delle accuse ricevute. Istituzionalmente parlando, Kotleba un punto sul pallottoliere lo ha segnato: è stato il presidente di una regione slovacca, la Banska Bystrica. Che è poi il posto dove è nato 1977, per poi divenire un docente d’informatica. Un risultato che non sarebbe dovuto arrivare, anche stando alle più rosee delle previsioni. Kotlebists – questo uno dei nomi utilizzati in slovacco per descrivere la formazione nazionalista – non è abituata ai trionfi. Kotleba, invece, ha dato la sensazione che un ribaltamento delle certezze statistiche potesse avvenire. E non è mai stato messo in discussione come leader. Look militaresco, con tanto di camicia verde e personalizzata o di divise nere, il “Duce” di Slovacchia Nostra non è tra i principali esponenti del gruppo di Visegrad, ma se ne sente parte, come quasi tutta la politica della sua nazione.

Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno della svolta. La ribellione del popolo slovacco contro l’establishment si sarebbe dovuta veicolare all’interno delle urne elettorali. Uno dei filoni narrativi con cui i sovranisti usano declinare i loro messaggi è questo: i “corrotti” vanno esclusi dal potere esecutivo. Il centrosinistra, anche per via del tragico episodio che ha interessato l’omicidio di Jan Kuciak, ha perso lo scettro dell’esecutivo.

L’opinione pubblica, alla soglia dell’appuntamento, era piuttosto schierata. Capiamoci: la sinistra slovacca non è quella a cui siamo abituati nell’Europa occidentale e in particolare in Italia. L’anti-islamismo fa parte del background dell’intero paniere partitico. “Potrà sembrare strano ma purtroppo per l’Islam non c’è posto in Slovacchia”. Questa dichiarazione, che è stata rilasciata da Robert Fico, ex premier e massimo esponente del progressismo, è più che esemplificativa. Alla competizione elettorale del 2020 si è arrivati con quadro non proprio cristallizzato: era stato pronosticato un tonfo per Smer-Sd, il partito di Fico appunto. E tonfo è stato. Ma Slovacchia Nostra non ha raggiunto una percentuale tale da poter incidere sul serio. Il motivo per cui i plebiscitari non hanno registrato una percentuale elettorale clamorosa risiede nell’ampiezza dell’offerta del sistema partitico slovacco: Kotleba non è l’unico competitor. In Slovacchia, l’opzione “Nostra” non è l’unica. Sono tante le personalità e gli enti contrari alla globalizzazione esasperata e critiche sulle politiche di Strasburgo e Bruxelles. Ad arrivare primo è stato il Partito della Gente Comune, che è populista a sua volta. Il sovranismo ha vinto, ma attraverso una versione che potremmo definire meno ingombrante. Comunque Kotleba, che deve dividersi l’elettorato con almeno altre due realtà che sostengono più o meno le stessi tesi, ora può contare su una decina di parlamentari che gli rispondono.

Si diceva che Slovacchia Nostra, nel 2020, potesse prendere oltre il 10%. I sondaggi avevano ventilato questa ipotesi, ma così non è stato. Il fatto che una realtà di questa tipologia possa partecipare al processo democratico, poi, non è proprio pacifico. Basti pensare che tra il 2008 ed il 2009, Slovacchia Nostra è stata tenuta fuori dall’arco costituzionale per via giudiziaria. Dall’anno successivo, la svolta definitiva: Marian Kotleba, ideatore, anima e leader riconosciuto della creatura partitica, è riuscito a tornare nell’agone, con tutti i crismi dell’ufficialità.

Sotto questo profilo, è importante ricordare che siamo di fronte alle caratteristiche fondanti di qualsivoglia fenomeno populista: c’è sempre un leader. E c’è almeno una fetta di popolazione che lo riconosce come tale. Bisogna però verificare quali siano i messaggi propagandati da quel leader. Poi, nella narrativa che accomuna tanti euro-scettici o filo-trumpisti, persiste una rivendicazione tanto semplice quanto efficace: qualcuno, di solito un “potere forte”, ha privato il popolo originario della sovranità, che spetta di diritto, sul territorio nazionale. E i sovranisti vogliono operare per garantire il ripristino della situazione ex ante. A Kotleba non piace la modalità di garantire la rappresentatività. Questo è un elemento curioso: i nazionalisti slovacchi vorrebbero adottare la democrazia diretta. Un po’ com’è valso per il MoVimento 5 Stelle. Però la strada per divenire rappresentativi di una maggioranza è lunga. E il passato di Slovacchia Nostra, che prima della rivisitazione, si chiamava Comunità slovacca – Partito Nazionale, sembra influire in negativo.

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