Ecco chi sono i protagonisti della sfida tra Cina e Giappone

L’ascesa della Cina a potenza planetaria è destinata ad essere accompagnata, negli anni a venire, dal ritorno del Giappone a un ruolo di crescente influenza nella regione indo-pacifica. La dialettica bilaterale tra Pechino e Tokyo potrebbe tornare ad essere una questione di potenza, dato che la riscoperta nipponica della influenza strategica e geopolitica porta il Giappone a collidere con la Cina e i suoi progetti legati, in primo luogo, al rilancio della sua marina e allo sviluppo della “Nuova Via della Seta”.

La storia del rilancio di Cina e Giappone è, in primo luogo, la storia di due leader: Xi Jinping e Shinzo Abe, il primo divenuto egemone nel Partito Comunista Cinese in seguito al congresso dello scorso autunno, il secondo confermato a larga maggioranza come Primo Ministro nell’ottobre 2017 e forte di un mandato che lo renderà in grado, da qui al 2021, di affrontare le grandi sfide che il Giappone vivrà sul piano esterno e interno da leader saldamente al comando.

La diversità enorme tra i sistemi politici di Cina (regime monopartitico guidato dal centralismo democratico) e Giappone (monarchia costituzionale parlamentare) non impedisce di tratteggiare dei punti di contatto tra i rispettivi leader: entrambi, infatti, si sono differenziati dai loro predecessori per il forte incentivo dato all’elaborazione strategica di lungo periodo e per lo sviluppo di progetti politici che sapessero irreggimentare l’elemento economico in disegni d’ampio respiro.

Xi e Abe sono consci di avere inaugurato “nuove ere” per i rispettivi Paesi: il primo ha visto il suo pensiero a riguardo iscritto nella costituzione del suo Partito e nel codice genetico del “socialismo con caratteristiche cinesi”, il secondo ha voluto inaugurare una nuova stagione per Tokyo suggellando l’ascesa di Tokyo e i grandi progetti di riforma (dall’Abenomics alla riforma costituzionale per il superamento della clausola pacifista) con un suggestivo discorso di fronte alla Dieta imperiale nel gennaio scorso.

“Nuove ere” per nazioni che affondano le loro radici nel passato profondo e ora desiderano un ruolo da protagonisti nel futuro dell’Asia: futuro che però difficilmente escluderà attriti tra le opposte visioni strategiche di Cina e Giappone.

Molte sono le cause che portano Cina e Giappone a percepirsi come intrinsecamente rivali; Pechino, con la Belt and Road Initiative, punta a garantirsi spazi di manovra all’interno dell’ordine politico-economico dell’Indo-Pacifico garantito dal sistema di sicurezza statunitense, mentre al tempo stesso Tokyo punta sul mantenimento della supremazia navale americana per mantenere la stabilità dei suoi commerci e, semmai, propone di emancipare le sue strategie dall’elaborazione degli apparati di Washington, saldandosi autonomamente con Paesi, come l’India, che percepiscono con preoccupazione l’ascesa cinese.

Sullo sfondo si anima la competizione per il riarmo navale che infiamma l’Indo-Pacifico, ma al tempo stesso le relazioni commerciali tra Cina e Giappone risultano in continua crescita e Tokyo non vuole rimanere completamente esclusa dalle opportunità della “Nuova Via della Seta”, percependo con preoccupazione l’eventualità di rimanere tagliata fuori a scapito della Corea del Sud, in continuo riavvicinamento a Pechino.

Cina e Giappone sono destinate ad essere rivali, ma al tempo stesso risultano l’una indispensabile all’altra: così è sempre stato per due civiltà che nella storia si sono influenzate a vicenda, combattute e studiate in profondità, senza tuttavia percepire un mondo in cui l’altra decidesse di eclissarsi in maniera definitiva.

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