Il gasdotto East-Med cambia il Mediterraneo

Il progetto East-Med è il progetto di un gasdotto onshore e offshore che collegherà le risorse di gas del Mediterraneo orientale con l’Europa. Lungo poco meno di 2mila chilometri, il progetto prevede una capacità di base di 10 miliardi di metri cubi l’anno, potenzialmente estendibili a 20, e vede coinvolti quattro Paesi: Israele, Cipro, Grecia e Italia.

Il gasdotto sarà realizzato da Igi Poseidon, società di diritto greco partecipata in modo paritetico da Depa s.a. e da Edison International. L’infrastruttura rappresenterà il via principale per il trasporto in Europa del gas estratto dai giacimenti israeliani e ciprioti nel Levante. Il punto di partenza sarà a circa 170 chilometri dalla costa meridionale di Cipro. Da qui si snoderà nei fondali del Mediterraneo fino al territorio cipriota, poi passerà per Creta, giungerà in territorio greco e infine, tramite il futuro gasdotto Poseidon, arriverà a Otranto.

L’idea è che i lavori possano iniziare già nella prima metà del 2019, con l’obiettivo di terminarlo entro cinque anni. Obiettivo non semplice, ma neanche impossibile, vista la ferrea volontà di Israele, Cipro, Grecia e anche Italia di perseguire nella realizzazione dell’opera. E che vede soprattutto la forte sponsorizzazione dell’Unione Europea, al punto che Bruxelles ha deciso di investire 100 milioni di dollari in uno studio di fattibilità che analizzasse rischi e possibilità di realizzazione del gasdotto.

Lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo orientale è un problema fondamentale, dal momento che va a toccare gli interessi di Paesi che sono solcati da profonde divergenze se non veri e propri conflitti. A partire dal 2009, Israele, Egitto e Cipro hanno iniziato a studiare i fondali del bacino del Levante cercando di capire se fosse possibile utilizzarli per lo sfruttamento delle risorse energetiche. Quello che ne è scaturito, è stato qualcosa di straordinario: gli Stati Uniti, con la Us Geological Surbey, hanno stimato riserve per 3,5 trilioni di metri cubi di gas e 1,7 miliardi di barili di petrolio

Una ricchezza immensa, tanto che, come ovvio, la corsa per accaparrarsi quelle risorse è diventata centrale per tutti i Paesi rivieraschi. E fa capire anche molte dinamiche politiche degli ultimi anni, come il riacutizzarsi dello scontro fra Cipro e Turchia, le tensioni sempre più crescenti fra turchi e greci, la volontà di Israele di dotarsi di una marina militare efficiente, l’ascesa dell’Egitto quale hub del gas di molti Paesi.

La scoperta, nei primi mesi del 2018, di un ricco giacimento al largo dello coste di Cipro ha modificato radicalmente il quadro dei rapporti politici. Eni e Total, dopo una lunga serie di studi che ha coinvolti diversi campi di ricerca a sud dell’isola, hanno scoperto un vasto giacimento in grado di essere decisamente superiore rispetto alla realtà data dall’altra riserva: Afrodite.

eastmed

Appena scoperto Calipso, Israele ha annunciato un accordo siglato con l’Egitto per l’acquisto di gas dai giacimenti offshore israeliani di Tamar e Leviathan. Da quel momento, Israele ha creato con Il Cairo un asse di fondamentale importanza che ha reso di fatto l’Egitto il vero hub dell’oro blu israeliano nel Mediterraneo orientale. Poche settimane prima, Cipro, Grecia e Israele avevano firmato un memorandum d’intesa per il gasdotto East-Med. In poche settimane, il Mediterraneo orientale stava modificando la politica energetica della regione.

 

Il 21 dicembre 2018 il primo ministro greco Alexis Tsipras, in conferenza stampa con l’omologo di Israele, Benjamin Netanyahu, e il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, ha detto parole molto chiare: “Collaborando nella costruzione di questa strada energetica, stiamo anche aprendo la strada per la stabilità e la pace nella nostra regione”.

I governi dei tre Paesi sono coinvolti da tempo in accordi e incontri trilaterali che vogliono indicare una strada ben precisa dei prossimi movimenti del Mediterraneo orientale. Quest’asse che si è costruito fra Israele, Cipro e Grecia indica innanzitutto che esiste una nuova alleanza strategica nel Mediterraneo orientale. Ma indica soprattutto chiaramente che l’obiettivo è duplice: portare il gas in Europa ed escludere la Turchia dai giacimenti su cui punta da tempo sfruttando l’occupazione di Cipro Nord.

Come per il Tap, anche East-Med è considerato dall’Unione europea un “progetto di interesse comune”. Il motivo è dato sempre dallo stesso obiettivo: diversificare le fonti energetiche. Lo scopo della politica energetica europea degli ultimi anni è sempre stato quello di trovare più fonti energetiche per svincolarsi, gradualmente, dal gas proveniente dalla Russia. E i rapporti sempre più tesi fra Ue e Turchia, un gasdotto che evita Ankara passando per due Paesi dell’Unione europea e che parte da Israele rappresenta un simbolo perfetto della sfida anche nei confronti di Recep Tayyip Erdogan.

Proprio per questo, anche gli Stati Uniti sono fortemente orientati a favore del progetto. Il sostegno all’export di Israele, l’esclusione della Turchia e la sfida alla vendita di gas dalla Russia all’Europa rendono il progetto East-Med di fondamentale importanza anche per gli interessi di Washington. E l’Italia, ancora una volta, coinvolta in questo conflitto: latente ma sempre più cristallino.