National Democratic Institute, dove si scrivono le rivoluzioni colorate

La pletora delle entità che servono le cause dell’Impero americano, lavorando alacremente affinché la Pax americana duri il più a lungo possibile, è composita, eterogenea e incomparabile. Composita ed eterogenea perché formata da entità promuoventi tanto i valori conservatori quanto quelli liberal. Incomparabile perché le dimensioni la rendono priva di concorrenti, in quanto basata su un amalgama di fondazioni governative, istituzioni finanziarie, chiese e organizzazioni nongovernative.

I generali più influenti dell’esercito senza uniforme della Casa Bianca sono la BlackRock – deputata alle operazioni finanziarie –, il National Endowment for Democracy – votato alla diffusione globale dell’American way of life –, l’American Enterprise Institute – la navescuola di neoconservatori –, la rete Open Society di George Soros e il National Democratic Institute.

Il National Democratic Institute (NDI), o Istituto Democratico Nazionale, nasce nell’ambito del fermento reaganiano degli anni Ottanta. Fondato nel 1983, a poco tempo di distanza dalla creazione del National Endowment for Democracy (NED), il NDI ha operato sin dai primordi come braccio operativo e semi-autonomo del NED.

Ufficialmente apolitico e apartitico, il NDI non ha voce in capitolo negli affari interni degli Stati Uniti e si occupa esclusivamente di promuovere l’americanismo e i regolari processi elettorali nel resto del mondo, a partire dall’estero vicino, cioè le Americhe Latine. Nonostante l’iniziale apoliticità, il NDI con il temp si è avvicinato a degli ambienti molto specifici: la galassia liberal e il Partito Democratico.

Fondi federali a parte – somministrati dal NED, ma anche dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (US AID) e dal dipartimento di Stato –, il NDI vanta un bilancio aperto a finanziatori di origine straniera e privata, che sono stati storicamente governi di nazioni amiche – come Australia, Belgio e Danimarca – e l’Open Society.

Quanto rilevante il NDI per gli Stati Uniti può essere compreso soltanto attraverso una lettura basata sui numeri. Le cifre, invero, permettono di avere un’idea dell’influenza potenziale di questa entità; un’influenza promanante da una ramificazione internazionale tanto estesa quanto profonda. Ramificazione che presenta i seguenti numeri:

  • Il NDI opera in tre quarti del pianeta, cioè in 156 Paesi.
  • Tra il 1983 e il 2021 ha collaborato, nei summenzionati 156 Paesi, con 16mila organizzazioni civiche, più di 900 tra partiti e organizzazioni politiche e oltre mille associazioni femministe.
  • Fra il 1983 e il 2021 ha monitorato lo svolgimento delle campagne elettorali in 67 Paesi, formando circa quattro milioni di osservatori elettorali e seicentomila scrutatori.
  • L’esercito di osservatori e scrutatori addestrato dal NDI ha prestato servizio in quasi cento Paesi, sorvegliando la conduzione di 350 fra elezioni e referenda.

Il NDI ha originariamente focalizzato il proprio raggio d’azione nelle Americhe Latine, dedicandosi in particolare alla ridemocratizzazione del Cile, essendo l’utilità del pinochetismo venuta meno, e all’indebolimento del governo sandinista in Nicaragua. Qui, tra Santiago e Managua, il NDI ha liberato diversi milioni di dollari nella seconda parte degli anni Ottanta – denaro proveniente dal NED – canalizzandoli verso campagne di sensibilizzazione, missioni elettorali, seminari e corsi di formazione. Particolarmente importante è stato il ruolo del NDI durante il plebiscito del 1988, che determinò il ritorno del Cile alla democrazia.

Americhe Latine a parte, sempre nel corso dei ruggenti Ottanta, il NDI è sbarcato a Belfast con l’obiettivo di ammorbidire le posizioni pugnaci dell’allora influente Partito Socialdemocratico e Laburista nordirlandese, riuscendo nell’obiettivo di addormentare un fronte caldo della potenza sorella Britannia. Di lì a breve, infatti, gli intransigenti unionisti sarebbero diventati gli entusiasti sostenitori del celebre Accordo del Venerdì Santo, che nel 1998 pose ufficialmente fine ai Troubles.

L’avvento del Duemila ha comportato un cambio di paradigma per il NDI, il cui mirino è stato riorientato verso lo spazio postsovietico, l’Asia orientale e la regione Medio Oriente e Nord Africa. La trasmigrazione del NDI verso l’ex territorio degli Zar bianchi e rossi è avvenuta in concomitanza con lo scoppio delle famigerate rivoluzioni colorate, in particolare quella in Ucraina del 2004; una coincidenza che ha portato l’organizzazione sotto la lente indagatrice del Cremlino.

Tornando all’America Latina, il NDI ha giocato un ruolo-chiave nell’entrata dell’Unità Nazionale nel parlamento venezuelano in occasione delle elezioni del 2015. Elezioni per le quali il NDI si sarebbe preparato per ben due anni, sin dalla morte di Hugo Chavez, formulando per l’Unità Nazionale una strategia di persuasione e condizionamento dell’opinione pubblica basata sull’impiego di piattaforme sociali come Facebook.

Considerato un vero e proprio “alteratore di regimi”, il NDI è stato costretto a cessare ogni operazione nella Federazione russa nel 2012 e in Cambogia nel 2017, venendo fatto oggetto di sanzioni nella Repubblica Popolare Cinese nel corso del 2020 per via del coinvolgimento nelle proteste di Hong Kong.