Le relazioni tra Iran e Italia da Mattei fino al trattato 5+1

I rapporti tra Italia e Iran sono di lunga data e prendono le mosse dagli interessi energetici sviluppati da quella che era la nostra compagnia di Stato, l’Eni, per volontà del suo fondatore, Enrico Mattei.

Nel 1957 veniva infatti siglato, con l’omologa società petrolifera iraniana, la Nioc (National Iranian Oil Company), un primo accordo di enorme portata non tanto per la quantità di concessioni rilasciate, ma per la modalità di sfruttamento: era infatti politica di Eni – per scalzare il dominio di quelle che allora erano le “sette sorelle” del petrolio – ripartire gli utili in modalità “75%-25%” in modo da rendere la nostra compagnia nazionale più appetibile nel quadro dell’inserimento nel mercato petrolifero mediorientale potendo così salvaguardare gli interessi energetici del Paese.

Alla vigilia della Rivoluzione islamica che portò al potere gli Ayatollah durante il vertice di Guadalupe (3 gennaio 1979) Francia, Germania, Stati Unito e Regno Unito si riunirono e decisero, sebbene in via non ufficiale, di togliere la fiducia al Regime dello Shah come conseguenza delle sanguinose repressioni del dissenso culminate nel “venerdì nero” col massacro di piazza Jaleh a Teheran (8 settembre 1978).

Da questo importante vertice l’Italia, che pure aveva importanti interessi strategici in Iran fu esclusa venendo de facto emarginata dalle decisioni in merito ai rapporti tra la comunità internazionale e l’Iran; rapporti che andarono peggiorando con un pressoché totale isolamento di Teheran dopo l’ascesa al potere dell’Ayatollah Khomeini venendo così ad azzerare quasi totalmente i contatti tra l’Occidente e l’Iran, almeno per i primi anni.

Il successivo scandalo dei finanziamenti all’Iraq da parte della Banca Nazionale del Lavoro durante la guerra contro l’Iran nel 1988 che compromise ulteriormente quel barlume di relazioni tra Roma e Teheran, non andò quindi a colpire troppo gli interessi nazionali se rapportati a quelli delle altri nazioni occidentali.

Lentamente tra i due Paesi le relazioni si andarono normalizzando sino ad arrivare al 1999 quando l’allora presidente iraniano Khatami decise di effettuare la prima visita ufficiale di un capo di Stato iraniano in occidente dai tempi della Rivoluzione proprio in Italia.

Un viaggio dettato da considerazioni di tipo economico ma anche culturale: Iran e Italia condividono affinità culturali e similitudini storiche che facilitano le negoziazioni in campo politico ed economico, inoltre la posizione italiana nei confronti dei Paesi del Medio Oriente e della questione palestinese non è mai stata apertamente filo-israeliana o filo-americana, fattore che è risultato essere fondamentale nei successivi rapporti tra Roma e Teheran.

Da quel momento le relazioni diplomatiche ed economiche divennero sempre più strette sino ad arrivare alla firma di un memorandum di intesa siglato a Teheran il 23 ottobre del 2001 che portò direttamente ad una crescita costante di interscambio commerciale nel periodo 2002-2011, dove l’Italia divenne non solo il maggior importatore di petrolio iraniano in Europa, ma anche il secondo esportatore dietro solo alla Germania, come riportano i dati forniti dalla Camera di Commercio italo-iraniana.

Per fare un esempio del volume di affari di cui si sta parlando il valore degli scambi tra Italia e Iran ammontava, nel 2011, a circa 7 miliardi di euro, ridottisi però del 50% l’anno successivo a causa della crisi economico-finanziaria ma soprattutto per colpa delle misure restrittive imposte dall’Ue all’importazione di prodotti iraniani.

Stante queste premesse ci si sarebbe aspettato che in merito alla questione del nucleare iraniano l’Italia avesse avuto un ruolo chiave, invece – nonostante nel 2003 il nostro Paese presiedesse il Consiglio europeo – non fece parte del gruppo di negoziatori composto da Francia, Regno Unito e Germania (EU3) e a tutt’oggi, se non fosse per la presenza dell’Alto Commissario Federica Mogherini, l’Italia sarebbe fuori anche dalla discussione sul trattato Jcopa, più comunemente chiamato “5+1”.

A quanto sembra la presenza italiana nel primo gruppo di negoziatori sarebbe stata caldeggiata dall’Iran, ma i successivi sviluppi come ad esempio l’ambiguità dell’evoluzione del negoziato e gli Stati Uniti che allora apparivano ancora incerti sul da farsi facendo mancare il loro appoggio – come peraltro fecero altri Paesi europei – spinse gli stessi iraniani a perdere fiducia nella trattativa.

L’assenza di Roma da questi giochi ha forse in seconda battuta aiutato a mantenere buoni i rapporti con Teheran anche quando, sotto la presidenza Ahmadinejad, le tensioni con l’Occidente si esacerbarono e anche quando furono elevate le sanzioni da parte di Unione Europea e Stati Uniti.

Dopo che l’accordo ad interim sul nucleare iraniano fu firmato nel 2013, l’allora ministro degli Esteri, Emma Bonino, ruppe un tabù decennale con la prima visita ufficiale di un alto rappresentante di un governo occidentale a Teheran. Fu quello un segnale che sotto la presidenza Rouhani e grazie al tangibile progresso della risoluzione della querelle nucleare, Europa e Iran potevano venirsi incontro.

Dopo quella visita altri 17 ministri degli Esteri europei hanno visitato l’Iran con lo scopo di instaurare rapporti bilaterali nel campo delle relazioni economiche che sono stati il prodromo alla ratificazione del trattato Jcpoa, trattato che, lo ricordiamo, è stato fortemente appoggiato dall’Alto Commisario Mogherini e che ancora oggi, all’indomani della sua ricusazione da parte statunitense, viene difeso.

Il dato del Sace ha quantificato il costo per l’Italia in termini di mancate esportazioni in 15 miliardi di euro dall’entrata in vigore del regime sanzionatorio avvenuta nel 2006, di cui oltre il 60% accumulato nel periodo 2011-2013.

L’Italia, ad onor del vero, ha supportato le sanzioni con gli ex ministri degli Esteri D’Alema e Frattini che a più riprese hanno bollato come inaccettabile la prospettiva di un Iran in possesso di ordigni atomici.

I settori più colpiti del nostro export, con 11 dei 15 miliardi andati persi, sono quelli della meccanica strumentale, dei mobili, dei giolielli, delle apparecchiature elettriche e della chimica. Ovviamente ne ha anche risentito il settore petrolifero, a causa dei pesanti investimenti in infrastrutture costruite nel Paese, ma con la firma del Jcpoa il settore energetico ha ripreso immediatamente slancio facendo da traino ad altri come il comparto siderurgico (+403%), agrario (+232%) ed in quello dei metalli di base preziosi ed altri metalli non ferrosi (+111%).

Il termine delle sanzioni ha spalancato le porte di un mercato che vale 400 miliardi di dollari e conta 78 milioni di persone, pertanto Iran e Italia, in occasione della recente visita romana del Presidente Rouhani, hanno stabilito una “roadmap” per recuperare appieno l’intesa politica ed economica tra i due Paesi.

Dal punto di vista politico si impegnano a recuperare lo spirito del memorandum di Teheran del 2001 e considerando le difficoltà e le sfide a cui sono sottoposti i due Paesi si impegnano a fissare degli incontri bilaterali volti a potenziare la mutua cooperazione e intesa nel campo delle contese regionali e internazionali: Siria, contrasto al terrorismo, Libano, Afghanistan, Yemen sono solo alcuni tra i più importanti argomenti in agenda. Le due parti quindi, nelle organizzazioni regionali e internazionali, si supporteranno a vicenda anche promuovendo iniziative congiunte volte alla risoluzione delle tensioni.

Dal punto di vista economico i due Paesi si impegnano ad incoraggiare e sviluppare le proprie relazioni in tutti gli ambiti di interesse comune ed in particolare riattivando il comitato economico bilaterale congiunto, si sforzeranno di ritornare ai livelli precedenti di investimenti e transazioni finanziarie, e stringeranno maggiormente i legami in alcuni campi chiave come: energetico, agricolo, trasporti, ambiente. Dovranno anche essere incoraggiate le relazioni bilaterali bancarie e le concessioni di crediti parallelamente si dovrà stabilire un meccanismo per potenziare i mutui investimenti. Si dovranno introdurre nuovi progetti di cooperazione per quanto riguarda le Pmi che mettano in condivisione management, risorse e tecnologia.

La roadmap prevede anche cooperazioni di tipo turistico, culturale e scientifico come ad esempio incentivare lo scambio di studenti e la partnership nel campo della ricerca, oppure sviluppare una cooperazione bilaterale in ambito medico con appositi accordi siglati tra i Ministeri della Sanità dei rispettivi Paesi.

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