Il Mit, il servizio segreto della Turchia

Ogni grande potenza meritevole di tale titolo possiede degli eserciti paralleli, rispondenti unicamente al comando dello stato profondo, attivabili in caso di necessità. Necessità che possono essere il soffocamento di una pericolosa sedizione, l’annichilimento di una o più quinte colonne e/o la prevenzione di un colpo di Stato in divenire.

Questi eserciti ombra possono essere delle realtà del mercenariato, come il Gruppo Wagner o l’Academi (ex BlackWater), oppure delle organizzazioni guerrigliere e/o terroristiche che, con la scusante del denaro – come nel primo caso – o della battaglia ideologica – come nel secondo caso –, combattono per conto di una capitale e sono fedeli ad una sola bandiera. E questi eserciti alternativi, talvolta, possono assumere le fattezze di veri e propri stati paralleli la cui esistenza è nota ad una cerchia ristrettissima di persone – in Italia è celebre il caso di Gladio.

Nel caso della Turchia, una delle potenze più lungimiranti e fraintese dell’età attuale, le armate che difendono fondamenta e mura del sistema erdoganiano sono diverse, variegate e risultano accomunate da un elemento: la micidialità. Perché queste armate sono i Lupi Grigi del Partito d’azione nazionalista di Devlet Bahceli, i narcotrafficanti stanziati tra America Latina e Asia centrale, i padrini del crimine organizzato come Alaattin Cakici, una galassia di sigle e movimenti appartenenti all’islam politico e al jihadismo – dalla Fratellanza Musulmana all’Esercito Siriano Libero –, la compagnia Sadat e l’Organizzazione di Intelligence Nazionale (Mit).

L’Organizzazione di Intelligence Nazionale (MIT, Millî İstihbarat Teşkilatı) è l’agenzia di intelligence della Turchia. Il quartier generale si trova a Etimesgut, provincia di Ankara, in un edificio che il volgo ha ribattezzato evocativamente kale, ovvero il castello.

Fondato nel 1965, in sostituzione al Servizio di Sicurezza Nazionale (MEH, Milli Emniyet Hizmeti) risalente all’epoca di Mustafa Kemal, il Mit è stato ed è un insieme di cose (simultaneamente) sin dal giorno uno: un ente dall’impronta fortemente militare, uno strumento nelle mani del governo di turno ed un Grande Fratello in grado di sorvegliare e punire i nemici dello Stato ovunque si trovino, sia in patria sia all’estero.

Legato ad alcuni dei principali servizi segreti dell’Occidente e dell’Oriente da accordi di collaborazione in materia di antiterrorismo, come la Cia e il Fsb, il Mit agisce nel e gode del massimo riserbo – missioni e operazioni sono oggetto di una classificazione quasi-imperitura, similmente al Mossad – ed è dotato di una struttura verticistica a livelli contingentati, ovvero che precludono la possibilità di carriera negli alti ranghi agli agenti appartenenti a gruppi religiosi minoritari. 

Deputato alla raccolta di intelligence su fascicoli critici per la sicurezza nazionale, ad attività di controintelligence e guerra cibernetica, nonché al contrasto diretto e fattivo di minacce effettive e potenziali alla Turchia e ai suoi abitanti, il Mit è teoricamente obbligato a fare rapporto delle sue attività al presidente, al comandante in capo delle forze armate e al segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale, sebbene negli anni recenti sia divenuto ostaggio di una persona sola: Recep Tayyip Erdoğan.

A partire dal giorno dopo il tentato colpo di Stato del luglio 2016, l’evento che sembra aver determinato il collasso dell’antico ordine kemalista e consacrato l’ascesa definitiva del sistema erdoganiano, il Mit è stato assoggettato completamente al nuovo potere, per conto del quale è divenuto il cacciatore di gulenisti.

Nell’aprile 2018, cioè a poco meno di due anni dal fallito golpe, il Mit aveva esperito consegne straordinarie (extraordinary rendition) in 18 nazioni, portando dinanzi ai tribunali anatolici ottanta cittadini turchi ricercati per la presunta adesione alla rete gulenista. Una caccia all’uomo globale, senza limiti di giurisdizione, che con il tempo si è estesa ulteriormente e le cui dimensioni possono essere rappresentate soltanto per mezzo dei numeri:

  • Più di 130 i cittadini turchi che il Mit ha arrestato illegalmente all’estero, e successivamente riportato in patria, da luglio 2016 a luglio 2021.
  • Più di 31 i Paesi che, in accordo o meno con Ankara, sono stati interessati dalle suddette extraordinary rendition.
  • 622mila i cittadini turchi che, nello stesso periodo di riferimento, sono stati indagati per terrorismo a causa dei loro presunti rapporti con la rete gulenista.
  • Più di 125mila i dipendenti pubblici che hanno perduto il lavoro a causa della loro presunta adesione al circolo gulenista.
  • Più di 5 i Paesi del Vecchio Continente in cui il Mit ha proceduto a catturare e rimpatriare presunti membri della rete gulenista, quando agendo legalmente (a mezzo di regolare estradizione) e quando illegalmente (consegna straordinaria): Albania, Bulgaria, Kosovo, Moldavia, Romania, Ucraina.
  • Più di 5 i Paesi del Vecchio Continente in cui le indagini del Mit hanno portato la giustizia turca ad inoltrare richieste di estradizione nei confronti di presunti gulenisti, il cui processo di rimpatrio è attualmente in corso e/o in fase di esame: Bosnia ed Erzegovina, Germania, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia e Repubblica Ceca.

I numeri della caccia al gulenista sembrano, e in effetti sono, stratosferici. Numeri che parlano delle capacità del Mit, i cui agenti sono in grado di operare nei teatri più impensabili e remoti – come il Gabon, il Sudan, la Malesia e la Mongolia –, anche in assenza di contatti in loco, e che sono il risultato di una lunga tradizione in materia di spionaggio internazionale e arresti illegali.

Non è dal 2016, in effetti, che il Mit è coinvolto in questo tipo di attività – le extraordinary rendition –, essendo stato fondato all’acme della guerra asimmetrica tra Ankara e il PKK. Guerra che aveva portato il Mit nel mondo dapprima della comparsa di Fethullah Gulen. Guerra che, il 15 febbraio 1999, aveva portato il Mit a Nairobi (Kenya) per compiere l’extraordinary rendition più importante della storia recente della Turchia, quella ai danni di Abdullah Öcalan, il fondatore del PKK.

Non è soltanto a causa della rete gulenista che la Turchia ha inviato i propri agenti segreti in tutto il mondo. Perché prima che emergesse questa minaccia, come è arcinoto, Ankara ha dovuto affrontare l’insurgenza curda – che ancora oggi pone un serio pericolo per l’integrità territoriale e per la sicurezza fisica dei cittadini turchi. Non sorprende, dunque, che uno dei due obiettivi principali del Mit in Europa (e nel mondo) sia il rintracciamento di tutti quei militanti del PKK ritenuti una minaccia alla sicurezza nazionale.

Come il Mit agisca in Europa, che è l’area dell’estero vicino turco ospitante il maggior numero di espatriati curdi, è stato svelato nel corso del tempo, grazie alle indagini delle forze di polizia, dei servizi di sicurezza e dei giornalisti investigativi del Vecchio Continente. In una sola parola: diaspora. Diaspora turca, per l’esattezza.

Gli agenti del Mit, in breve, hanno infiltrato da tempo immemorabile le diaspore turche spalmate a macchia d’olio in Europa, in particolare quelle datate e numerose di Austria, Francia, Germania e Paesi Bassi. Un’infiltrazione che, con molta probabilità, risale all’epoca della Guerra fredda e che negli anni è stata approfondita, consolidata e sofisticata, come mostrano e dimostrano i numeri e i fatti:

  • 13 gli imam turchi attualmente indagati in Germania perché presumibilmente legati al Mit e coinvolti in attività di spionaggio.
  • Circa 6mila i turchi di Germania che il Mit avrebbe reclutato per portare avanti operazioni spionistiche e/o di raccolta di intelligence ai danni di gulenisti, militanti curdi e politici “di interesse” per la Turchia.
  • Circa 200 i turchi di Austria che il Mit avrebbe arruolato per le medesime ragioni di cui sopra.
  • Tre i militanti curdi che il Mit, grazie all’intelligence raccolta dai propri informatori in loco, avrebbe assassinato a Parigi nel 2013.
  • Più di 300 le persone e più di 200 le associazioni che l’esercito invisibile del Mit avrebbe spiato in Germania nell’anno 2017.
  • 568 i turchi in Grecia che, secondo documenti diffusi da Nordic Monitor, il Mit avrebbe spiato nel corso del 2019 per via dei loro presunti legami con la rete gulenista.

Gli strumenti con i quali il Mit avvicinerebbe i compatrioti, che si trovino ad Amsterdam o che vivano a Stoccolma, sono sempre gli stessi. I primari, per frequenza d’utilizzo, sono i gruppi criminali – come l’oggi estinto Osmanen Germania –, le associazioni patriottiche – come Millî Görüş –, le moschee – che Ankara gestisce attraverso Diyanet, operante in tutta Europa – e le sedi diplomatiche – cioè ambasciate e consolati. 

Le capacità nell’arte del sorvegliare-e-punire hanno reso il Mit uno dei servizi segreti più efficienti del pianeta, ma sono i numeri della demografia turca in Europa – perché la demografia è potere; potere (geo)politico – che gli hanno permesso di espandersi capillarmente nell’intero continente, neutralizzando obiettivi sensibili da Londra a Parigi e compiendo arresti illegali in lungo e in largo nei Balcani. Numeri che con il tempo dovrebbero aumentare e che, incidendo pesantemente sulla composizione etnica di diversi Paesi – dalla Svezia alla Germania –, potrebbero facilitare un incremento della presa del Mit sul continente.

La poststorica e anziana Europa è dunque avvisata: gli 007 del Mit sono qui tra noi, già oggi, e domani saranno sempre di più. Essi sono e simboleggiano questo mondo che cambia; questo mondo sempre meno eurocentrico e sempre più turco.