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Herman Gref, il tesoriere della Russia putiniana

Herman Gref, da non confondere con Hermann Graf – tra i migliori piloti dell’aviazione tedesca di tutti i tempi –, è un uomo sulle cui spalle grava come un macigno l’onere-onere di mantenere in piedi il sistema bancario della Russia. Perché se Elvira Nabiullina è la mente raffinata dietro lo scudo anti-sanzioni forgiato allo scoppio della guerra in Ucraina, Gref è stato a lungo il titolare del ministero dello sviluppo economico ed è oggi il presidente di Sberbank.

Herman Oksarovič Gref, al secolo Herman Gräf, è un russo di adozione nato in quel di Panfilovo, attuale Kazakistan, l’8 febbraio 1964. Figlio di due tedeschi deportati dalla regione di Leningrado alle remote steppe kazake durante la Seconda guerra mondiale, cioè ai tempi dei trasferimenti di popolazione tanto cari a Stalin, Gref cresce preservando la memoria delle proprie origini e con la passione per i numeri, quest’ultima ereditata dalla madre – un’economista.

Una volta adulto si trasferisce a Mosca, dove prima studia economia al MGIMO e dopo serve nelle forze armate. Al soggiorno moscovita segue il trasloco nel cuore della Siberia, più precisamente a Omsk, dove completerà gli studi universitari precedentemente cominciati.

Nel 1990, dopo aver terminato il ciclo di studi a Omsk, Gref si trasferisce nella vibrante San Pietroburgo, all’epoca ancora nota come Leningrado, per frequentare un programma post-laurea in diritto. E qui, aiutato dal destino, farà la conoscenza dell’incubatore di talenti Anatolij Sobchak e della sua prole, stringendo amicizia con dei futuri uomini di successo come Vladimir Putin, Dmitrij Medvedev, Dmitrij Kozak e Aleksej Kudrin.

Il periodo sanpietroburghese avrebbe aiutato Gref, in estrema sintesi, a fare un determinante salto di qualità tanto a livello professionale – prima l’ingresso nell’amministrazione cittadina, poi l’entrata nel governatorato – quanto a livello di capitale umano – la conoscenza degli uomini che destinati a prendere le redini del Cremlino nel dopo-Eltsin.

Nel 1998, alla vigilia del passaggio di scettro deciso dallo stato più profondo, Gref entra nel governo Eltsin in qualità di vice-primo ministro delle proprietà statali. Un’investitura di peso, anche per via del suo magro curriculum, alla quale seguono l’ingresso nei consigli direttivi della Commissione federale per il mercato mobiliare, di Svyazinvest e Gazprom.

Nel 2000, caduto Eltsin e asceso Putin, Gref viene nominato alla guida del ministero dello sviluppo economico e del commercio. Evidentemente soddisfatto dal modus operandi e dai risultati conseguiti da Gref, Putin lo riconfermerà nuovamente nel 2004.

Allievo di Aleksej Kudrin, l’artefice della politica economica della prima parte dell’era Putin, il Gref di inizio Duemila viene ricordato per la creazione del Fondo di stabilizzazione, per l’apertura del dibattito sull’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio e per la ritrosia ai monopoli statali e agli oligopoli misti sotto egida pubblica. Un liberista duro e puro.

Nel 2007, con la fine prematura e volontaria del governo Fradkov – avvenuta per ragioni mai chiarite –, Gref decide di seguire i colleghi e di rassegnare le dimissioni. Non il capolinea di una carriera in ascesa, quanto, al contrario, la prima fermata di un nuovo e più remunerativo percorso.

Nel 2007, all’indomani della fuoriuscita dal ministero dello Sviluppo economico e del commercio, Gref entra in Sberbank – la più grande banca statale di Russia – in qualità di presidente. Un’elezione, apparentemente, avvenuta senza preavviso: Gref, infatti, fu investito del ruolo nel corso di un vertice straordinario.

Sberbank, all’epoca già in ascesa, presentava una varietà di problemi: carenza di cultura aziendale, sottoproduttività, efficienza migliorabile, mancanza di impronta internazionale. Problemi che Gref, un’economista liberale cresciuto studiando i modelli bancari occidentali e asiatici, avrebbe risolto in pochi anni, portando Sberbank nella top-100 dei gruppi bancari per capitalizzazione.

I risultati ottenuti a Sberbank lo hanno reso il tesoriere di Russia e un membro di diritto della cerchia putiniana. Una fama che gli è valsa la cristallizzazione del suo ruolo in Sberbank – nel 2019 ha iniziato il suo quarto mandato consecutivo –, che gli ha permesso di entrare nei comitati direttivi di altri giganti – come Yandex – e che non è passata inosservata in Occidente.

Nel 2022, dopo quattro anni di attenzione speciale a distanza – nel 2018 era stato inserito nella cosiddetta “Lista del Cremlino” del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti –, Gref viene sanzionato sia da Bruxelles sia da Washington a causa della guerra in Ucraina. Sanzioni simboliche, certo, ma che parlano dell’importanza di quest’uomo all’interno della Russia putiniana, della quale è una colonna portante e alla cui costruzione della “resistenza economica” ha direttamente contribuito trasformando Sberbank in un “colosso sostenibile”.

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