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Gruppo Alpha, gli specialisti del FSB

Il servizio segreto più famoso della Russia, il potente FSB, non avrebbe la fama di guardiano temerario e cacciatore implacabile di cui gode attualmente se non fosse per le abilità dimostrate nei campi della sorveglianza e nell’antiterrorismo. E quest’ultimo ambito, nel quale gli 007 del FSB si sono formati negli anni della guerra all’Emirato del Caucaso, è materia di due unità d’élite gemelle: Gruppo Alpha e Gruppo Vympel.

Il Gruppo Alpha, popolarizzazione abbreviata di Direttorato A del Centro per le operazioni speciali del FSB, è una sotto-unità semi-autonoma delle forze speciali inquadrata all’interno del FSB. Il Gruppo Alpha, in breve, è un mondo all’interno di un universo. Un mondo che è sempre esistito.

Le origini del Gruppo Alpha risalgono all’età sovietica. Nasce nel 1974, all’indomani del Massacro di Monaco, su iniziativa dell’allora direttore del KGB, Jurij Andropov. Secondo altre opinioni, invece, sarebbe stato istituito in risposta all’istituzione del GSG 9 in Germania Ovest. Da allora, con l’eccezione del paragrafo eltsiniano, il Gruppo Alpha è stato storicamente utilizzato per due scopi: contrasto al terrorismo e protezione della dirigenza cremliniana.



La procedura di selezione del personale era estremamente rigida. Il criterio-guida di ogni nuova assunzione era, ed è, il seguente: soltanto i migliori tra i migliori. E il raggio d’azione era, ed è, globale: perciò lo stabilimento di distaccamenti in lungo e in largo le repubbliche dell’Unione Sovietica, dall’oblast di Mosca all’oblast di Almaty.

Nato per essere infallibile, per dotare l’Unione Sovietica di uno scudo a prova di gladio, il Gruppo Alpha avrebbe presto (di)mostrato le proprie capacità. Nel 1979 la partecipazione all’operazione Štorm-333, precorritrice dell’invasione dell’Afghanistan. Nel 1983 lo sventamento del dirottamento dell’Aeroflot 6833. Nel 1985 la scoperta del doppiogiochista Adolf Tolkachev, ingegnere elettronico sul libropaga della CIA.


Tra il 1989 e il 1991, nel tentativo di evitare il collasso dell’impalcatura sovietica, il Gruppo Alpha condusse operazioni di polizia nelle neonate repubbliche, ad esempio in Lituania – come la presa della Torre TV di Vilnius, culminata nell’uccisione di tredici dimostranti lituani e di un agente Alpha a causa di fuoco amico –, e giocò un ruolo nel famigerato Putsch di agosto. Sembra, stando a indiscrezioni che mai hanno trovato conferma, che all’Alfa fu dato mandato di irrompere alla Casa bianca e di uccidere, tra i vari, Boris Eltsin.

La neutralizzazione di Eltsin non ebbe mai luogo e proprio per questo, probabilmente, uno dei suoi primi atti in qualità di presidente fu il declassamento del Gruppo Alpha. Prima l’inquadramento nella giurisdizione del Ministero dell’Interno, poi il repulisti nelle file del FSB di 007 vicini all’unità d’élite, tra i quali l’allora direttore Sergei Stepašin. Un male, il Gruppo Alpha, del quale Eltsin voleva vendicarsi, che voleva umiliare – come durante la crisi costituzionale del 1993 – ed estirpare. Ma non ci sarebbe riuscito.



Sopravvissuti alle purghe eltsiniane, perché rappresentanti di quello stato più profondo impermeabile ai cambi di regime, gli 007 del Gruppo Alpha trascorsero i turbolenti anni Novanta facendo politica – noti i legami con l’unità di Sergej Goncharov, oppositore di Eltsin alle legislative del 1995 –, unendosi al crimine organizzato e/o fondando compagnie di sicurezza in patria e nel resto dello spazio postsovietico.

L’ingresso di un silovik nella cerchia eltsiniana, Vladimir Putin, sarebbe stato accolto con favore dagli 007 del Gruppo Alpha, desiderosi di rivalsa nei confronti dell’odiato presidente e di un ritorno ai fasti del passato. Si vocifera che ne favorirono come poterono l’ascesa, ad esempio compiendo false flag da attribuire al separatismo ceceno. E, se così fosse andata realmente, la storia gli ha dato ampiamente ragione: Putin è stato colui che ha reinvestito l’Alfa di tutti gli onori del passato sovietico.


Putin, uomo allevato dal KGB, ha impiegato l’Alfa sin dai tempi della seconda guerra cecena. Contrariamente a Eltsin, che dell’Alfa voleva disfarsene, Putin ha dimostrato di conoscerne la validità e l’utilità. E all’Alfa, una volta rilegittimato e ripotenziato, ha affidato la gestione dei fascicoli più caldi della sua prima presidenza: l’insurgenza ciscaucasica, le crisi degli ostaggi – tra le quali Mosca 2002 e Beslan 2004 – e la caccia ai nemici pubblici del Cremlino – come Shamil Basayev.

Oggi, similmente all’era sovietica, attorno all’Alfa viene mantenuta un’aura misterica e poco e nulla viene fatto trapelare a proposito della sua composizione, dei suoi obiettivi e delle operazioni che la vedono coinvolta. Quel poco che si sa è che se il FSB è il guardiano della Russia, il Gruppo Alfa è la colonna vertebrale del FSB.


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