Geert Wilders, il populista olandese

Geert Wilders è nato a Venlo nel 1963, da padre olandese e madre indonesiana. Proveniente da una famiglia cattolica, è poi diventato agnostico. Ha lavorato nel settore assicurativo prima di scendere in campo. Il cimentarsi con la politica comincia, infatti, negli anni Novanta, quando fa da “ghostwriter” per il VVD, il partito liberale, all’epoca guidato dall’ex commissario europeo Frits Bolkestein.Nel ’98 viene eletto parlamentare, ma la notorietà arriverà solo nel 2004, quando venne espulso dal VVD per i primi bagliori di quelle che poi sarebbero divenute le sue classiche posizioni anti-islam.  Bisogna infatti arrivare alla morte di Pim Fortuyn affinché Wilders acquisisca un ruolo centrale nello scacchiere politico olandese.

Nel 2006, infatti, Wilders fondò quello che sarebbe divenuto il suo partito: il Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà). Sempre nel 2006, dunque, Wilders si presenta alle elezioni legislative con la sua creatura politica e conquista nove seggi. In Olanda, allora, comincia ad affermarsi quello spirito euroscettico promosso da Wilders stesso che aveva già contribuito nel 2005 ad affossare con un referendum la Costituzione europea.Wilders continua ad accrescere i propri consensi ed il picco lo tocca tra il 2009 e il 2010, quando raccoglie percentuali superiori al 15% sia alle regionali sia alle europee.

Tra il 2010 ed il 2012, poi, Wilders dà il suo appoggio esterno al governo di minoranza olandese formato da VVD e CDA (Appello Cristiano Democratico), un esecutivo guidato da Mark Rutte.Quando Wilders ritira i suoi voti dalla maggioranza dell’esecutivo, questo cade e costringe il sistema politico olandese ad indire nuove elezioni. Nel 2012, dunque, si torna a nuove elezioni, ma a Wilders non riesce l’exploit e, anzi, ottiene solo il 10% dei consensi.Wilders non ha mai preso spunto dai partiti o dai movimenti ultranazionalisti, tuttavia è stato incriminato per incitamento all’odio e processato in Olanda, mentre in Gran Bretagna, almeno per alcuni anni, è stato considerato una “persona non grata”.

Tuttavia, su Israele (dove ha anche vissuto), l’antisemitismo e gli omosessuali ha posizioni molto morbide ed anzi si è più spesso autodefinito un sionista. Tra le sue sottolineature pubbliche c’è anche quella che ha voluto eleggere a modello Margaret Thatcher. La difesa dei diritti dei gay rappresenta, per Wilders, un tratto valoriale tipicamente olandese non derogabile in nessun modo. In questo senso può essere davvero definito il leader più simile a Donald Trump nel continente europeo: fiscale sull’immigrazione, ma aperto in materia di diritti.Wilders è convintamente euroscettico: tra gli obiettivi del suo programma c’è quello di indire un referendum per l’uscita dell’Olanda dall’Ue, dall’euro e dal mercato unico. Ha più volte dichiarato di voler tornare al fiorino. Solitamente distribuisce finte e vecchie banconote olandesi ritraenti la sua faccia. Le sue idee sull’islam sono abbastanza lapalissiane: vorrebbe bandire il il Corano, che associa al “Mein Kampf” di Hitler; vorrebbe impedire l’immigrazione da Paesi musulmani. In questi anni, inoltre, ha girato un film di cui si è molto parlato,“Fitna”, una produzione che metterebbe in correlazione diretta l’islam ed il terrorismo.