Che cos’è il gasdotto Tap, il progetto che divide l’Italia

Il gasdotto Tap è stato per anni uno dei principali temi di dibattito della politica energetica italiana. E si è confermato un tema particolarmente delicato soprattutto per l’attuale governo Lega-Movimento 5 Stelle, con i pentastellati che hanno sempre contestato l’utilità del progetto. E l’approvazione da parte del governo di Giuseppe Conte ancora provoca strascichi nel rapporto fra partito ed elettorato, con la parte più intransigente del M5S che accusa di tradimento il governo.

Ma al netto delle questioni politiche, ciò che conta è comprendere il motivo per cui il Tap è così importante non solo per l’Italia, ma anche per Europa, Russia e Stati Uniti. Un’importanza che non è tanto nei numeri, vista la ridotta capacità del progetto rispetto ad altre pipeline già attive che arrivano in Italia, ma che è data dal significato politico e strategico. Quello di far arrivare gas direttamente dai giacimenti dell’Azerbaijan evitando il territorio russo.

L’Unione europea vuole diversificare le forniture energetiche per allentare la dipendenza dalla Russia. Gli Stati Uniti volgono evitare che Mosca sia l’unico fornitore di gas per l’Europa in modo da svincolare i Paesi del continente dai rapporti politi ed economici con la Federazione russa. E l’Italia spera, attraverso questo gasdotto, di diversificare l’approvvigionamento energetico senza incidere troppo sui rapporti con il Cremlino, visto che il 40% del gas che importa l’Italia proviene dai giacimenti di Vladimir Putin.

Il Gasdotto Trans-Adriatico (Trans-Adriatic Pipeline, da cui Tap) è l’ultima parte del progetto noto come Corridoio Sud del gas. Il Corridoio è formato da tre reti di gasdotti: South Caucasus Pipeline, che vede interessate Azerbaigian, Georgia e Turchia; Trans Anatolian Pipeline che attraversa tutto il territorio turco, e infine, appunto, il Trans Adriatic Pipeline, che approderà in Italia dopo aver attraverso la Grecia e l’Albania.

L’obiettivo più diretto è quello di sviluppare i giacimenti azeri del Mar Caspio per far giungere l’oro blu direttamente in Europa. Il gas che attraverserà tutto il Corridoio, di cui appunto il Tap, è quello del Consorzio Shah Deniz II, proprietario del giacimento offshore del Mar Caspio a sud di Baku. Obiettivo indiretto, ma altrettanto chiaro: sfidare la Russia nelle sue esportazioni in Europa.

Il percorso del gas azero, dopo aver passato la Turchia attraverso Tanap, arriverà a Kipoi, al confine con la Grecia. Da quel momento, il gas entrerà nel Tap, attraversando la Grecia settentrionale per 550 chilometri. Dopo aver passato la Grecia, sarà la volta dell’Albania, con un passaggio di 215 chilometri in territorio albanese fino alle coste adriatiche. Una volta giunto in prossimità della città di Fier, inizia la parte off-shore fino al Salento.

tanap tap

Tap approderà nel territorio del comune di Melendugno, in prossimità di San Foca. La parte sottomarina del gasdotto interesserà 25 chilometri di acque territoriali italiane. La parte sulla terraferma sarà di otto chilometri.

L’Unione europea ha riconosciuto il Tap come “Progetto di interesse comune”. Uno status di fondamentale importanza, che fa capire il motivo per cui da Bruxelles sia stato dato ampio risalto al progetto. E soprattutto che fa capire perché l’Ue sia fortemente interessata alla sua realizzazione.

L’idea dell’Unione europea è da sempre quella diversificare le fonti energetiche cercando escludere il più possibile di avere una potenza esportatrice in grado di decidere i destini delle forniture energetiche europee. Finora, questo progetto è fallito. Gli Stati europei si sono affidati, da Est fino all’area centrale, alla Russia, grazie alla quantità di oro blu che offre Mosca e soprattutto dai prezzi competitivi.

Quantità, qualità e facilità di trasporto rendono il Cremlino un partner fondamentale. Ma l’Unione europea, scheda tempo ha intrapreso una politica di opposizione alla Russia, non vuole che i suoi Stati membri siano dipendenti da quello che, in questi anni, è stato etichettato come nemico.

Gli Stati Uniti sono da tempo interessati a escludere la Russia dal mercato europeo. Obiettivo complesso, se non quasi impossibile. Ma non potendo arrivare a una marginalizzazione completa di Mosca dal mercato continentale, Washington ha deciso di sfidare il Cremlino sia attraverso il proprio gas liquefatto (sfida molto aleatoria legata soprattutto al prezzo del Gnl) sia attraverso quello degli alleati regionali: Azerbaijan, Israele, Egitto in primis. A questo, si aggiunge poi il sistema delle sanzioni, che colpisce le relazioni con la Russia dei Paesi occidentali.

Donald Trump lo ha reso evidente anche nell’incontro con Giuseppe Conte alla Casa Bianca. Ed è per questo che il Tap rientra perfettamente nella strategia americana: aiutare un Paese produttore alleato, colpire la Russia e fare in modo che l’Italia si sganci, in maniera graduale, dalla dipendenza con Mosca. Ed è stato anche questo il motivo per cui Trump ha voluto l’impegno di Conte nella sua realizzazione. E l’Italia ha approvato tutto: nonostante le pressioni interne.

Il Tap all’Italia non serve molto, nell’immediato, per diversificare l’arrivo del gas. La capacità del progetto non può infatti competere con le pipeline attuali. Ma per Roma era essenziale giocare su tre fronti. Quello dei rapporti con la Russia, quello dei rapporti con l’Europa, quello dei rapporti con l’America. Il Tap, di fondo, non lede molto gli interessi dell’export russo, visto che l’Italia è il secondo Paese di destinazione dell’oro blu siberiano. Ma non solo: la Russia potrebbe sfruttare, in futuro, proprio la condotta del Corridoio meridionale. Lo ha confermato lo stesso ministro Denis Manturov in un’intervista a La Stampa. E sono molti gli analisti che considerano possibile una vendita futura di gas russo all’Azerbaijan per farlo poi transitare attraverso il Caucaso e la Turchia.

Ma all’Italia serviva anche confermare l’impegno con gli Stati Uniti in un momento in cui c’era in gioco la possibile leadership della transizione libica e la cosiddetta cabina di regia sul Mediterraneo allargato. Roma è ormai l’alleato principale dell’amministrazione Trump in Europa. E serviva confermare questo vincolo.