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Dmitrij Kovalev, il successore di Putin?

Le attesissime presidenziali del 2024 sono oramai alle porte e la guerra in Ucraina, oltre ad aver catalizzato definitivamente l’ingresso del mondo nell’età multipolare, sembra aver riaperto un vecchio ma sempreverde fascicolo: la questione della successione di Vladimir Putin.

Sullo sfondo del ritorno in scena di Dmitrij Medvedev, il delfino caduto in disgrazia dopo aver ricevuto l’onere-onore di guidare il Cremlino dal 2008 al 2012, e del repulisti in corso tra forze armate, servizi segreti e classe dirigente, emblematizzato dalla morìa di manager e magnati legati a doppio filo alla cerchia putiniana, un nome rispondente ad un volto semisconosciuto sembra che vada facendosi largo nelle stanze dei bottoni: Dmitrij Kovalev.

Dmitrij Kovalev, un nome più che sconosciuto al di fuori della Federazione russa sino alla vigilia della guerra in Ucraina, ha attratto la luce dei riflettori internazionali il 9 maggio 2022 e, volente o nolente, non è più riuscito a togliersela di dosso.

Kovalev è diventato l’uomo nel momento nel mese di maggio, all’acme della guerra in Ucraina e delle tensioni tra i blocchi, perché catturato dalle telecamere in compagnia di Vladimir Putin nel corso della Parata della Vittoria. Non una chiacchierata qualunque, anonima e fugace, ma una di quelle che magnetizzano l’attenzione degli spettatori, degli occhi indiscreti. Da uno stupito Sergej Shoigu, che assiste con curiosità al dialogo Putin-Kovalev, al malizioso pilota Igor Sushko, che rilancia su Twitter e rende virale il video della conversazione.



Risalire all’identità del misterioso personaggio che il 9/5 aveva rubato la scena ai saggi dai capelli grigi che circondano Putin non era stato facile. Kovalov, invero, era sconosciuto al di fuori della Russia come era, sino a quel momento, poco conosciuto anche in madrepatria.

Si era reso necessario un meticoloso lavoro, da parte di utenti, giornalisti stranieri e canali Telegram, per dare un nome all’interlocutore del presidente. Nome poi identificato in Dmitrij Kovalev, un brillante e relativamente giovane membro del Dipartimento dell’amministrazione presidenziale. E da allora, in considerazione della mai morta lotta per la successione, sono andate crescendo le voci che vorrebbero Kovalev quale possibile erede di Putin.


Dettagli interessanti, utili e/o anche solo intriganti sulla figura di Dmitrij Kovalev non se ne trovano nella stampa occidentale. Di lui, di quest’uomo dal curriculum enigmatico, si trova poco e nulla. È un continuo rilancio delle poche e medesime informazioni che si hanno in possesso: età – classe 1986 o 1987 –, posizione rivestita alla data del 9/5/22 – membro del Dipartimento dell’amministrazione presidenziale – e presunto luogo del primo incontro con Putin – una partita di hockey sul ghiaccio.



Ma su Kovalev c’è (molto) di più, oltre all’età, al lavoro e alle preferenze sportive. E quel di più, necessario a costruirne l’identikit e a capire se potrebbe essere effettivamente l’erede di Putin, si trova sui portali informativi in lingua russa. Portali che, a quanto sembra, sono stati ignorati dal giornalismo occidentale nella spasmodica ricerca di informazioni sul suo conto.

Da Pianeta Russia si apprende che Kovalev è ritenuto vicino al generale Ivan Tkachev, elemento di spicco della sezione K del FSB – il dipartimento specializzato in intelligence finanziaria, ricerca di quinte colonne e lotta alla corruzione. E sebbene Tkachev sia uno dei tanti securocrati che agiscono nel dietro le quinte del palcoscenico, a contare è, secondo i media russi, lo stretto rapporto che lo legherebbe al numero due del sistema putiniano: Igor Sechin.

Da 9111.ru si viene a conoscenza dell’albero genealogico del 36enne: è quello che si potrebbe definire un “figlio d’arte”, un anonimo di peso, in quanto figlio di tal Vitalij Kovalev, che nel maggio 2022 risultava essere il direttore generale di Gazprom Mezhregiongaz Kaluga. Inoltre, sempre secondo il sito, il 36enne avrebbe chiuso i suoi profili social dopo la diffusione del video in compagnia di Putin.


Putin è alla ricerca di un erede. Lo è dal 2008, anno in cui affidò al promettente Medvedev lo scettro del Cremlino. Ma Medvedev, che in soli quattro anni si rivelò un automa privo di qualsivoglia iniziativa, poco o nulla carismatico e, soprattutto, politicamente miope – la guerra in Georgia, i dissidi con gli oligarchi guinzagliati da Putin, ecc –, lo “costrinse” a ricandidarsi alle elezioni del 2012. Da allora, complice anche l’aggravamento della competizione tra grandi potenze, Putin non ha mai più abbandonato il timone del comando.



La Russia ha bisogno di un capo che sia tanto carismatico quanto lungimirante. E tanto lungimirante quanto fermo e deciso. Ne va dell’integrità territoriale della Federazione, costantemente minacciata dallo spettro del separatismo etno-religioso, e della sua sicurezza nazionale, che si stende dai ghiacci artici ai deserti turkestani. Un ruolo di responsabilità. Un ruolo che non può essere affidato a chiunque.

Kovalev, in quanto uomo vicino ai servizi segreti e alla cosiddetta “oligarchia amica”, cioè fedele al Cremlino, nonché per la sua età, potrebbe essere effettivamente un candidato appetibile agli occhi di Putin. Più di Medvedev, bruciatosi alla prova del fuoco. E più di Patrushev, che è sì un silovik, ma è e resta un classe 1951 – ergo: è anziano.

Gli scenari che prevedono una gara di successione regolamentata e supervisionata dall’alto, chiaramente, implicano il prolungamento e la stabilizzazione del sistema putiniano dal postguerra alle elezioni del 2024. Una visione deterministica che esclude aprioristicamente l’avvenire di colpi di scena, come ad esempio una detronizzazione di Putin, ma sul cui concretamento peserà come un macigno l’esito della guerra per l’Ucraina. In sintesi: da qui al 2024, e oltre, tutto è possibile.

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