Chi Horst Seehofer

Nelle ultime settimane il governo tedesco è stato interessato dallo scontro dialettico tra il Cancelliere Angela Merkel e il Ministro dell’Interno Horst Seehofer riguardante la gestione della crisi migratoria e, più in generale, l’approccio alla politica di lungo termine della Germania che vede la Cdu del capo del governo sempre più distante dalla sua “sorella” bavarese a cui appartiene Seehofer, la Csu.

A marzo, assumendo il ruolo di titolare del dicastero dell’Interno con delega alla Heimat (“patria”, “comunità”), l’ex Ministro Presidente della Baviera aveva annunciato il varo di un importante piano sui migranti incentrato su un giro di vite nei confronti degli irregolari entrati sul suolo tedesco. Tra il 13 e il 14 giugno Seehofer era pronto a presentare un documento che, come segnala Il Sole 24 Ore, contemplava ” la chiusura delle frontiere tedesche a chi ha già incassato un rifiuto in passato della richiesta di asilo politico in Germania e anche a chi ha ottenuto il disco verde in un altro Paese della Ue”, prima di essere frenato dalla Cancelliera.

Tra la Merkel e il suo Ministro dell’Interno è iniziato un duro braccio di ferro che potrebbe addirittura minare la tenuta della Grosse Koalition con la Spd. Ma chi è Horst Seehofer, il leader che si propone di orientare su posizioni sempre più conservatrici i popolari tedeschi?

Nato a Ingolstadt nel 1949, Seehofer è un veterano di lungo corso della politica tedesca: deputato del Bunderstag dal 1980 al 2008, è stato Ministro della Salute ai tempi della cancelleria di Helmuth Kohl (1992-1998) e Ministro dell’Agricoltura nel primo governo Merkel (2005-2008). Tra le sue principali prese di posizione si ricorda principalmente la netta contrarietà all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, motivata con ragioni decisamente coerenti con la sua visione fortemente conservatrice.

Tra il 2008 e il 2018 Seehofer ha amministrato il suo Land natale, la Baviera, accentuando la virata conservatrice dell’amministrazione del secondo ente regionale tedesco per dimensioni dell’economia, che a fine 2017 poteva vantare un Pil di poco meno di 600 miliardi di euro. Dopo che la Csu aveva vinto a valanga le elezioni regionali del 2013, il leader di Monaco di Baviera ha accentuato il suo iato con la Merkel, criticandone la gestione della crisi dei rifugiati nel 2015, impugnandone i provvedimenti davanti alla Corte Costituzionale e sfidandola a viso aperto nel 2016 in occasione di una visita a Mosca che lo ha portato a incontrare Vladimir Putin.

Dopo che nel settembre 2017 la Csu alle elezioni federali tedesche ha perso oltre il 10% dei suoi consensi in Baviera, precipitando al 39% nel voto locale, Seehofer ha deciso di passare il testimone al suo delfino Markus Söder, ancor più spiccatamente conservatore del suo predecessore, tanto da destare critiche nella stessa Chiesa cattolica bavarese per la presunta strumentalizzazione politica del provvedimento che ha imposto l’obbligo di esposizione del crocifisso in tutti gli uffici pubblici.

Seehofer ha alzato notevolmente i toni nell’ultimo periodo, ma oltre a un chiaro obiettivo politico il Ministro dell’Interno punta a una capitalizzazione elettorale del suo dinamismo politico. Spin doctor di sé se stesso, come il collega italiano Matteo Salvini, Seehofer è stato in grado di sottrarre alla Merkel il controllo dell’agenda pubblica e con le sue prese di posizione sull’immigrazione ha lanciato una sfida diretta all’estrema destra di Alternative fur Deustschland (Afd), che alle ultime elezioni hanno conquistato il 12,6% dei consensi, eletto 94 deputati e ottenuto il ruolo di principale forza d’opposizione all’esecutivo.

Reduce dal peggior risultato elettorale dal dopoguerra, la Csu si preparò ad affrontare le elezioni bavaresi in ottobre senza alcuna intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi verso l’estrema destra. Seehofer puntava a indirizzare il vento nella sua poppa al fine di espandere la base di consenso verso destra. Il riposizionamento proposto dal Ministro dell’Interno alla galassia popolare tedesca a partire dalla Baviera cattolica e conservatrice è stato notevole, ma al voto bavarese dell’autunno 2018 i risultati hanno faticato a materializzarsi.

Markus Soder, candidato della Csu, ha conquistato il 37,5% dei suffragi, perdendo il 10% dei consensi dalla precedente elezione, ed è stato costretto a formare una coalizione con la destra degli Elettori Liberi di Baviera. Il dualismo tra Seehofer e Soder, considerati rivali, è stato però annacquato dalla presenza strategica dei due in contesti separati, il primo a Berlino e il secondo a Monaco, contribuendo a rafforzare la svolta conservatrice di un’anima interna alla Cdu-Csu non segnata dalla necessità di proseguire la grande coalizione di governo con i socialdemocratici su scala nazionale. 

La pandemia di coronavirus del 2020 ha rafforzato globalmente sia il governo di Angela Merkel che le autorità locali tedesche, e la Baviera ha saputo ben comportarsi nel contesto dell’emergenza. Il governo bavarese, spiega Il Foglio, “è stato molto rapido con il lockdown, molto rigoroso nella gestione della riapertura, attentissimo ad evitare la fretta, e soprattutto, per essere un politico che si è sempre nutrito di conflitti, straordinariamente collaborativo. Mai come nelle settimane più dure del contagio Söder è stato tanto attento a sottolineare i meriti di tutti, la forza della solidarietà dal basso verso l’alto”. Seehofer, da ministro dell’Interno, ha invece guidato una strategia nazionale pragmatica e concentrata su tracciamento dei contagi, isolamento dei focolai e controllo capillare del territorio. Ciò ha portato a un ritorno in auge del duo Cdu-Csu nella politica nazionale e addirittura all’idea che un bavarese possa, un giorno, succedere alla Cancelliera alla guida dell’Unione e del Paese.

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