Cos’è la Rivoluzione di velluto

Il 17 novembre 1989 è la data che segna l’inizio di quella che passerà alla storia come la Rivoluzione di velluto, o Rivoluzione gentile, protrattasi fino al 29 dicembre dello stesso anno e conclusasi con la caduta del regime comunista. Le proteste, nate in maniera spontanea, hanno decretato la fine del Partito comunista dopo 41 anni al potere in quella che era allora la Cecoslovacchia e la nascita della Repubblica parlamentare. A manifestare contro il potere furono inizialmente studenti e artisti, sotto la guida, tra gli altri, di Vàclav Havel, futuro nonché ultimo presidente della Cecoslovacchia. Le proteste andarono avanti fino a dicembre del 1989 e portarono alle prime elezioni democratiche nel giugno del 1990 e alla divisione tra Slovacchia e Repubblica ceca il primo gennaio del 1993. La Rivoluzione scoppia a seguito della caduta del muro di Berlino e in un momento di evidente crisi delle riforme attuate dall’Unione sovietica negli anni Ottanta.

L’inizio della Rivoluzione di velluto viene fatto coincidere con il 17 novembre 1989, giorno in cui ricorreva la Giornata internazionale degli studenti. Le manifestazioni erano state originariamente organizzate dall’ala giovanile del Partito comunista per ricordare la repressione operata dai nazisti contro gli studenti riunitisi nel 1939 nell’Università di Praga per manifestare contro l’occupazione tedesca e l’assassinio del giovane Jan Opletal, ma si trasformarono ben presto in una richiesta popolare di cambiamento politico. Molti studenti dell’Unione Socialista della Gioventù erano contrari alla gestione del potere del Partito comunista, ma avevano sempre avuto paura di esprimere ad alta voce le loro perplessità, memori della repressione del 1968 (la Primavera di Praga, ndr). Quel giorno però iniziarono ad emergere alcuni movimenti che chiedevano apertamente una ristrutturazione della Cecoslovacchia: tra questi vi era un gruppo guidato dal drammaturgo Vàclav Havel.

Alla commemorazione del 17 novembre presero parte 50 mila persone, ma la manifestazione continuò anche dopo la sua conclusione ufficiale: i giovani proseguirono verso il centro di Praga brandendo cartelli contro il Partito comunista e chiedendo nuove riforme politiche. I manifestanti, tra cui si nascondevano anche membri della polizia segreta, furono bloccati intorno alla Narodni trida dalle forze dell’ordine, caricati e costretti a disperdersi. Nella confusione generale, iniziò a diffondersi la notizia, in seguito smentita, della morte di uno studente. L’opposizione reagì proclamando uno sciopero generale a cui aderirono immediatamente studenti e artisti e da lì a poco nacque il Forum civico (Obcanske Forum), che svolse la funzione di intermediario tra la popolazione civile e le autorità, facendosi quindi portavoce delle istanze dei dissidenti.

Dopo il 17 novembre studenti e artisti entrarono in “sciopero permanente” mentre il numero dei manifestanti continuava ad aumentare: il 20 novembre 500 mila persone scesero in strada per protestare. La pressione iniziò a farsi sentire e il Partito comunista non poté più continuare a ignorare le richieste della popolazione. Il 24 novembre segna un punto di non ritorno: i leader del Partito, compreso il Segretario generale Milos Jakes, rassegnarono le dimissioni, sancendo una storica vittoria per i manifestanti. A convincere la leadership a lasciare i propri incarichi era stato il dissenso espresso il giorno prima dagli operai durante un incontro organizzato dal segretario del Comitato municipale del Partito comunista di Praga, Miroslav Stepan. Era ormai evidente che il regime non godeva più del supporto dei suoi sostenitori storici e nel mentre le proteste si erano allargate anche a Bratislava, dove era sorto il Movimento pubblico contro la violenza (Verejnosť proti násiliu), omologo dell’OF. Il 27 novembre tutti i cittadini della Cecoslovacchia entrarono in sciopero per due ore, dimostrando la compattezza dei manifestanti nell’intero Paese e ufficializzando il ruolo di mediatore dei Comitati civici. Il giorno seguente l’Assemblea federale mette eliminò dalla Costituzione gli articoli che sancivano la preminenza politica del Partito comunista. Il nuovo Governo  però non volle accogliere le richieste dei manifestanti, che continuarono quindi a protestare fino al 29 dicembre, quando Vaclav Havel venne eletto ufficialmente presidente della Cecoslovacchia. Il primo gennaio 1993 la nazione si divise tra Slovacchia e Repubblica ceca.

Nato il 5 ottobre 1936, Vaclav Havel è stato un drammaturgo e dissidente cecoslovacco. Attraverso le sue opera ha espresso una dura critica al regime comunista cecoslovacco, costatagli l’allontanamento dal teatro a seguito della sua partecipazione alla Primavera di Praga. Costretto a interrompere la sua attività artistica, Havel si è dedicato con maggior interessa alla politica, fino alla firma della Charta 77, un documento redatto insieme ad altri artisti nel quale veniva espresso il dissenso nei confronti di un governo che non aveva mantenuto le promesse fatte in materia di diritti umani. L’iniziativa prese spunto dall’arresto dei membri della Plastic People of the Universe, una band di musica psichedelica cecoslovacca. Il governo reagì con durezza nei confronti dei firmatari e lo stesso Havel venne più volte arrestato.

Havel emerge come uno dei leader delle proteste del 1989 e prese parte alle trattative con il regime comunista in quanto portavoce del Forum civico (OF) fino ad assumere la presidenza della Cecoslovacchia subito dopo il successo della Rivoluzione e la fine del Partito comunista. La sua elezioni a Presidente fu ufficializzata il 29 dicembre e fu riconfermato alle elezioni del 1993 che fecero seguito alla divisione della nazione tra Repubblica ceca e Slovacchia.