Cos’è il trattato di Adana

Il trattato di Adana è stato sottoscritto nel 1998 tra Siria e Turchia. Esso è arrivato al termine delle tensioni tra Ankara e Damasco sorte in quell’anno per via della questione curda: a mediare sono stati all’epoca gli Stati Uniti e la Russia.

Grazie a quell’accordo è stato evitato un conflitto che avrebbe riguardato soprattutto il nord della Siria, le regioni cioè dove sono situati i curdi e dove all’epoca agivano milizie riconducibili al Pkk, il partito dei curdi in Turchia.

Anche la Siria ha al suo interno alcune città a maggioranza curda: si tratta di località importanti quali Qamishli ed Al Hasakah, quest’ultima capoluogo dell’omonima provincia, e di cittadine appartenenti alla provincia di Aleppo quali Afrin e Kobane.

In quello che i curdi identificano come Kurdistan, le regioni a maggioranza curda della Siria occupano la parte occidentale. Da qui il termine “Rojava”, che in curdo vuol dire proprio “occidente”, per identificare le zone a maggioranza curda in Siria.

Il rapporto con il governo centrale di Damasco è migliorato soprattutto negli anni ’80: Hafez Al Assad, presidente siriano al timone di un paese retto dal partito Baath, ha visto nella causa curda un modo per mettere pressione alla Turchia.

Il Rojava infatti confina con le province turche dove sono presenti da decenni i curdi e dove vivono, complessivamente, più di venti milioni di cittadini appartenenti a questa etnia. Assad ha quindi assicurato protezione ai leader del Pkk, a partire da Abdullah Ocalan: quest’ultimo è tra i fondatore del partito curdo in Turchia, riconosciuto quale figura carismatica tra i curdi, ma come terrorista dal governo di Ankara.

Ocalan ha quindi vissuto nel Rojava per diversi anni, organizzando da qui le attività del Pkk.

Si è arrivati così al 1998, anno in cui proprio in virtù della questione curda tra Damasco ed Ankara sono iniziate scaramucce diplomatiche che però, ben presto, hanno avuto l’aria di una vera e propria escalation militare.

Assad ha inviato, in risposta alle minacce turche, decine di uomini e mezzi dell’esercito nel nord della Siria. Da Ankara l’allora premier Mesut Yilmaz, a capo di un governo retto da partiti laici di centro – destra, ha evocato l’uso delle armi per stanare i leader curdi nel paese arabo.

Damasco ha accusato la Turchia di voler invadere il paese con la scusa delle operazioni anti terrorismo, dal canto suo i leader turchi hanno puntato il dito contro la Siria accusata di dare protezione ai terroristi.

 

In questo contesto, si è giunti dunque ad una mediazione tra i due paesi volta ad evitare il conflitto: ad adoperarsi in tal senso sono stati gli Stati Uniti e la Russia. Da un lato il presidente Clinton e dall’altro il presidente Eltsin, hanno dato vita ad una serie di incontri per dirimere le tensioni.

Si è arrivati quindi a firmare ad Adana, nel novembre del 1998, il trattato che prende il nome proprio da questa località: ad apporre le firme i rappresentanti dei governi di Ankara e Damasco.

L’accordo ha permesso la distensione delle tensioni tra Siria e Turchia, la fine delle manovre militari lungo il confine ed un’intesa di collaborazione tra i due paesi per la gestione delle frontiere.

Primo punto importante dell’accordo di Adana, ha riguardato la consegna dei leader del Pkk presenti in Siria da parte di Damasco. Lo stesso Abdullah Ocalan ha perso la protezione da parte del governo di Assad, il quale ha accettato anche l’inserimento del Pkk tra le sigle da considerare come terroristiche.

Inoltre, sempre nel trattato è prevista la possibilità per i turchi di entrare in territorio siriano fino a dieci chilometri dal confine in caso di necessità: vale a dire che, per stanare eventuali organizzazioni terroristiche curde in Siria, Ankara potrebbe spingersi entro e non oltre una fascia ben determinata. Tutto questo però a patto che, come preteso da Assad, i blindati turchi restino solo il tempo necessario per le operazioni di sicurezza e non invece in modo permanente.

Entrambi i paesi all’epoca hanno manifestato soddisfazione per i risultati raggiunti nel trattato: alla Turchia è stata riconosciuta la possibilità di difendersi dai terroristi curdi anche in territorio siriano, mentre Damasco si è vista assicurata la propria integrità territoriale dopo i sospetti mai domi delle mire espansionistiche da parte di Ankara.

L’accordo del 1998 è ancora formalmente valido: nonostante i cambi di governo, con l’Akp di Erdogan giunto al potere nel 2002 in Turchia e con Bashar Al Assad succeduto al padre nel 2000, il trattato di Adana è sempre rimasto in vigore.

Ed oggi, in una situazione di guerra quale quella che sta interessando la Siria, soprattutto la Russia mira ad attuarlo nelle opere di mediazione che sta svolgendo tra Damasco e Ankara.

A causa del conflitto sorto in Siria nel 2011, i territori nord del paese dal 2012 sono controllati in buona parte dalle milizie curde Ypg, a sua volta all’interno delle forze denominate Sdf (Syrian Democratic Force). Secondo il presidente turco Erdogan, le Ypg sono formazioni terroristiche alleate del Pkk, che dunque non possono rimanere a presidio del confine tra Siria e Turchia.

Per tal motivo, il 9 ottobre 2019 da Ankara è arrivato l’ordine di attaccare il nord della Siria per allontanare i curdi dal confine. Dopo circa una settimana di combattimenti, è intervenuto un primo cessate il fuoco mediato dagli Usa. Ma è soprattutto nell’incontro tra Putin ed Erdogan, tenuto il 22 ottobre, che è stato ufficialmente tirato in ballo il trattato di Adana.

Partendo da questo accordo, si potrebbe giungere ad una collaborazione tra Damasco ed Ankara per il pattugliamento dei confini. Anche perché, sia nel cessate il fuoco decretato dalla mediazione Usa che in quello stipulato con la mediazione russa, è stato deciso il ritiro delle forze curde oltre i 30 km dal confine siriano. La gestione quindi di questo spazio, potrebbe richiedere l’applicazione del trattato di Adana.