Cos’è il Sinn Féin

Le elezioni legislative irlandesi dell’8 febbraio 2020 hanno provocato un terremoto dalle parti di Dublino: il Sinn Féin, movimento nazionalista, progressista e tradizionalmente ai margini ha, infatti, conseguito un’alta percentuale di voti andando così a superare il Finne Gael ed il Fianna Fáil che, da sempre, si alternano alla guida dell’Irlanda. L’affermazione dei progressisti ha del clamoroso ma non si dovrebbe tramutare in una partecipazione al prossimo esecutivo. Il Finne Gael ed il Fianna Fáil, infatti, non vogliono formare alcuna coalizione con il Sinn Féin, guidato da Mary Lou McDonald e considerato, fino a qualche anno fa, troppo vicino ai  al Provisional Irish Republican Army (Ira) che, per decenni, ha condotto una serie di violente campagne anti-inglesi. Qualora gli irlandesi siano costretti a tornare alle urne è probabile che il Sinn Féin possa  migliorare la sua performance.

 

La storia del Sinn Féin ha origini antiche e la fondazione del partito, che aveva un assetto originario piuttosto diverso dall’attuale, avvenne nel 1905 per opera di Artur Griffith, scrittore, giornalista e politico mosso da uno spirito nazionalista e desideroso di ottenere, attraverso la resistenza passiva, il distacco di Dublino da Londra. I primi anni furono difficili ma la Rivolta di Pasqua del 1916 cambiò le carte in tavola: un’insurrezione, guidata dai repubblicani, tentò sconfiggere le truppe inglesi ed ottenere l’indipendenza. La rivolta fallì ma la repressione di Londra spinse la popolarità del Sinn Féin. La conquista di 73 seggi sui 105 spettanti all’Irlanda nelle elezioni legislative del 1918 rappresentò, poi, una vittoria. I deputati non occuparono gli scranni e fondarono il Parlamento irlandese, proclamando l’indipendenza. Gli inglesi reagirono ed ebbe inizio un conflitto tra i gruppi paramilitari locali e l’esercito imperiale conclusosi, nel 1921, con un Trattato di Pace. Il Trattato concedeva l’autogoverno e prevedeva il mantenimento, come Capo di Stato, del sovrano inglese: un esito inaccettabile per il Sinn Féin che, guidato da Eamonn de Valera, si oppose e combattè, uscendone sconfitto, una guerra civile con le forze Pro-Trattato.

La sconfitta nella guerra civile condannò il Sinn Féin alla marginalità e de Valera, nel 1926, uscì dal partito per fondare il Fianna Fáil. Lo schieramento, fino al 1957, non prese più parte alle elezioni ed inizio ad intrattenere rapporti stretti con l’Irish Republican Army (Ira) che diede vita ad una campagna di bombardamenti contro Londra per giungere ad una riunificazione dell’Irlanda. Sei contee dell’Irlanda del Nord, con una presenza di protestanti unionisti, avevano infatti deciso di non unirsi al nuovo Stato. Le tensioni tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord, a partire dalla fine degli anni sessanta, provocarono poi un’ulteriore scissione all’interno del partito: la decisione, presa dai gruppi paramilitari dell’Ira, di difendere la comunità cattolica nordirlandese con la violenza portarono all’abbandono dei contrari all’utilizzo di queste tattiche ed alla nascita di un’ala in favore del terrorismo. I legami con l’Ira portarono il movimento ad essere ostracizzato tanto nel Regno Unito (fu illegale fino al 1974) quanto in Irlanda. A partire dai primi anni Ottanta il movimento  supportò anche la via democratica ed una serie di scioperi della fame di prigionieri dell’Ira nelle carceri inglesi, che portò alla morte di diversi personaggi di spicco tra cui Bobby Sands, gli consentì di ottenere un buon risultato alle elezioni nord irlandesi del 1982. Nel 1983 Gerry Adams venne eletto presidente del partito che, dal 1986, iniziò a partecipare alla vita politica irlandese. Nei primi anni novanta il movimento si spese nelle negoziazioni che portarono agli Accordi di Pace del Venerdì Santo (1998) ed alla nascita di un governo intercomunitario a Belfast.

La partecipazione al processo di pace nordirlandese ha portato allo sdoganamento del Sinn Féin i cui membri, fino alla metà degli anni novanta, non potevano intervenire sui media irlandesi a causa dei loro legami con le violenze, i cosiddetti Troubles, che per decenni avevano colpito Belfast. A partire da allora tanto il partito politico quanto l’Ira hanno negato di avere legami anche se queste affermazioni hanno incontrato un certo scetticismo. La crescita del partito in Irlanda è stata piuttosto lenta ma progressiva: alle consultazioni del 1997, infatti, il movimento ottenne appena un seggio in Parlamento mentre nel 2002 gli scranni erano divenuti già 5 su 160. Le elezioni del 2007 videro il Sinn Fein conquistare solamente 4 seggi ma il vero e proprio boom, favorito dalla grave crisi economica che aveva colpito Dublino e molti altri Paesi in quegli anni, si è registrato a partire dal 2011 quando lo schieramento nazionalista ottenne ben 14 scranni presso la Camera Bassa del Parlamento di Dublino. Nel 2016 il Sinn Fein è continuato a crescere raggiungendo i 23 seggi mentre alle recenti elezioni del 2020 si è piazzato al primo posto nelle intenzioni di voto, con il 24 per cento dei consensi ma conseguendo appena 22 scranni a causa della scelta di presentare appena 42 candidati per i 160 seggi in palio nelle consultazioni.

In Irlanda del Nord, invece, il Sinn Féin è divenuto, in breve tempo, il partito di riferimento della comunità cattolica nordirlandese ottenendo il 23,5 per cento dei voti alle consultazioni del 2003, il 26,2 per cento a quelle del 2007, il 26,9 per cento dei consensi alle elezioni del 2011, il 24 per cento nel 2016 e crescendo fino al 27,9 per cento dei voti conseguiti alle elezioni del 2017. Il movimento, radicale e nazionalista, è ormai molto vicino al Dup, partito di riferimento dei protestanti unionisti e potrebbe divenire, in futuro, lo schieramento politico più votato all’interno dell’Assemblea regionale dell’Irlanda del Nord.

Gerry Adams, leader storico del Sinn Féin ed in carica per oltre trentaquattro anni come presidente del partito, ha abbandonato la guida del movimento nel 2018 per lasciarla a Mary Louise McDonald che ha cercato di moderare l’immagine dello schieramento. La sua leadership, almeno per quanto riguarda le consultazioni irlandesi del 2020, sembra aver prodotto risultati significativi mentre, nel 2019, il Sinn Féin aveva fatto registrare un calo di consensi alle elezioni locali ed europee di Belfast e Dublino.

Il partito si è presentato alle consultazioni irlandesi del 2020 con un programma politico chiaro e basato su temi sociali sentiti come importanti dalla popolazione del Paese: dalle proposte per risolvere la crisi degli alloggi e congelare i prezzi degli affitti all’abbassamento dei costi degli asili nido, dal ritorno all’età pensionabile a 65 anni ad un rafforzamento delle forze di polizia statali per potenziare la lotta al crimine passando poi per l’impegno nel giungere ad una riunificazione dell’Irlanda ed a convocare, entro cinque anni, una consultazione pubblica in materia. Temi progressisti e nazionalismo, dunque, sembrano poter andare a braccetto dalle parti di Dublino e la progressiva erosione di consensi subita dagli storici Finne Gael e Fianna Fáil potrebbe lasciare sempre maggiori spazi alle iniziative di questo schieramento, molto votato dai giovani e dotato di ottime prospettive.