Cos’è Alternativa per la Germania

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Alternativa per la Germania (AFD) è un movimento di destra radicale e schierato su posizioni euroscettiche e contrarie all’immigrazione di massa. Si tratta del terzo partito più grande del Bundestag, il Parlamento tedesco, dove ha ottenuto 94 seggi su 709 alle elezioni del settembre 2017. É la principale forza di opposizione nell’agone politico tedesco, uno sviluppo determinato dalla formazione dell’esecutivo di Grande Coalizione tra l’Unione Cristiano Democratica della Cancelliera Angela Merkel ed il Partito Socialdemocratico. Il partito, che ha una presenza consistente al Parlamento Europeo ed è attivo in tutti i Parlamenti dei Lander, è stato accusato di essersi schierato su posizioni molto populiste mentre secondo alcuni osservatori avrebbe strizzato l’occhio ai neo-nazisti tedeschi.

 

Alternativa per la Germania è nato come un partito anti-euro ed è stato fondato nell’aprile del 2013 per prendere parte alle elezioni federali che si sarebbero svolte nel settembre dello stesso anno. Il partito si dimostrò da subito molto critico nei confronti del supporto fornito dalla Germania ad alcune economie dell’Europa meridionale fortemente in difficoltà, come la Grecia. Il loro manifesto elettorale, sottoscritto da un certo numero di accademici euroscettici, chiedeva la fine dell’Euro ed una Unione Europea dotata di poteri meno vincolanti. Il movimento non riuscì ad andare oltre il 4.7 per cento dei voti e non superò la soglia di sbarramento per l’ottenimento di seggi.

Dietro Alternativa per la Germania c’erano un certo numero di professori universitari, economisti, imprenditori, intellettuali e dissidenti dei partiti di centro-destra in grado di compiere un’impresa (quasi impossibile). Nel giro di alcuni mesi erano riusciti a creare, quasi dal nulla, un partito con delle basi solide, ad attrarre 17mila membri ed a sfiorare lo sbarramento. Nel giro di alcuni mesi, però, il partito iniziò ad abbracciare nuove tematiche come quelle legate alla tutela della famiglia e l’immigrazione.

Le elezioni europee del 2014 si rivelarono decisamente positive per l’AFD che riuscì ad ottenere il 7 per cento dei voti e 7 seggi sui 96 seggi spettanti alla Germania. Il partito euroscettico, guidato dal Professor Bernd Lucke, trascorse buona parte della campagna elettorale ad esprimere la propria disapprovazione nei confronti dell’euro. Il suo leader affermò, inoltre. che AFD non si sarebbe schierata con i gruppi parlamentari euroscettici ma avrebbe cercato di dialogare con i partiti conservatori (probabilmente per cercare di imprimere una svolta al loro interno). Secondo alcuni osservatori Alternativa per la Germania fu la vera vincitrice delle consultazioni tedesche ma un cambiamento era nell’aria.

Nel giro di poco tempo si formarono due fazioni contrapposte all’interno del movimento: la prima, guidata dal fondatore Bernd Lucke, era maggiormente focalizzata sull’ideologia liberale di mercato mentre la seconda, a cui prendevano parte personalità del calibro di Frauke Petry, Björn Höcke ed altri era in favore di un approccio nazional conservatore. Nei primi mesi del 2015 le fratture tra le parti divennero insanabili: i sostenitori di Lucke proclamarono la necessità di perseguire un approccio non-ideologico e lo stesso Lucke fondò, nel mese di maggio, un’associazione chiamata “Chiamata d’Allarme” per fronteggiare i radicali. Si giunse, inevitabilmente, ad un congresso molto combattuto in cui la Petry sconfisse Lucke che, insieme a chi lo appoggiava, fu costretto ad abbandonare il partito, che da allora ha assunto un’ideologia di destra.

La crisi dei rifugiati del 2015 consentì alla Petry di rafforzarsi all’interno del partito e di espandere la base elettorale del movimento. Oltre un milione di migranti trovarono, nel giro di pochi mesi, rifugio in Germania e la loro integrazione non fu sempre facile. Non passò molto prima che la maggioranza dei tedeschi, compresi la maggior parte degli elettori Socialdemocratici e della Sinistra, si espresse in favore di un limite agli ingressi. Il fenomeno spinse il partito verso vette mai raggiunte: Alternativa per la Germania si piazzò al terzo posto alle elezioni parlamentari del 2017 e riuscì ad ottenere il 12.4 per cento dei voti, più che raddoppiando il 4.7 per cento conseguito alle consultazioni del 2013. L’AFD divenne il primo partito di destra radicale ad entrare nel Parlamento tedesco dal 1961, un risultato possibile anche grazie all’appoggio fornito da 700 mila elettori che in precedenza si erano astenuti e da 980mila ex sostenitori della Cdu di Angela Merkel. Lo spostamento a sinistra dei Cristiano Democratici aveva aperto enormi praterie, in particolare ad Est, rioccupate in breve tempo.

Frauke Petry decise di abbandonare l’Afd alcuni giorni dopo le elezioni del 2017. La leadership del partito era, infatti, profondamente divisa: la Petry sosteneva la necessità di adottare posizioni politiche meno estreme per puntare, un giorno, al governo mentre le fazioni più radicali erano contrarie questo approccio e preferivano vedere il partito come forza d’opposizione. La Petry lasciò il partito, insieme ad altri membri, nel corso di una convulsa conferenza stampa (avrebbe in seguito affermato su Facebook che l’AfD era divenuto un partito anarchico) ed al suo posto vennero eletti Alice Weidel ed Alexander Gauland come nuove guide del movimento. Gauland, 78 anni ed ex membro dell’Unione Cristiano Democratica, è finito più volte sotto accusa a causa delle posizioni in tema di immigrazione e per alcune frasi che sembravano sminuire l’Olocausto. In un’occasione alcuni storici tedeschi hanno evidenziato come un articolo scritto da lui avesse evidenti somiglianze con la retorica hitleriana, un’accusa respinta al mittente dallo stesso Gauland.

Nel gennaio del 2019 oltre 500 delegati hanno approvato il manifesto elettorale e la lista dei candidati del partito in vista delle elezioni europee previste alcuni mesi dopo. Tra i punti più rilevanti del programma c’era la richiesta di abolire il Parlamento Europeo e di una riforma radicale, dall’interno, dell’Unione in assenza della quale sarebbe stata inevitabile l’uscita della Germania. L’Afd ha ottenuto l’11 per cento dei voti alle consultazioni europee, un risultato molto buono. Il partito è poi entrato a far parte del gruppo parlamentare dell’Alleanza Europea per i Popoli e le Nazioni insieme ad altri movimenti come la Lega, il Partito dei Finlandesi, il Partito del Popolo danese ed altri.

Il 2019 si è rivelato un anno particolarmente proficuo per l’Afd che è riuscita ad ottenere il secondo posto, con oltre il 20 per cento dei voti, in tre elezioni regionali svoltesi nei Land di Brandeburgo, Sassonia e Turingia, facenti parte dell’ex Repubblica Democratica Tedesca. L’elettorato di questi territori, particolarmente legato alle tematiche anti-immigrazione, preoccupato dall’insicurezza economica e non soddisfatto dai propri rappresentanti politici, ha deciso di premiare il partito. La maggior parte dei sostenitori locali riteneva che gli abitanti di questi territori venissero trattati come cittadini di seconda classe.

Il congresso del partito svoltosi nel novembre del 2019 ha portato ad una nuova leadership: Tino Chrupalla, tedesco dell’Est ed appartenente all’ala nazionalista, è succeduto ad Alexander Gauland come co-presidente del movimento. Ad affiancarlo, invece, è stato riconfermato Joerg Meuthen, portavoce federale di Alternativa per la Germania, più moderato ed autodefinitosi “patriota ma non nazionalista”.

La pandemia ha colpito duramente Alternativa per la Germania. Nel maggio del 2020 alcune rilevazioni demoscopiche indicavano che gli elettori potenziali del partito si erano ridotti al 10 per cento rispetto al 14 per cento fatto registrare prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria. Gli elettori sembrano aver premiato la gestione relativamente efficace dell’emergenza da parte di Angela Merkel ed hanno punito l’assenza di posizioni chiare da parte di Alternativa per la Germania che in Parlamento ha appoggiato le misure di prevenzione volute dalla Cancelliera ed in altre occasioni le hanno criticate.

Nel maggio del 2020 il partito ha espulso Andreas Kalbitz, leader del movimento nello Stato del Brandeburgo, per non aver chiarito in maniera efficace quali sono i suoi legami con i gruppi estremisti. Kalbitz è stato a lungo legato ad alcuni gruppi che promuovono una visioni revisionista della storia tedesca nella Seconda Guerra Mondiale ed era stato fotografato, nel 2007, ad un evento tenuto da un gruppo neo-nazista giovanile poi sciolto. Kalbitz, che può contare sull’appoggio di molti membri del partito nel Brandeburgo, ha fatto ricorso contro l’espulsione, riuscendo in un primo momento ad interromperla ma per poi venire sconfitto.

L’evoluzione dello scenario europeo avrà profonde ricadute sulla tenuta di Alternativa per la Germania. La diffusione del Covid-19, un tragico fattore ovviamente imprevedibile, ha alterato le dinamiche politiche di molti Paesi europei ed ha impresso un cambiamento deciso alla storia del Vecchio Continente.

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